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venerdì, 27 gennaio 2006
The Elected

The Elected - Sun, Sun, Sun

"Should we turn our tails and flee, or should we just sit tight and breathe deep?" Si domanda Blacke Sennett in Fireflies In A Steel Mill, la canzone più bella di Sun, Sun, Sun, secondo album dei The Elected, progetto parallelo del chitarrista dei Rilo Kiley. Atmosfera alla Elliott Smith in alcuni brani, tra cui questo. Un disco morbido, indie lo-fi, ideale per stemperare la tensione accumulata in una settimana impervia ed infida.
Immagino che Sennett abbia optato per la prima soluzione, mentre io, come da tradizione, tenterò con la seconda opzione.
La band è un quartetto con sede a Los Angeles; il disco esce ufficialmente lunedì.

Not Going Home mp3


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domenica, 22 gennaio 2006
The Open

The Open - Statues

Sette minuti. Quattrocentoventi secondi esatti. Ci sono caduto dentro e non trovo appigli per uscirne. Forever è la prima traccia di Statues, il secondo album dei The Open, in uscita ad inizio febbraio. Il brano è epico. La voce del frontman Steven Bayley è eterea ed echeggiante e si contrappone ad una splendida tromba che evoca fumosi locali jazz. Il motivo ricorrente della chitarra viene accompagnato da una sezione ritmica molto soffusa, con linee di basso appena accennate. “Float… away… to-day… like my heart,… again… forever… forever… forever…”. Atmosfera da Late Nite Tales, suoni fatti apposta per entrare in uno stato di daydreaming, incentivi a perdersi in meditazioni astratte.
Faccio fatica a comprendere appieno i lavori di questo gruppo delle Midlands, anche questo Statues, così come l’esordio The Silent Hours. Mi sembra che manchi sempre un ingrediente per consacrarli grandi dischi, ma sono fermamente convinto che sia un mio limite, non addebitabile agli artisti. La seconda traccia, nonché singolo, We Can Never Say Goodbye è gradevole, molto in stile Doves, ma non mi lascia addosso nessun segno, così come – in maniera più evidente – gli altri otto pezzi. Il pensiero è uno solo: voglio riascoltare Forever.

Forever mp3


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venerdì, 20 gennaio 2006
The Minus 5

The Minus 5 - The Gun Album

The Minus 5 non è solo la temperatura esterna al momento, ma è l’identificativo di un progetto musicale di Scott McCaughey, musicante di lungo corso in quel di Seattle. Ad inizio febbraio esce il nuovo “The Gun Album” (dalla cover ben poco fantasiosa), che vede la presenza di Peter Buck dei R.E.M., di Jon Auer e Ken Stringfellow dei Posies e Colin Meloy e John Mohen dei The Decemberists nonché include due tracce registrate a Chicago con i Wilco. Insomma, un insieme piuttosto stimolante, il tutto per un disco che è stato definito “mostly a jaw-dropping juggernaut of brilliant lyrics, ridiculously good melodies, and sublimely soulful electrified busker rock that never fails to charm”. Esagerano?

Twilight Distillery mp3


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lunedì, 16 gennaio 2006
I won't f**k us over

"Quello che credo manchi ai miei film, che non sono mai dei veri capolavori, è l'elemento del genio” e “l'unica cosa che si frappone tra me e la grandezza è... me stesso”. Sono piuttosto d’accordo con Woody Allen, anche quando scrive l’incipit di Match Point:”La fortuna conta più del talento”. Non mi è sembrata infatti una pellicola “memorabile” a parte la presenza di Scarlet Johansson, che – se mai fosse stata necessaria una conferma – si manifesta come l’attrice più sensuale in attività, tanto da far passare quasi inosservato il suo inopportuno doppiaggio. La rivedremo con piacere in Scoop, un’altra realizzazione di Allen, commedia, genere in cui probabilmente riesce ad esprimersi in maniera più spontanea. La sceneggiatura di Match Point mi lascia invece piuttosto perplesso, con lacune, dettagli apparentemente importanti che svaniscono nel nulla, e soprattutto fornendo un improbabile evento focale. La regia invece è troppo castigata. Visto che il perno della trama è la passione che travolge, le scene di sesso – in particolare quelle che vedono la femme fatale Scarlet come protagonista – sono decisamente troppo caste. Voler evitare che la MPAA lo valutasse NC-17 ha secondo me pregiudicato questo aspetto. E la colonna sonora non aiuta. Capisco l’opera verdiana, adatta per ambiente culturale e per il dramma, ma ripetere la stessa aria tre volte alla fine non può che risultare piuttosto monotona. Resta, intendiamoci, nonostante questi limiti, un film visibile, che è comunque lontano dalle produzioni migliori. Tra le quali metterei invece Crash, visto sabato con colpevole ritardo. Vero è che sono sempre stato un estimatore delle trame che coinvolgono ed intrecciano le vite di uno stuolo di protagonisti, sulle tracce delle sceneggiature in cui Alejandro González Iñárritu e Guillermo Arringa si sono distinti con Amores Perros e 21 Grammi. Ben realizzato e ben recitato, e con Maybe Tomorrow degli Stereophonics sui titoli di coda a chiudere nel modo migliore. Notevole la tagline: “Moving at the speed of life, we are bound to collide with each other”.
A proposito di Paul Haggis, il canadese (Canada rulez!) regista di Crash, ha scritto anche sceneggiatura di The Last Kiss, remake nordamericano del mucciniano L’Ultimo Bacio in uscita a fine anno, che avrà come protagonisti Zach Braff (La Mia Vita a Garden State) e Rachel Bilson, ben nota ai fan di O.C. Confidiamo quindi in una colonna sonora degna di Garden State ed O.C.!


