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"Life is hard
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mercoledì, 29 giugno 2005
BlackBud

BlackBud - The Livewire EP

Il talento non manca a questi tre sbarbati. Lo hanno coltivato da tempo, dedicandosi inizialmente a jazz, classica e quindi blues. Che i BlackBud fossero promettenti lo si era capito quando erano stati dedicati loro degli spazi al Glastonbury Festival dell’anno scorso, e la Independiente (The Tears, Travis) li aveva accolti sotto la sua ala protettrice. E’ stato pubblicato di recente il loro esordio ufficiale: The Livewire EP in collaborazione con l'etichetta Fierce Panda (specializzata in nuove proposte come Alterkicks, Art Brut, Battle ed Apartment). Tre brani per verificare che la critica che ha spesso riservato elogi per questo gruppo di Bradford on Avon (nei pressi di Bristol) non si sbagliava, e che vede in Forever il pezzo più significativo, che non a caso si è fregiato del titolo di “Track Of The Week” dal Guardian, notoriamente una testata che di rock se ne intende.
E’ difficile fornire una collocazione musicale precisa, dato che in un ipotetica raffigurazione grafica li si potrebbero piazzare nei pressi dei The Zutons, non lontani da certi episodi dei The Coral, e con qualche assonanza ai Thirteen Senses, un’altra realtà del sud-ovest. Fanno sapere che i loro ascolti preferiti sono stati Hendrix, Led Zeppelin ed i Buckley, ed in effetti l’impostazione del canto del vocalist/chitarrista Joe Taylor tende pericolosamente ad una impostazione alla Jeff. L'album completo è atteso entro l'anno.

Valutazione 4,0 su 5,0


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lunedì, 27 giugno 2005
The Warlocks

The Warlocks - Surgery

Due batterie e tre chitarre per creare un poderoso muro di suono psichedelico. The Warlocks, il gruppo che ha lo stesso nome dei Grateful Death e dei Velvet Underground nelle loro incarnazioni preliminari, li ho incrociati con il loro secondo album Phoenix risalente a fine 2002, ma di fatto salito agli onori delle cronache solo nel 2003, che conteneva un piccolo gioiello pop: il brano Baby Blue che ha risuonato per mesi nelle orecchie e non ne voleva sapere di lasciare la compilation ad altissima rotazione. Diandra dice che è una canzone da doccia, e probabilmente è anche vero, ma il verso “I’m waisting my time with You, my baby-baby blue” l’ho sempre trovato molto adatto alle - non troppo - frequenti difficoltà di comprensione dell’altra metà del mondo.
I The Warlocks sono un sestetto californiano, ed in questi anni hanno interagito spesso con i loro vicini (geograficamente e musicalmente) The Dandy Warhols e The Brian Jonestown Massacre, oltre che con Beck. E dai due gruppi strettamente imparentati, che sono protagonisti (più o meno volontari) della pellicola Dig!  (che sono veramente molto curioso di vedere), hanno certamente tratto molta ispirazione, anche se le tendenze decisamente più lisergiche del frontman Bobby Hecksher li ha spinti verso una connotazione mystic rock, categoria orfana dei Kula Shaker. Curiosamente i tre gruppi pubblicheranno quest’anno contemporaneamente i loro nuovi dischi. Quello dei Warlocks, Surgery, atteso in teoria per fine agosto, è già circolante nei canali alternativi della rete. Evidentemente in estate i tempi delle anticipazioni sono destinati a dilatarsi, dato che anche l’anno scorso Antics degli Interpol era ampiamente disponibile in luglio a fronte dell’uscita ufficiale pianificata per settembre.
Per apprezzare appieno le doti dei Warlocks, probabilmente, sarebbe necessario fare abbondante ricorso all’LSD, ma io (s)fortunatamente mi sono sempre fermato al THC. Mi arrangio quindi con le allucinazioni fornite dal caldo torrido di questi giorni per cercare di avvicinarmi ad un punto di osservazione più adatto, e la prima cosa che faccio, ascoltando questo disco, è quella di cercare un’altra perla alla Baby Blue. Che non trovo, purtroppo. Potrei accontentarmi di The Tangent come surrogato, ma siamo piuttosto distanti da quello standard. E allora è meglio guardare all’insieme, che tutto sommato rende meglio e tende a trarre giovamento dei ripetuti ascolti. L’ideale sarebbe ascoltarli al Lollapalooza a Chicago, sfruttando sin troppo celermente e sfacciatamente il fresco invito dell’amico-fornitore danese che diventa Console (!) della città dell’Illinois, ma probabilmente a quel punto l’attenzione verrebbe distolta da altri ben più performanti gruppi, e comunque sarà meglio giocarsi il bonus un altro anno, sfruttando una migliore pianificazione vacanziera. Oppure non resta che ripiegare su Odditorium/Warlords Of Mars dei The Dandy Warhols o We Are The Radio dei The Brian Jonestown Massacre in arrivo nei prossimi mesi.

