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"Life is hard
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mercoledì, 27 luglio 2005
Roadrunner

La vita del pendolare del weekend in Italia è piuttosto dura. Macinare centinaia di kilometri sulle (auto)strade nostrane è un po’ una corsa ad ostacoli, o un gioco dell’oca (un paio di settimane fa ho pescato la carta “Caduta di un manufatto dei Cantieri dell’Alta Velocità su manto stradale causante danni che ne richiedono il ripristino, asfaltatura compresa”). A poco servono i diversivi, se non le partenze antelucane del lunedì mattina. Le albe sono belle da vedere, pero è meglio arrivarci da una notte di bagordi anziché da una sveglia precoce. Il lirismo di una nuvola che gradualmente si accende di arancione è più facile coglierlo con un bombolone in spiaggia invece che sorpassando un TIR che sbanda per la carenza di riposo del suo autista. Com’è facilmente immaginabile, l’unico sollievo a queste peregrinazioni, a cui si aggiungono quelle lavorative tipo una simpatica escursione in Baden-Württenberg, sulle rive del lago di Costanza, è la possibilità di ascoltare una quintalata di musica. E ciò acquisisce una valenza ancora più elevata in questo periodo che ha visto la concomitante disponibilità di tantissime nuove uscite. Certo, l’acustica dell’abitacolo non è delle migliori, specie quando a causa della velocità il rumore del motore e delle turbolenze aerodinamiche tendono a far scomparire i dettagli dei suoni prodotti dalle casse, ma del resto il Codice (così come il buonsenso) impedisce l’utilizzo delle cuffie. Questo distinguo è necessario: credo che le impressioni ricavate da questi ascolti siano da prendere con il beneficio dell’inventario.
Tra tutti gli album ascoltati, quello che spicca, di gran lunga, è il nuovo dei dEUS: Pocket Revolution. Tutto quello che c’è da dire in proposito lo ha perfettamente espresso il Boss qui. Condivido con lui anche a riguardo del brano più coinvolgente: Cold Sun Of Circumstance. Credo che il loro concerto al Rolling Stone il 28 novembre prossimo sia uno degli episodi irrinunciabili della stagione live invernale. A proposito di Live: l’8 ottobre al Conservatorio di Milano gli Eels ci regaleranno una serata con gli archi. Scattofelino ne illustra i dettagli qui.
Super Furry Animals - Love KraftQuindi, in ordine di merito, passerei a Love Kraft dei Super Furry Animals. Rimangono pop ma mi paiono meno scontati, un po’ come se avessero fatto una metamorfosi analoga per certi aspetti a quella dei Supergrass (il cui Road To Rouen rimane uno dei dischi più piacevoli da ascoltare quest’estate). Insomma, al settimo album si sono impegnati a dare qualcosa di più, pare che ci sia il coinvolgimento di tutta la band nella stesura dei brani. Più corale insomma.
Poi passo a Leaders Of The Free World degli Elbow. Forse per le altissime aspettative mi trovo poco entusiasta. Dicevo che non mi pare di trovare una traccia analoga a quella di Not A Job, ed alla fine c’è quasi la voglia di tornare ad ascoltare Cast Of Thousands, il loro bellissimo album del 2003.
Inaspettatamente devo rivalutare i Black Rebel Motorcycle Club, che quardavo con sospetto in seguito allo spropositato hype che aveva accompagnato il loro esordio ed soprattutto il secondo disco un paio di anni fa. Howl mi pare un lavoro leggero ma onesto, un rock diretto con discrete influenze blues. Ain’t No Easy Way si trova qui.
I The Rakes sono stati la mia salvezza nelle prime ore delle albe di cui sopra. Il loro post-punk tambureggiante è l’ideale per tenerti sveglio. Si lo so, ormai di questi gruppi inglesi se ne contano a decine, ma mal che vada ci si può limitare a fare un po’ di cherry-picking, no? E il loro singolo Retreat è sicuramente uno di quelli che merita di essere colti. Tra l’altro pare che si siano ben comportati nelle loro esibizioni italiane di un paio di settimane fa. All’inizio il loro nome, sinonimo di Libertines, ma anche traduzione di rastrelli, mi aveva lasciato qualche dubbio, poi saputo che il nick del frontmen è Liberace, di dubbi non ve ne erano più: mirava(no) proprio a quello…
I Nada Surf li aspettavo con spropositata aspettativa: volevo disperatamente trovare una nuova Inside Of Love. Missione fallita. L’impressione è di un album con poco estro, poca inventiva, valido per un sottofondo ma senza vette da scalare, nonostante la produzione e la presenza di Chris Walla. Ma dato che The Weight is a Gift a persone molto attendibili è piaciuto, ci riproverò. Intanto Do It Again si può downloadare qui.
The Dandy Warhols, altri personaggi che hanno regalato pezzi da elevata rotazione. A parte quello stuprato dai milioni di spot penso a Godless, We Used To Be Friends e I Am Sound. Come riferito quando si parlava dei Warlocks, l’attesa era notevole, ma anche in questo caso mi pare un po’ frustrata. Odditorium or Warlords of Mars credo che farà fatica a trovare spazio in mezzo alla quantità di dischi di spessore che vengono settimanalmente sfornati. Rivedibile.
Ho provato ad ascoltare anche gli Xiu Xiu, La Foret, ma un album intero faccio fatica. Non sono abbastanza avvvanti, evidentemente.
Per variare un po’ è stata invece molto utile la colonna sonora di Wedding Crashers, in cui spiccano i Flaming Lips con Mr. Ambulance Driver, affiancati da Bloc Party, Spoon, Robbers On High Street, Rilo Kiley, The Sights ed ancora i DCFC di Walla.
Con questa settimana chiudo, e sarò lontano dalla fibra ottica o qualsiasi altra banda larga per un mese, per cui avrò modo di rivisitare quanto raccolto sino ad ora (e magari qualche arrivo dell’ultimo momento, magari proprio i Death Cab For Cutie il cui nuovo singolo Soul Meets Body si può trovare qui in mp3) attraverso il lettore. Di certo so che i God Is An Astronaut, post-rock dall’Irlanda, avranno uno spazio importante: sono perfetti per le letture. Statemi bene.