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domenica, 15 gennaio 2006
Richard Ashcroft

Richard Ashcroft - Keys To The World

Ho cercato di assimilare a lungo il nuovo disco di Richard Ashcroft, Keys To The World. Le prime otto tracce sono in circolazione da un pezzo, e questa settimana è stato possibile completare il quadro con le ultime due, più qualche contenuto aggiuntivo tipo il B-side di Break The Night With Colour, che si intitola The Direction. Il giudizio, sin dai primi ascolti, mi è sembrato contrastato. Una parte di me, quella emozionale, che ama la sua voce da quando è entrata nell’olimpo dei più grandi con Urban Hymns dei The Verve, sarebbe pronta a celebrare questo lavoro come un disco straordinario, che rinnova i fasti dell’icona del Lancashire, mentre il lato razionale mi impone di non perdere di vista alcuni significativi particolari, che ridimensionano ineluttabilmente il valore complessivo del disco.
Volendo iniziare da questi ultimi, il problema credo che risieda, molto semplicemente, nello spleen. A metà dei suoi vent’anni, quando ha scritto Bittersweet Symphony, la sua vena creativa era certamente alimentata da una condizione di inquietudine esistenziale che, allo stato attuale, nella diversa veste di affermato uomo trentacinquenne coniugato e con prole, viene quasi totalmente a mancare. Recentemente, nei commenti ma anche dal vivo, si faceva riferimento ad analoghe condizioni - fatte le dovute proporzioni - in cui si sono ritrovati Chris Martin dei Coldplay (da Parachutes a X&Y) e James Walsh degli Starsailor (da Love Is Here a On The Outside). Non credo che ci sia il caso di stupirsi quindi, ne’ di stigmatizzare: è un dato di fatto.
Questo per dire che forse non era neanche lecito aspettarsi che Keys To The World potesse offrire inni del calibro della citata sinfonia agrodolce o di Sonnet, Lucky Man e The Drugs Don’t Work. Quel che è certo, pero, è che quest’album è decisamente il migliore della sua carriera di solista. Curiosamente si ripete lo schema, dato che come Urban Hymns era il terzo dei The Verve, parimenti KTTW è il terzo album di Richard Ashcroft.
La brillante capacità di scrivere è rimasta comunque immutata, e di episodi espressivi è pieno il disco, tanto che è persino impossibile identificare un pezzo non all’altezza del potenziale di Ashcroft, con una buona varianza di generi, dal soul bianco di Music Is Power, alla coralità del primo singolo, alle ballate che costituiscono il marchio di fabbrica, come Words Just Get In The Way. Ma se devo indicarne una in cui sento le sue idee vibrare, dico Sweet Brother Malcom e le sue corone di fiori.