The Warlocks – Come Save Us (m4a)
The Warlocks – It’s Just Like Surgery (m4a)

Valutazione 3,8 su 5,0


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lunedì, 20 giugno 2005
Editors

Editors - The Back Room

Dato che a loro piacciono soprattutto Doves ed Elbow non ci potrebbe essere maggiore affinità di gusti musicali. In realtà il suono dei quattro che si sono conosciuti e frequentati quattro anni all’università di Stafford, provenendo dalle regioni più disparate del Regno Unito, da Nottingham a Ipswich, per poi stabilirsi definitivamente a Birmingham, ha relativamente poco da spartire con i due gruppi menzionati, ma può essere invece assimilato ad un genere più shoegazing, tendente ai Joy Division ed Echo And The Bunnymen e caratterizzato da sfumature dark che, inevitabilmente, riconducono agli Interpol.
A mio avviso è questo il miglior esordio in ambito new rock di questo 2005, battendo sul filo di lana i Bloc Party (che oltretutto avevano preso una lunghissima rincorsa dall’estate 2004 e che devono scontare il fatto di aver inspiegabilmente escluso dall’album il loro miglior pezzo ovvero Little Thoughts), e per distacco i The Bravery ed i Kaiser Chiefs.
Siamo arrivati al terzo singolo* (Blood che uscirà l’11 luglio), dopo che Munich e Bullets hanno già riscosso un ampio consenso nei primi mesi dell’anno, e quindi l’album The Back Room racchiude una notevole collezione di brani capaci di catalizzare l’attenzione, considerando che anche Lights, All Sparks ed Open Your Arms potrebbero essere tranquillamente inclusi nel nastrone (acetatone?) estivo al quale demandiamo il difficile compito di rinfrescare le nostre idee ottenebrate dalla canicola. Per quantità di brani che lasciano il segno questo album trova delle analogie con il CD che ha assolto – egregiamente – tale compito un anno fa: Hot Fuss dei The Killers.
Ampiamente condivisibile la loro scelta di preferire un’etichetta indipendente come la Kitchenware in luogo della nutrita schiera di major che aveva bussato alle porte degli Editors (così rinominatisi dopo aver accantonato il loro primo nome di Snowfield - effettivamente piuttosto tenue), onde mantenere quella libertà d’azione che ha caratterizzato gli esordi di questo nuovo gruppo delle Midlands. A voler fare una cosa saggia sarebbe proprio il caso di considerare una puntata al Golfe Juan Festival di Antibes, dove venerdì 22 luglio apriranno per i Franz Ferdinand.

Valutazione 4,2 su 5,0

* Guy Carter e Craig Potter degli Elbow producono il relativo B-Side Let Your Good Heart Lead You Home


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venerdì, 17 giugno 2005
Röyksopp

Röyksopp - The Understanding

Non sono certo un patito di musica dance, ma quando si incontra un capolavoro, di qualsiasi genere esso sia, non si può rimanere indifferenti. Era la fine del 2001 quando usciva Melody AM, il disco di esordio dei Röyksopp, un duo di affiatati sperimentatori di suoni elettronici, provenienti da Tromsø, una cittadina norvegese dove in questo periodo dell’anno si può vivere quella strana esperienza che è il “Sole di Mezzanotte”. Poor Leno, grazie anche alla voce che il connazionale Erlend Øye (più noto come componente dei Kings Of Convenience), ha fatto il giro del mondo nelle sue svariate versioni, quindi Eple e Remind Me hanno contribuito a far sfondare a questo album il muro del milione di copie vendute, un volume assolutamente significativo per un prodotto che poteva sembrare di nicchia ai più.
Torbjørn Brundtland e Svein Berge si ripresentano quindi a distanza di poco meno di quattro anni con il secondo album The Understanding – in uscita il 28 giugno – che sembra avvicinarsi allo standard qualitativo di Melody AM, senza probabilmente raggiungere gli stessi picchi di coinvolgimento. Sembra che la dote che più si possa apprezzare di questa nuova pubblicazione sia il fatto che non sia stata concepita con l’idea di seguire e sfruttare i percorsi già tracciati con l’esordio (tentazione che avrebbe potuto indurre in peccato molti altri gruppi di questa categoria musicale). The Understanding invece indirizzarsi verso ambientazioni leggermente più cupe, che a titolo personale trovo persino più apprezzabili, che trovano i nelle tracce Triumphant (la prima) ed Alpha Male la loro migliore espressione. Il singolo Only This Moment, che si avvale anche dell’apporto della nuova vocalist di sostegno Kate Havnevik, sarà la vittima sacrificale per i remix di tutte le specie. 49 Percent è un tributo decisamente dance floor (che non so perché mi fa venire in mente la leoparda del Byblos), mentre Someone Like Me torna a mettere in evidenza le qualità vocali di Svein.
Röyksopp in norvegese significa “qualcosa che è di troppo”, oltre che denominare la caratteristica e sinistra nuvola a forma di fungo tipica delle esplosioni nucleari. Di certo la musica dei Röyksopp non è assolutamente di troppo, ed è stata giustamente definita più cool dei Dirty Vegas e più user friendly di quella degli Air.