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lunedì, 11 luglio 2005
Supergrass

Supergrass - Road To Rouen

Road To Rouen: sembra il titolo dell’ennesimo gioco strategico in tempo reale ambientato durante lo sbarco in Normandia. Invece, fortunatamente, si tratta solamente del quinto album dei Supergrass, il penultimo previsto dal loro contratto a lunghissima scadenza con la Parlophone. Il disco è stato registrato a Rouen, appunto, rinnovando una consuetudine che aveva visto i Supergrass registrare in Francia anche il precedente Life On Other Planets.
I Supergrass hanno contribuito in maniera determinante all’affermazione ed alla diffusione del movimento britpop, eppure ai più sembra che non siano riusciti ad ottenere un adeguato tributo per la discografia prodotta, che solo un anno fa era stata celebrata dalla raccolta Supergrass Is 10, che sanciva anche il decennio di attività della band. Forse il motivo era ed è dovuto al fatto che i loro singoli non hanno mai varcato la soglia della notorietà assoluta alla Oasis e Blur, per intenderci. Magari è mancata la ballatona alla Wonderwall o il tormentone alla Song 2, però sono più d’uno i brani che hanno i crismi per entrare nel gotha del britpop, da Caught By The Fuzz (1994) ad Alright (1995), ma soprattutto Moving (dal loro album più bello – quello eponimo del 1999).
E’ anche vero che gli Oxfordiani, un trio diventato quartetto lungo il percorso, non sembra averci mai fatto troppo caso, e – giustamente – ha continuato a lavorare sodo sia in studio che, soprattutto, dal vivo. La loro linea musicale sembrava essere ben definita, con brani piuttosto cadenzati e vivaci a dipingere piccoli e divertenti quadretti di vita vissuta, ed è quello che più o meno mi aspettavo di ritrovare anche in Road To Rouen.
Sorpresa, invece, Gaz Coombes e soci hanno cambiato stile, e ci consegnano un album che farà la felicità di quelli come me che prediligono suoni più orchestrati, magari meno immediati ma certamente più strutturati. Se non è stato un colpo di fulmine, poco ci manca, in questi giorni non ho fatto altro che ascoltarlo e si, convincermi sempre di più che questo è uno degli album che maggiormente ha sollecitato le mie corde in questo 2005.
E’ corto, nove brani di cui uno strumentale di 1’ e 30” (che peraltro rimane incollato alle orecchie come pochi: il mezzo-western Coffee In The Pot – con annesso urletto Oi!), ma questo particolare alla fine risulta essere un pregio, perché è del tutto privo di episodi riempitivi.
Volendo semplificare molto, si potrebbe provocatoriamente sostenere che i Supergrass nell’ultimo paio d’anni abbiano fatto una full-immersion di White Album (ascoltare Sad Girl per credere) ed altre produzioni beatlesiane. Allo stesso modo si potrebbe pensare che il modo di fare musica dei Gomez abbia potuto costituire un’ispirazione. Ma sarebbe molto riduttivo: il marchio di fabbrica, anche se in secondo piano, rimane ben distinguibile.
St. Petersburg sarà il singolo che romperà il ghiaccio, mentre il CD sarà disponibile da Ferragosto. Tales Of Endurance e Roxy sono altri due pezzi di pregio, il secondo in particolare con un cambio di ritmo e progressione finale. Un disco da 4,4 su 5,0


