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"Life is hard
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giovedì, 27 ottobre 2005
Adam Freeland

Adam Freeland - Back To Mine

Back To Mine è un progetto inglese che pubblica compilation afterhours realizzate da svariati artisti, dagli Everything But The Girl ai New Order, dai Lamb ai Death In Vegas. E’ interessante per farsi un’idea di cosa ascoltano i vari gruppi e spesso è una buona occasione per conoscere gruppi nuovi o poco conosciuti.
Il ventunesimo episodio è stato curato e mixato da Adam Freeland, colui che può essere considerato uno dei più grandi DJ in circolazione, che staziona usualmente al Fabric di Londra. La selezione che ha messo insieme è sorprendentemente simile a quella che potrebbe essere una playlist casuale dei nostri ascolti, ma è dosata in maniera sapiente in tre sezioni che possono essere identificate rispettivamente come rock, acustica e post/space/elettronica.
L’intro spetta ad uno dei più bei pezzi really-rock di questo 2005: Will You Smile Again For Me dei notevolissimi And You Will Know Us By The Trail Of Death. Curiosamente questa stessa traccia è presente in un’altro disco eterogeneo che avrà un discreto successo nei mesi a venire: la colonna sonora del film Goal! Degli Autolux parlava invece Barto poche settimane fa a proposito del loro esordio. Gli Interpol non hanno ovviamente bisogno di commento aggiuntivo, se non sottolineare che il mixaggio con la bellissima Staring At The Sun dei TV On The Radio è riuscito perfettamente e non intacca il valore dei singoli brani. Gli Ambulance LTD ci hanno regalato uno dei più bei dischi del 2004 e qui vengono proposti con un brano che non ha ottenuto altrettanta visibilità di Sugar Pill o Heavy Lifting, che sono stati anche adottati in alcune fiction americane piuttosto note. Quindi un omaggio alla disciolta The Beta Band (notevole specie all’inizio della carriera) portata  anni fa alla ribalta da High Fidelity.
La sezione acustica è brillantemente rappresentata da Elliot Smith e da PJ Harvey, assecondati dalla rivelazione Jape.
Introdotta dalla datata e virtuosa chitarra dei Funkadelic, il disco si chiude con una lunga parentesi post-electronica, nell’ambito della quale svettano gli M83 e i Boards Of Canada, musica perfetta per abbandonarsi al daydreaming o alla – sempre necessaria – introspezione. Altamente consigliabile.

Tracklist:

01 - …Trail Of Dead - Will You Smile Again For Me
02 - Autolux - Turnstile Blues
03 - Interpol - Untitled
04 - Tv On The Radio - Staring At The Sun
05 - Ambulance Ltd - Yoga Means Union
06 - The Beta Band - Its Not Too Beautiful
07 - Jape - Floating
08 - El-P - Constellation Recall
09 - Elliot Smith - Needle In The Hay
10 - Pj Harvey - The Slow Drug
11 - Funkadelic - Maggot Brain
12 - Dyke House - Sandy Strip
13 - M83 - Lower Your Eyes To Die With The Sun
14 - Trans Am - A Single Ray Of Light On An Other Wise Cloudy Day
15 - Boards Of Canada - Zoetrope


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martedì, 25 ottobre 2005
Apollo Sunshine

Apollo Sunshine - Apollo Sunshine

Mi verrebbe da raccontare dello Zugspitze e delle Alpi che con i colori dell’inizio d’autunno non stanno per niente male, ma non avrebbe alcuna attinenza con questo disco che aveva catturato la mia attenzione perché si diceva che fosse particolarmente adatto a babyboomers. Rispondendo ai perfetti requisiti di babyboomer (se non mi ricordo male l’anno in cui sono nato è proprio quello in cui i paesi occidentali hanno fornito il loro meglio in fatto di tasso di natalità) non potevo certo perdere l’occasione. E allora, cos’è che rende questo secondo album eponimo di quattro bostoniani così indicato ai nonpiùgiovani? Probabilmente una serie infinita di citazioni di classici del rock, talmente affollata da rendere la catalogazione priva di reale significato. Il singolo Flip! è un pezzo piuttosto inusuale di questi tempi, con ripetute variazioni di ritmo che al primo ascolto appaiono piuttosto imprevedibili e comunque attecchisce immediatamente e nel volgere dei duecentocinquantacinque secondi capisci che te la ritroverai tra le orecchie a lungo e la tentazione di premere repeat è in agguato. Il vocalist utilizza un ampio spettro di stili di canto, dall’urlato al melodico, così come i brani che spaziano dalle schitarrate psichedeliche a ballate più convenzionalmente acustiche a volte persino all’interno di una singola traccia (Ghost). E se dovesse sorgere il dubbio che gli Apollo Sunshine ci stiano prendendo per il naso A Finger Pointing At The Moon col suo mezzo minuto è pronta a fornire la risposta.