Un paio di versioni alternative dei pezzi che compaiono sul CD:
Break The Night With Colour mp3
Sweet Brother Malcom mp3


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sabato, 14 gennaio 2006
Guillemots

Guillemots - Trains To Brasil

I Guillemots si sono piazzati al quinto posto dell’indagine svolta dalla BBC tra gli addetti ai lavori a riguardo del “sound of 2006”, dietro a Clap Your Hands Say Yes (ormai ben noti), e The Feeling (tralascio gli altri due autori in quanto non rilevanti nell’ambito di ciò ha a che fare con il rock).
Dare una definizione ai Guillemots è pressoché impossibile: prendete un frontman vocalist di Birmingham, un chitarrista brasiliano, un batterista scozzese, una bassista canadese (Aristazabal Hawkes: bravissima!) e miscelate con pop, freejazz, folk e indie. Musica originale che non suona troppo improbabile, bellissima la definizione del leader Fyfe (nomi normali loro non ne hanno…) Dangerfield (in realtà il cognome è Hutchins): I don't think there's a greater art than writing a three-minute pop song that people can sing when they're drunk.
Hanno sinora prodotto un EP (I Saw Much Things In My Sleep) e recentemente, ad inizio dicembre 2005, un singolo intitolato Trains To Brazil. Credo che convenga ascoltare i brani di entrambi le release per farsi un’idea. Un giovane indiekid paulista li mette a disposizione qui.


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venerdì, 13 gennaio 2006
Memorandum

Ricordarsi di aggiornare la wishlist di SoulSeek, includendo i seguenti termini di ricerca:

Eels*; Eels With Strings Live At Town Hall
The Delays;  You See Colours
The Charlatans; Simpatico
Yeah Yeah Yeahs; Show Your Bones
Massive Attack; Collected
Grandaddy; Just Like the Fambly Cat
The Flaming Lips; At War With the Mystics
Snow Patrol; Eyes Open
Secret Machines; Ten Silver Drops
Morrissey; Ringleader Of The Tormentor

Vigilare a riguardo dei nuovi album di Portishead, The Zutons, Muse, Kasabian, Spiritualized, Ash, Zero 7, Pearl Jam, The Cooper Temple Clause, The Futureheads e Radiohead dei quali ancora non è stato reso noto il titolo.

*P.S. per chi era al Conservatorio: Paloma strikes back! Mhhh, qualcosa mi dice che c'è del tenero con Mr. E!


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lunedì, 09 gennaio 2006
The Kooks

The Kooks - Inside In / Inside Out

Curiosamente pedinato dallo Zeitgeist, in un periodo che ha visto scorrere via anche gli spettri e le allucinazioni di Bret Easton Ellis (ho saldato così – una volta per tutte – il dazio alla neo-psichedelia del mio coetaneo), mi sono imbattuto in un gruppo che ha un nome che non poteva passare inosservato: i The Kooks. Il fatto che la prima canzone ascoltata in quest’anno solare fosse proprio la loro You Don’t Love Me potrebbe non essere una pura coincidenza. Avevo distrattamente raccolto alcuni positivi commenti di Barto al riguardo, ed ero rimasto colpito proprio dal nome di questa ennesima next big thing, mi sono chiesto “vuoi vedere che si sono intitolati così in onore della quinta traccia di Hunky Dory?” Avevo accantonato la questione a causa della già abbondante dose di novità discografiche da vagliare, anche fuorviato dal fatto di conoscere la loro tenerissima età (letteralmente teenagers), che mi faceva ritenere improbabile il collegamento al capolavoro del Duca Bianco. Mi sbagliavo. Le prime note ascoltate nel 2006 mi hanno incoraggiato a riprendere il discorso, e man mano che procedevo nell’esplorazione del materiale prodotto da questo quartetto di Brighton cresceva la mia stupefazione (del tutto endogena e senza la necessità di ricorrere agli strumenti cari al menzionato BEE).
Kook è un termine slang che indica un soggetto eccentrico, strambo o addirittura pazzoide, probabilmente deriva etimologicamente da cuckoo, ma anche per segnalare qualcuno che si distingue dalla massa. Da questo punto di vista, al di là del pregevole riferimento ad un brano di David Bowie, il nome appare del tutto appropriato.
Sono giovani ma non acerbi, suonano come Supergrass e The Coral più vividi, e se è vero che la loro prima canzone suonata insieme è Reptilia, possiamo ben immaginare quale sia il loro orientamento.
Tante tracce corte che si susseguono incalzanti. A parte il singolo You Don’t Love Me, mi rimane nelle orecchie Ooh La (forse non a caso il quinto brano – come Kooks), ma anche Sofa Song e Eddie’s Gun. Considerato che questi quattro pezzi sono uno di seguito all’altro, risulta veramente difficile non rimanere impressionati da questo esordio. Inside In/Inside Out uscirà ufficialmente il 23 gennaio, insieme a Whatever People Say I Am, That's What I'm Not degli Arctic Monkeys. Qualcosa mi dice che sarà un dualismo davvero interessante, e che anche se gli AM godono di uno slancio che parte da più lontano, non saranno loro ad avere la meglio.

You Don't Love Me video
Eddie's Gun video
Sofa Song video


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

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