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venerdì, 08 luglio 2005
English Rose

La leggenda narra che l’autore, Paul Weller, era così timido a riguardo del testo di questa canzone, che ha persino evitato di pubblicarlo all’interno della copertina del 33 giri, All Mod Cons dei The Jam, anno di grazia 1978.

No matter where I roam
I will come back to my english rose
For no bonds can ever tempt me from she
I’ve sailed the seven seas,
Flown the whole blue sky.
But I’ve returned with haste to where my
Love does lie.
No matter where I go I will come back to my english rose
For nothing can ever tempt me from she.
I’ve searched the secret mists -
I’ve climbed the highest peaks
Caught the wild wind home to hear her soft voice speak
To hear her soft voice speak
No matter where I roam
I will return to my english rose
For no bonds can ever keep me from she.

I’ve been to ancient worlds
I’ve scoured the whole universe
And caught the first train home
To be at her side.
No matter where I roam
I will return to my english rose
For no bonds can ever keep me from she


Non voglio assolutamente strumentalizzare quanto è accaduto oggi, ne’ volergli conferire una connotazione distorta o di parte o tanto meno cavalcare l’onda emotiva. Semplicemente mi è venuto spontaneo rifugiarmi in questa canzone. Sia nella versione originale, che in quella successiva di Paul Weller solista, ma anche e soprattutto quella degli Everything But The Girl, comparsa sul tributo ai The Jam: Fire & Skill. La voce unica di Tracey Thorn e la chitarra arpeggiata di Ben Watt, che desidero condividere con chi frequenta questo spazio web:

English Rose 192 K/s 3,19 Mb mp3


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mercoledì, 06 luglio 2005
Benzos

Benzos - Morning Stanzas

Una bella canzone. Diandra approved. Non è poi così frequente incrociarne.

Glass Souls mp3

I Benzos sono un gruppo newyorkese formatosi da poco, all’inizio del 2003, intorno ad un nucleo composto da due cugini di origine ispanica, ai quali si è aggiunto prima un loro amico di lunga data e quindi la band è stata completata con un paio di loro compagni di conservatorio. Il suono che producono è basato sulla fusione tra rock consistente a base di ricche chitarre e sezione vocale ardente con una ambientazione di musica elettronica sperimentale. Sinuosamente cerebrale e trascendentemente emozionale è la loro estrosa definizione. I loro ascolti sono Doves, The Verve (a proposito…), Pink Floyd e Massive Attack, oltre ai classici del jazz, mentre hanno partecipato in veste di supporto a sessioni live dei Blonde Redhead, The Dears ed Elephant.
Il loro esordio discografico, Morning Stanzas, è stato pubblicato in maggio da una simpatica e piccola etichetta: la Stinky Records, e nel quale è presente anche un altro brando disponibile per il download:

It's Amiabile mp3

Non spaventatevi se leggerete che li accostano ai Radiohead e/o ai Travis. Piuttosto mi ricordano i The Sames di cui mi sono invaghito mesi fa. La benzodiazepina (da cui hanno tratto il nome) è un farmaco antidepressivo utilizzato per le sintomatologie ansiose; in caso di necessità forse possono bastare le loro canzoni.