Today Is The Day mp3


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lunedì, 17 ottobre 2005
Constantines

Constantines - Tournament Of Hearts

Constantines, uno di quei gruppi che compare a volte con la The davanti ma che in realtà funge solo da articolo e non è parte del nome del gruppo. Questo quintetto di Toronto, Ontario, propone un rock apparentemente grezzo che è stato accostato agli esordi della E Street Band di Springsteen e che in alcuni dettagli ricorda i Clash. Mi sembra più pertinente il primo riferimento, anche se la voce un po’ ricorda quella di Joe Strummer. Tournaments Of Hearts è il secondo album pubblicato in Europa da Sub Pop e, forse per la maggiore attenzione con cui si guarda oggi alle produzioni canadesi, potrebbe essere quello giusto per farli uscire dall’anonimato.

Love In Fear mp3


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sabato, 15 ottobre 2005
Niente Da Nascondere

Ieri sera ho rischiato il linciaggio. Ci ritrovavamo per vederci un film insieme e lo sciopero ha leggermente complicato i piani, nel senso che la pellicola originariamente scelta di comune accordo era in programmazione solamente ad orari irraggiungibili. Come alternativa quindi, conoscendo che alcuni apprezzano film francesi (il regista è austriaco ma attori ed ambientazione sono francesi), ho avuto la malaugurata idea di proporre Niente Da Nascondere. Mi sono fatto attirare dai cinque asterischi della critica (si lo so – è bene diffidare dei film a *****) ed il colpo di grazia l’aveva dato la recensione di Maurizio Porro: “Incubo di una famiglia radical chic che si vede recapitare cassette della propria privacy day by day. Chi ha la colpa? Cercare nel passato, presente o futuro? Magistrale, insinuante apologo thriller di Haneke, autore perfido che rovista nella codardia moral-materiale degli intellettuali e organizza con tempismo perfetto un cine-complotto di straordinaria forza. Finale aperto, il tema è chiaro: nessuno di noi può stare tranquillo in casa. Che ci sia lo zampino medianico e apocrifo di Camus? Da vedere.” Beh, io di Porro mi fido, e quindi la mia proposta trova il consenso generale sulla generale affidabilità dimostrata in passato. Di fatto, però, il film richiede una buona dose di sacrificio, non è per nulla immediato e la regia – premiata a Cannes 2005 – è iperrealista e decisamente avanguardista e non c'è il benché minimo accenno di colonna sonora ad alleggerire la visione. I risvolti psicologici nella narrazione rivestono un ruolo molto più importante dei fatti e il finale, come aveva avvisato Porro, resta aperto e – apparentemente – irrisolto. Al termine della proiezione gli spettatori si scrutano con aria interrogativa e gli sguardi accusatori degli amici che avevo convinto diventano presto una reprimenda senza precedenti. L’imbarazzo è notevole, a me il film è piaciuto ma so di non poter pretendere che lo sia anche agli altri, specie per via di quel finale sospeso. Fortunatamente, forse pressato dall’urgenza della situazione, si materializza una percezione costruita su un dettaglio dell’ultima statica scena. L’interpretazione sembra convincere anche gli altri astanti che si sono aggregati alla discussione e fornire un completamento alla pellicola in mancanza del quale me la sarei vista davvero brutta. Ometto ovviamente di riportarlo per evitare spolier, ma qualora decideste di vederlo (ed io ve lo consiglio caldamente se sapete apprezzare anche il cinema meno scontato), prestate bene attenzione all’inquadratura finale.


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giovedì, 13 ottobre 2005
Starsailor