Valutazione 4,3 su 5,0


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venerdì, 10 giugno 2005
Audioscrobbler

Si sta accumulando un mucchio di arretrato musicale. Amusement Parks Of Fire meriterebbe un post anche se è del 2004. I Longwave hanno finalmente pubblicato il secondo album. Ad Oceans Apart dei Go-Betweens bisognerebbe fare un monumento. Dei The Magic Numbers si potrebbe parlare di una strana doppia coppia di fratelli (due ♂ e due ♀). Billy Corgan non lo si può lasciare nel limbo. Poi ci sono un paio di album che, anche se appartengono un genere musicale diverso dall'usuale, necessitano si essere inclusi nella scaletta degli ascolti: i Röyksopp (che mi pare bellissimo) e Dynamite di Jamiroquai (di cui ho ascoltato solo il singolo – un po’ scarsino – ma per quello che ha elargito in passato non posso ignorare l’LP). In mezzo a tutto questo trambusto X & Y passa praticamente inosservato, magari tornerà utile per qualche crisi di ipoglicemia…


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lunedì, 06 giugno 2005
Milburn

Milburn

Sempre da Sheffield, sempre quattro, ma persino più giovani: i Milburn. Rock energico fast paced a base di riff aggressivi. Volendo cercare della affinità si potrebbe pensare ai Razorlight. Un solo EP eponimo, per ora disponibile presso Karma Download o direttamente sul loro sito. Però un paio di pezzi (di cui uno – Brewster – appartiene proprio all’EP) vengono messi liberamente a disposizione, e da soli basterebbero a certificare che sono l’ennesimo prospetto interessante di un filone che sembra diventato inesauribile.

Brewster - mp3

December - mp3


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giovedì, 02 giugno 2005
Arctic Monkeys

Arctic Monkeys

Su questi ci si può scommettere ad occhi chiusi. Quattro da Sheffield, poco più che ventenni, vengono un po’ sbrigativamente etichettati come i Libertines dello Yorkshire. Per adesso sembrano molto più sani, ed anzi, presentarsi sul palco con una Polo Ralph Lauren in colori pastello forse vuole indicare un certo scostamento dallo stereotipo rockstar. Ma questi in fondo sono dettagli insignificanti.
Gli Arctic Monkeys per ora sono disponibili - tramite canali ufficiali - solamente su i-Tunes, con un singolo che si intitola Five Minutes With Arctic Monkeys, contenente un paio di pezzi: Fake Tales Of San Francisco e From Ritz To The Rubble.
Fortunatamente I Love The Sheriff mette a disposizione le demo di dieci pezzi, tra cui Fake Tales…, Bet You Look Good On The Dance Floor, Mardy Bum e A Certain Romance, che quasi certamente costituiranno la struttura portante del loro esordio discografico. Raccomandabili.


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Gomez

Gomez - Out West

Quando mi chiedono a bruciapelo qual è il mio gruppo/autore preferito, da un anno a questa parte la risposta è sistematica: Gomez. Era a metà di maggio del 2004, una serata al Rainbow in compagnia di Sedicinove, Ciddu e Shirk tra gli altri, che la simpatia per i cinque di Southport, vicino a Liverpool (eddai! davvero non lo faccio apposta! e poi Ben Ottewell è di Sheffield) si è trasformata in venerazione. Perché è dal vivo che emerge in tutta la sua purezza il talento e la versatilità di questo gruppo. E dire che l’acustica del Rainbow non è proprio la migliore che si possa desiderare per un concerto di quel livello.
In ogni caso, per testimoniare ufficialmente il livello di eccellenza che questo gruppo raggiunge dal vivo, la prossima settimana uscirà Out West, un doppio registrato al The Fillmore di San Francisco (quello sì dotato di un’ottima acustica, un teatro da 1100 posti) nel gennaio scorso. E l’occasione è stata propizia per abbandonare i rapaci della Virgin, che con grande lungimiranza non avevano intenzione di pubblicare un gioiello di questo genere, e unirsi a Dave Matthews nella fondazione della ATO, un’etichetta che speriamo saprà percorrere strade che alle major rimangono solitamente precluse.
Out West raccoglie 19 brani dei Gomez, che attingono ovviamente al meglio del repertorio diventando di fatto anche una sorta di “Best Of”, nonché la cover di Going Out West di Tom Waits. I pezzi migliori sono sempre We Haven’t Turned Around, Get Myself Arrested e Love Is Better Than A Warm Trombone, ma la massima onorificenza spetta agli 11 minuti di Revolutionary Kind. Unico rammarico: l’assenza di Detroit Swing 66, una delle migliori ascoltate un anno fa.

Valutazione 4.5 su 5.0


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

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Weekly

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