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martedì, 05 luglio 2005
...But If You Try Sometimes You Get What You Need

Post evocativo che nasce da un commento di Elena, e prima ancora da un altro post di Gen.
Domenica 11 luglio 1982, stadio Comunale di Torino, pomeriggio con sole a picco. Il concerto dei Rolling Stones è stato anticipato in quanto in serata, a Madrid, la nazionale italiana di calcio disputa la finale del Campionato del Mondo di calcio in una classica sfida contro la Germania. Mick Jagger, ruffiano come pochi, si presenta con la maglia azzurra numero 20 e, come se non bastasse, durante il concerto preconizza il risultato finale: 3-1 per gli Azzurri. Sono troppo giovane per capire la portata di quell’evento: di lì a poco diventerò maggiorenne, e quello è il mio primo concerto away. Sono stato trascinato lì dal gruppo di amici di allora che, cosa molto positiva, coincideva con i compagni di classe delle superiori. Ognuno aveva apportato il proprio contributo musicale, e a Raffaele era toccato illuminarci a proposito degli Stones. Per convincermi a riguardo della loro assoluta preminenza (…) mi aveva persino confezionato una C-90 con il meglio della loro produzione. E’ un cimelio che conserverò sempre con riguardo e devozione, perché la sapienza con cui aveva dosato le varie tracce (in quel caso tracce vere con tanto di fruscio tipico dei vinili consumati dall’ascolto) e le varie fasi creative del gruppo, non l’ho più ritrovata in nessuna raccolta preconfezionata dedicata alle pietre rotolanti. E’ il simbolo anche di un’era, quella dei nastroni, che non potrò che continuare a rimpiangere, seppure le comodità odierna del flusso di informazioni e dati digitale consenta di spaziare nell’intero universo musicale con il minimo sforzo. “Avere i brividi pensando a qualcosa” è certamente una raffigurazione abusata e pensando alla temperatura rovente di quel pomeriggio è anche un notevole contrasto, però vi assicuro che l’accoppiata You Can’t Always Get What You Want ed Angie di quel giorno, mi genera tuttora un fremito di intensità smodata. Mi ricordo cosa pensavo durante Angie in particolare, e mi viene da sorridere realizzando quanto possa risultare ingenuo e sognatore un adolescente (che pensa di essere) innamorato.
Con estrema difficoltà ho recuperato la setlist di quel concerto, ma ormai il dubbio era instillato e la voglia di rispolverare un frammento importante era germogliata:

Under My Thumb
When The Whip Comes Down
Let's Spend The Night Together
Shattered
Neighbours
Black Limousine
Just My Imagination
Twenty Flight Rock
Goin' To A Go-Go
Let Me Go
Time Is On My Side
Beast Of Burden
You Can't Always Get What You Want
Angie
Tumbling Dice
She's So Cold
Hang Fire
Miss You
Honky Tonk Women
Brown Sugar
Start Me Up
Jumpin' Jack Flash
Satisfaction


Il giorno seguente, alla presenza di Elena, gli Stones replicheranno nello stesso stadio, eseguendo la medesima scaletta con l’unica differenza di Little T & A aggiunta tra You Can’t Always… ed Angie.


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lunedì, 04 luglio 2005
Nobody Should Starve [Reprise]

Ancora una pausa all’aperto e quindi alle 17:40 l’unica puntata a Parigi per i Muse: Matt Bellamy e compagni si esibiscono con un suono molto più duro del solito in Hysteria, Bliss, Time is Running Out e Plug In Baby. Più che di musica si disquisisce a riguardo delle qualità estetiche del frontman, con due partiti femminili che si fronteggiano. Nel frattempo (e potranno essere recuperati solo grazie alla differita di World) i Keane impazzano a Londra con Somewhere Only We Know, e se solo avessero una chitarra nella band potrebbero diventare davvero grandi. Segue, ma non ci posso giurare, One Day Like Today. Si sveglia anche Philadelphia, e Will Smith si esibisce nella sua proverbiale faccia tosta con un discorso ben articolato, che vuole celebrare l’Interdependence Day.