Starsailor - On The Outside

Sono ormai diverse settimane che ascolto On The Outside, dapprima nella versione taroccata in cui le tracce Counterfeit Life ed In My Blood erano in realtà doppioni di I Don’t Know e This Time, ma da una settimana circa dispongo finalmente di una versione pulita e definitiva. Mi sono trattenuto dallo scriverne prima in modo da cercare di attenuare la distorsione derivante dall’affetto che provo per questo gruppo. Non saprei dire con esattezza perché sono così coinvolto dagli Starsailor, forse perché li ho “visti nascere” essendomi imbattuto in una demo di Good Souls (singolo d’esordio – tuttora il loro pezzo che preferisco) in modo del tutto casuale ben prima che venissero consacrati dal successo di critica (per l’album Love Is Here) e pubblico (per entrambi, Silence Is Easy incluso). Oppure perché mi piace la voce di James Walsh – il leader – e mi è piaciuto ancor di più lui nell’occasione in cui ho potuto avvicinarli dal vivo (Magazzini Generali di Milano nel novembre 2003). Sta di fatto che, come ampiamente ammesso anche in precedenza, la mia capacità di esprimere un giudizio disincantato ed obiettivo a riguardo dei quattro di Wigan (a proposito – il Wigan Athletic FC quest’anno è in Premiership!!!) sia praticamente nulla. 
Insomma, per cercare di esprimere un opinione sintetica a riguardo di On The Outside direi che è un album che piacerà tantissimo a chi ha già apprezzato Walsh e soci in passato, probabilmente sarà in grado di raccogliere nuovi proseliti in una direzione mainstream, mentre continuerà a lasciare piuttosto tiepidi gli ascoltatori più esigenti, che non perdoneranno mai loro il saccheggio della famiglia Buckley (lo stile di canto di Jeff e il nome della band dal celebre album di Tim).
Trovo decisamente gradevoli dieci degli undici brani presenti e solo Jeremiah, una ballata acustica che chiude il disco, non mi convince del tutto (non è del resto un genere nelle loro corde). Dal singolo In The Crossfire si può attingere una frase simbolo di quest’album: “I don’t see myself when I look at the flag, che esprime chiaramente la totale assenza di identificazione nella condotta politica dalle sfumature neocon di 11 Downing Street. Attualmente il pezzo che preferisco è Faith, Hope, Love ma non è improbabile che ci sarà una grande rotazione di favoriti che vedrà alternarsi nel ruolo anche Way Back Home, This Time e White Light, e comunque sono dieci pezzi che potrei sorprendermi a canticchiare o a fischiettarne il motivo. Per quanto riguarda i singoli componenti del gruppo trovo il tastierista Berry Westhead molto più intraprendente e compiuto che nelle uscite precedenti.
Di certo non sarà un contendente per il titolo di disco dell’anno; di sicuro è quanto basta per mantenere ben ardente il sacro fuoco per le Anime Buone.


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mercoledì, 12 ottobre 2005
Untitl.Ed

Untitl.EdIeri sera, complice un irrinunciabile invito di Fainberg, ho potuto partecipare alla festa di presentazione di Untitl.Ed al Metaverse di Zop. Untitl.Ed è una interessantissima iniziativa editoriale intrapresa da Fainberg, che ho finalmente avuto il piacere di conoscere di persona, e da due sue amiche, incontrate proprio grazie a questo bizzarro mezzo che è il weblog. Three Is A Magic Number, cantavano i Blind Melon (è stata anche l’ultima canzone che hanno registrato insieme), e all’insegna di questa formula, Untitl.Ed pubblicherà, di volta in volta, tre libri, attingendo gli autori proprio dalla rete (una di loro la avevo infatti già incrociata nei commenti di Shirk). I primi tre titoli sono Vedrai Vedrai, Voice Recorder e Il Pasto Grigio. E gli autori? Gli autori non compaiono in copertina, ma soltanto all’interno, secondo uno schema prefissato che prevede una copertina standard e che verrà mantenuto anche per le prossime pubblicazioni. Per la prima volta avrò quindi modo di leggere dei libri scritti da autori che ho potuto conoscere personalmente. E l’unico dubbio che mi rimane è: quale leggere per primo?


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martedì, 11 ottobre 2005
The Coral Sea

The Coral Sear - Volcano And heart

The Coral Sea ovvero una piacevolissima sorpresa. Con Volcano And Heart, l’esordio di questo quartetto da Santa Barbara, è come se il Dio della musica ci avesse voluto compensare per due album indiepop con sonorità affini che quest’anno hanno deluso le attese (Nada Surf e dios malos). Bastano poche parole per descrivere la loro musica: sognante, morbida e delicata. Dreamrock in cui i motivi si intrecciano in tessuti pregiati caratterizzati da chitarre distanti ed archi. Queste sue tracce sono tra le migliori:

Look At Her Face mp3
In Between The Days mp3


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lunedì, 10 ottobre 2005
Stereophonics @ Rolling Stone - Milano

Stereophonics

Probabilmente è stato un evento un po’ troppo last minute, non era pianificato in anticipo e siamo arrivati a concerto già iniziato perché, secondo la migliore tradizione di Murphy, puoi avere aspettato un sacco di volte concerti che iniziano in ritardo ma quando sei tu ad essere – leggermente, giusto 15 minuti – in difetto sull’orario stabilito, beh, è naturale che quella volta il gruppo si presenti sul palco preciso come il trenino dello Jungfrau. Pazienza, dopo aver raccattato un paio di biglietti di dubbia provenienza ci fondiamo all’interno, giusto per essere accolti con l’attacco di Vegas Two Times.
Era facilmente prevedibile che il contrasto tra il concerto di sabato, con le sue orchestrazioni raffinate, e quello di ieri sera sarebbe stato stridente, a tutto discapito del rock genuino e sincero, ma inevitabilmente lineare e poco profondo, degli Stereophonics. Infatti, delle quattro date che si sono succedute a Milano nel long-week-end, sarebbe certamente stata la quarta scelta dopo gli Eels, i Turin Brakes ed anche gli Spoon, ma un po’ è necessario adattarsi agli spazi di cui si dispone, un po’ mi sembra di aver capito che qualcuna non fosse del tutto insensibile al “carisma” di Kelly Jones, e mi pare proprio che non fosse neanche l’unica, a giudicare dalla composizione del pubblico.
In generale, aldilà degli impietosi confronti (comunque iniqui perché si tratta di due generi completamente diversi), mi pare che i ‘Phonics il meglio l’abbiano già fornito, e la apprezzabile verve di Kelly Jones, in mancanza di un adeguato supporto da parte di bandmates all’altezza della situazione, da sola non è sufficiente a mantenere il gruppo a livelli di assoluta eccellenza.
Ieri sera una parziale attenuante può essere invocata nella acustica tutt’altro che ottimale del Rolling Stone, e comunque l’energia scaturita dall’asciutto trio chitarra/vocalist – batteria – basso in alcuni passaggi non è stata per nulla trascurabile.
I brani che più ho apprezzato sono stati Maybe Tomorrow (da You Gotta Go There To Come Back, eseguita in versione solo – guarda caso – da Kelly Jones) e Step on My Old Size Nines (da Just Enough Education to Perform), nonché The Bartender and The Thief e Just Lookin’ (entrambi da Performance and Coctails), quindi due dei bis: Traffic (dall’esordio Word Gets Around) e l’inevitabile Dakota (singolo dell’ultimo album Language. Sex. Violence. Other?) che ha degnamente chiuso il set dei gallesi.


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domenica, 09 ottobre 2005
Eels With Strings @ Conservatorio di Milano

Mr. E

Alle 22:03, sulle note di Fresh Feeling (da Souljacker), Mark Everett si presenta sul palco del Conservatorio dove avevano già preso posto i suoi sei compagni di questo tour With Strings: quattro musiciste agli archi (due violini, una viola ed un violoncello), e due polistrumentisti, Chet Atkins III (strepitoso nelle sue escursioni da batteria a pedal steel, dall’ukulele alla sega) e “Big Al” Hunter, con tanto di striscia mohicana, al contrabbasso e talvolta al piano. La prima parte di concerto è un po’ in sordina, anche se si riesce già a gustare la raffinata orchestrazione dei pezzi che, com’era lecito prevedere, attingono al recente doppio Blinking Lights And Other Revelations.
Mark fuma ininterrottamente havana e l’aroma acre ma avvolgente arriva sino alla fila T dove siamo comodamente sistemati. Con My Beloved Monster (da Beatuiful Freak) sembra iniziare a sciogliersi, e il processo sembra completarsi alle 22:42 con la ballata Railorad Man (il pezzo che più mi piace dell’ultimo album) che esegue in versione acustica da solo dopo aver “lasciato in libertà” i compagni di set che hanno temporaneamente abbandonato il palco. Parte in progressione e si arriva ad una sessione di noise (durante la quale farà capolino nelle mani della violoncellista uno strumento quanto meno inusuale: un vibratore) che introduce alle 23:10 la celeberrima Novocaine For The Soul, eseguita con una connotazione che più haunted non potrebbe essere, grazie soprattutto alla sega (che come ha fatto giustamente notare 16nove risponde per le rime allo strano strumento appena citato) sapientemente esaltata da Chet Atkins. Il rush finale prosegue a ritmo incalzante – in cui si fa notare una clamorosa I'm Going To Stop Pretending That I Didn't Break Your Heart – sino al paio di bis e che trovano nella sublime Climbing To The Moon (da Electro-Shock Blues) la sintesi perfetta di una serata di grande musica che trova la conferma negli sguardi appagati di Lucia, Barto e 16nove. E’ per i momenti come questo che si vive.

Edit: il concerto raccontato da Lucia e 16nove.