A Londra è la volta delle bandiere con la croce di Sant'Andrea per i Travis, che quasi timidamente si propongono con Sing, poi Side che diventa un medley con Staying Alive in falsetto e viene seguita dalla bellissima Why Does It Always Rain On Me? Bob Geldof sarà anche Sir ma non riesce a resistere alla tentazione di cantare su un palco così prestigioso e tutto sommato se l’è anche meritato. La sua I Don’t Like Mondays, supportato dai Travis che sono rimasti sul palco, non lascia affatto a desiderare. E’ quindi il turno di Brad Pitt, in versione ossigenata, a fare cadere un po’ di mascelle all’audience femminile, che può anche apprezzare la sua bella voce bold che recita un monito di indubbia efficacia e introduce Annie Lennox. Il tempo di apprezzare Why e Sweet Dreams, per passare al palco Canadese che propone Back To You di Bryan Adams. La stanchezza inizia a farsi sentire, il pollice è anchilosato. Ma gli UB40 a Londra propongono il miglior set di fiati della giornata, e allora via con Ivory Madonna, Red Wine e I Can’t Help Falling In Love. Ci si rifiuta di seguire Snoop Dogg, e ci si rianima solo per i Razorlight, grintosissimi nonostante siano matricole e con il leader Johnny Borrell particolarmente ispirato ed agitato, tanto da saltare giù dal palco e mettersi a torso nudo al secondo pezzo Golden Touch, dopo che avevano esordito con l’ultimo singolo Somewhere Else. Chiude per loro Allright e un “sign that fucking petition” che lascia pochi dubbi sullo stile di Borrell. Si potrebbe continuare sino a notte fonda, ma la cena non può essere procrastinata, e un po’ ad intermittenza si scorgono i The Killers elegantissimi nei loro completi bianchi, i (o le?) Scissor Sisters, e anche uno sprazzo di Mosca dove i Pet Shop Boys si producono in una Go West particolarmente poptronica. Infine Sting con Message In A Bottle e Every Breath You Take. Ma resta il rammarico di avere mancato i Pink Floyd che hanno proposto Wish You Were Here e Confortably Numb con la lineup originale. Del resto non volevamo fare la fine di Filippide…