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mercoledì, 05 ottobre 2005
Matt Pond PA

Matt Pond PA - Several Arrows Later

Come spesso capita è servita una compilation a farmi conoscere Matt Pond PA, un gruppo piuttosto numeroso (7 elementi) di Philadephia ma originario del New England, ed in questo caso era addirittura stata una cover a farmi rizzare le antenne. Quella versione di Champagne Supernova è avversata dai puristi degli Oasis, in particolare a causa del timbro vocale di Matt Pond, ma a me è piaciuta parecchio e da allora non l’ho più accantonata. Ho ripercorso a ritroso la loro discografia con piacere, senza peraltro trovare episodi particolarmente clamorosi. Arriva adesso il loro quinto album intero, Several Arrows Later, e noto con soddisfazione che la loro musica si è spostata verso sonorità più decise, in po’ più rock (erano addirittura definiti chamber-rock in precedenza). Rimane comunque la predominanza pop ed il risultato sicuramente incontrerà il gradimento della loro audience.
Rappresenta un buon sottofondo per un buon tre quarti d’ora di musica ariosa, con frequente ricorso agli archi, caratterizzata da testi che si dipanano tra il contrasto tra la vita cittadina (scorci di cielo limitati, aspettative strangolanti, coesione sociale rivedibile) e quella rurale (valori familiari tenuti in maggiore considerazione, natura e verde nonché migliore percezione dell’alternanza delle stagioni), domandandosi il perché dei nostri comportamenti e cercando di trovare delle adeguate risposte.
Questo disco avrebbe potuto essere un grande album se avessero cercato una maggiore varianza nei ritmi, nello stile delle canzoni. Rischia infatti di risultare leggermente monocorde, addirittura monotono per chi già in partenza non impazzisce per MP e per la sua voce.

A proposito di covers, eccoli nella rivisitazione di In The Airplane Over The Sea dei Neutral Milk Hotel.


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lunedì, 03 ottobre 2005
dios (malos)

dios malos - dios malosRigorosamente minuscolo. Che poi nascono come dios, ma un esaurito ed attempato cantante metallaro – Ronnie James Dio (che tra l’altro non si chiama nemmeno davvero così) – ha fatto loro causa, e quindi i nostri giovani e tuttora squattrinati californiani hanno dovuto aggiungere il suffisso malos. Non li ha neanche lasciati nominarsi we are dios, formula che avevano già utilizzato per il loro dominio web. La mia già scarsa simpatia verso l’universo metal ha un nuovo motivo per alimentarsi.
Dopo aver apprezzato parecchio il loro esordio (anche quello eponimo che all’epoca, nel 2004, si era guadagnato un rotondo 8.0 da Pitchfork), ero piuttosto curioso di scoprire se i dios malos avrebbero mantenuto lo stesso orientamento musicale, una sorta di incrocio tra neo-psichedelia e power-pop. I ragazzi cresciuti nei pressi del celebre Forum dei Los Angeles Lakers del periodo showtime, quello che vedeva il celebre parquet di Inglewood calcato da due tipini come Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar (pur essendo io bostoniano non posso dire che non li ho seguiti con immensa ammirazione), hanno invece spostato l’indicatore verso il pop. Pur essendosi affinati rispetto all’esordio, fatto certamente da imputare al produttore (lo stesso dei Shins, Modest Mouse e Built To Spill) che ha curato a Seattle la realizzazione di questo disco, credo che abbiano perso quella genuinità lo-fi che li distingueva e che raggiungeva la massima espressione in You Got Me All Wrong e Nobody’s Perfect, due bellissime ballate incluse nel primo disco. Ho cercato invano qualcosa del genere in dios (malos), ma a quanto pare dovrò cercare di focalizzarmi su altri aspetti del loro suono, che si è evoluto anche grazie ad un notevole lavoro live, che li ha visti affiancare, tra gli altri, The Fiery Furnaces, Twilight Singers, Grandaddy e The Decemberist oltre ai già citati The Shins.
Da vedere il video del loro singolo I Want It All: un gradevole cartoon realizzato dall’animatore principale di South Park.

Feels Good Being Somebody mp3
My Broken Bones mp3

Edit: aggiungo il commento del Boss giunto via mail, che esprime più chiaramente quella che è anche la mia impressione:
«Penso di aver avuto un'opinione simile alla tua su questo disco dei dios malos, ovvero sintetizzando "più perfettini ma al contempo un po' piatti". Ascoltandoli mi viene proprio da dire che propongono "cose" carine, ma non mi fanno fare quel salto emotivo per canticchiarli, riascoltarli e appassionarmi. Un peccato. L'episodio precedente era più "vissuto" e si sentiva.»


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

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