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Nobody Should Starve

Invece di una maratona di 42 km e 195 metri di corsa, una maratona televisiva di sei ore, armati di un paio di telecomandi, per seguire sul canale 109 di Sky un evento che si presta a molte interpretazioni e strumentalizzazioni ma che, per chi ama certa musica, riservava molteplici spunti di interesse. La giornata è splendida, e la voglia di stare all’interno davanti allo schermo è poca, perché il paesaggio da cartolina che riserva la punta del triangolo lariano è capace di rapire, in una giornata tersa dove la luce intensa permette di mettere a fuoco perfettamente gli innumerevoli piani che si stagliano sino alle alpi svizzere. Fortunatamente la taverna consente agevoli puntate in giardino, e quindi la costrizione pesa un po’ meno. Ci si schiera già prima delle 15:00, orario di inizio ufficiale, anche per prendere confidenza col multicanale che propone quattro palchi diversi: Londra e Roma fissi, poi a rotazione Berlino, Parigi e Philadelphia e quindi un canale World che funge da riassunto. E’ Roma la prima a muoversi, e l’esordio spetta alla Donna Cannone, una delle più belle canzoni italiane di sempre, e qualcuna si lascia già andare nell’accompagnare il testo, sempre emozionante. Ed ecco che all’orario convenuto Bob Geldof introduce ad Hyde Park gli U2 e Paul Mc Cartney che si producono in una versione piuttosto ruvida di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Bono e soci continuano da soli snocciolando Beautiful Day (con la chitarra di Edge in grande spolvero), quindi Vertigo (dell’ultimo album sarebbe stata più adatta Sometimes You Can't Make It On Your Own) ed infine l’impareggiabile One. Una partenza lanciata, non c’è che dire: si ripassa a Roma dove Zucchero offre una cover di Everybody’s Got To Learn Sometimes molto appropriata per l’occasione (e rivalutata da Beck nella colonna sonora di Eternal Sunshine…) e un suo classico Overdose d’Amore che viene bruscamente interrotto per tornare a Londra dove i Coldplay hanno iniziato ad intonare In My Place; al termine Chris Martin invita sul palco Richard Ashcroft per Bittersweet Symphony, definendola la più bella canzone di sempre cantata dal più grande cantante di sempre; un iperbole in relazione alle qualità canore dell’ex leader dei The Verve, ma la canzone è effettivamente una di quelle che lascia il segno. Ashcroft è visibilmente emozionato nonostante gli occhialini neri, e la candida giacca bianca rende il suo volto ancora più pallido di quello che è in realtà, ma lo si può comprendere, l’idea di rivolgersi ad un audience di miliardi è una di quelle che fa tremare i polsi, anche se credo che possa anche rappresentare la massima soddisfazione per un artista. I Chris Martins (i Coldplay potrebbero tranquillamente chiamarsi così) chiudono con un pezzo dall’ultimo album X & Y: Fix You. Si stacca ancora sul Circo Massimo per l’angolo del revival eighties che qualche fan (in particolare di John Taylor) ancora fedele dimostra di gradire sempre: i Durans snocciolano Ordinary World, Save A Prayer e Wild Boys. Elton John verrebbe snobbato se non fosse che compare sul palco Pete Doherty per un duetto in The Bitch Is Back. Doherty, agghindato alla Libertine, è visibilmente strafatto e fatica a mantenersi in posizione eretta. Un bacio sulla bocca tra i due interpreti chiude l’esibizione di due personaggi che non pensavo avessero molto in comune. Bill Gates ci mette il faccione e forse cerca di spiegare che non basta cancellare i debiti se non si costruisce qualcosa che possa funzionare con le proprie forze, raccoglie più fischi che applausi, ma la popolarità di M$, si sa, non è alle stelle. Ancora musica con Dido e la sua White Flag, quindi Youssou N’Dour - l’unico interprete africano che si sia visto sui palchi principali -, intona con lei Be With You in versione etnica e non fa mancare il suo classico Seven Seconds. Pausa per sgranchirsi le gambe e ci si rifonda dentro quando si sentono suoni Stereophonics: le bandiere gallesi spiegate al vento per l’ultimo singolo Dakota, poi Maybe Tomorrow e Local Boy In The Photograph. Un salto a Berlino per i Green Day che urlano Paranoia, American Idiot e Holiday, ma i R.E.M. che salgono sul palco guidati da Stipe dipinto di blu in Hyde Park hanno sicuramente la priorità: Imitation Of Life, e poi Everybody Hurts che manda in visibilio i duecentomila sul prato e la perfetta Man On The Moon. Questo è uno dei passaggi più significativi dell’intera giornata.


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venerdì, 01 luglio 2005
Running On Empty

Sto cercando di definire una playlist adatta a circa 60’ di corsa a passo moderato (dagli 8 ai 10 km/h), per adesso mi sono venute in mente queste:

The Music – Take The Long Road And Walk It
Collective Soul – Shine
dEUS – Everybody’s Weird
Jane's Addiction – Just Because
Jimmy Eat World – Pain
Hope Of The States – The Red, The White, The Black…
Mando Diao – Sheepdog
P.O.D. – Youth Of The Nation
Radio 4 – Eyes Wide Open
Yeah Yeah Yeahs – Y Control
Rancid – Fall Back Down
Stellastarr* – My Coco
Louis XIV – Finding Out True Love Is Blind
The Libertines – Time For Heroes
Six By Seven – Catch The Rain


Così sarebbero 1 h 1 m 19 s: vanno bene? Sono adatte? Avete suggerimenti?


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

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