"Life is hard
and so am I."
- Mark Oliver Everett -
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Ho fatto fatica ad ascoltare per intero l’ultimo album dei Liars, Drum’s Not Dead. A volte trovo approdi sicuri sulle spiagge di experimental e post-rock, ma ciò non è accaduto in questa occasione, che ha visto rapidamente dissolversi l’interesse generato dalla sbandierata svolta bohemienne del gruppo che sarebbe dovuta avvenire in seguito allo spostamento a Berlino (da NY). Non mi sono dato però per vinto, e trovato un EP (prodotto anche come 7”) che si intitola The Other Side of Mt. Heart Attack, ovvero come la traccia più intelligibile dell’album, e visto che ne conteneva una Single Version, mi sono fatto coraggio e c’ho riprovato.
Quello che ho trovato è un pezzo denudato degli orpelli della ricerca più estrema (che non dubito troveranno estimatori che hanno un gusto più sofisticato raffinato del mio), trasformandosi così in un mantra ipnotico I won’t run far, I can always be found, If You need me I can always be found che penso possa trovare una consona e degna collocazione in una compilation a connotazione notturna.
The Other Side Of Mt. Heart Attack (Single Version) mp3
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LP degli Ambulance LTD è stato uno degli album che più mi sono piaciuti nel 2004. Non ho mai smesso di ascoltarlo e probabilmente il gruppo di NY è quello che rispecchia più fedelmente il genere di musica per la quale non ho riserve. Nel giudizio sono stato confortato da diversi attendibili critici che ne hanno certificato la qualità, verificata laddove gli artifizi non hanno scampo: il palco di Lollapalooza (edizione 2005). In attesa (impaziente) del nuovo album, previsto verso la fine dell’anno, gli Ambulance LTD ci danno in pasto un gustoso EP, New English, che include la corta ma pregevole title track che lascia ben sperare sul prosieguo della produzione dei quattro knickerbockers (due nativi e due d'importazione: dall'Oregon e dall'Irlanda).
Nell’EP è presente anche una cover di Fearless dei Pink Floyd (da Meddle) in versione live, le demo originali dei due pezzi più belli di LP: Heavy Lifting e Sugar Pill, e due altri brani inediti (non trascendentali a dire il vero).
New English mp3
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Devo esprimere un giudizio parzialmente negativo, e mi dispiace, perché ai The Charlatans sono affezionato. Hanno regalato brani di britpop di raffinato livello al termine degli anni novanta, come The Only One I Know, My Beautiful Friend, Love Is The Key e Weirdo per menzionarne alcuni, ma si potrebbe compilare un gran bell’acetato composto esclusivamente da loro canzoni (Melting Pot: The Best Of The Charlatans, la collezione ufficiale, risale al 1998 e manca quindi di alcune belle tracce dei dischi più recenti).
L’ultimo Up At The Lake del 2004 lasciava intravedere segni di declino, risultando troppo compassato e con pochi spunti degni di nota, come la bellissima Dead Love. Mi sembra che ci siano delle analogie al riguardo anche in Simpatico, il nuovo album che uscirà in aprile. A fronte di un singolo accattivante ed a presa facile come Blackened Blue Eyes, si registra un intero album che lascia un retrogusto agrodolce, appiattito sui livelli più bassi del precedente. Poco comprensibile anche l’idea di abbracciare talvolta suoni reggaeggianti alla UB40, che non mi sembrano appartenere al bagaglio musicale del gruppo di Manchester (ormai sempre più ex-Madchester). E allora viene il dubbio che Tim Burgess e compagni si limitino a monetizzare il loro talento che viene ormai riservato solo a sporadici episodi come, appunto, Dead Love e Blackened Blue Eyes.
Blackened Blue Eyes mp3
Dead Love mp3
[expiring links]
Dead Man's Eye demo video

“Ogni sera, per sei mesi, prima di coricarmi, ho ascoltato A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum. Quella canzone mi portava in una dimensione parallela, in uno stato quasi onirico, un luogo totalmente privato. Questo mi procura la mia musica preferita: suoni che mi conducono in una sorta di spazio esclusivamente personale, e che riescono ad aiutarti a superare i momenti difficili. E questo è quello che intendiamo per den [letteralmente tana, rifugio, nascondiglio, covo], un posto dove ci si possa metaforicamente accucciare.”
Ebbravo Blaine Harrison, innanzitutto per la scelta del pezzo, e poi per la spiegazione del titolo dell’album, Making Dens, l’esordio dei Mystery Jets, condizione che frequentemente abbiamo tutti vissuto. Mi hai convinto ad accantonare quella istintiva diffidenza che insorge quando NME seleziona la classica next big thing da promuovere e sovresporre.
E meno male, dato che questi Mystery Jets, band del West London composta da cinque elementi, combinano sonorità ormai consuete nel panorama del newrock inglese (Maxïmo Park e Kaiser Chiefs soprattutto) a sfumature dalla connotazione progressive, fornendo quindi un interessante connubio. Ciò che spicca è la voce di Blain e una cura attenta per le percussioni di accompagnamento.
Inevitabile, in questo periodo, compararli ad Arctic Monkeys e The Kooks, e credo che possano essere collocati a metà strada tra i due gruppi.
I brani più distintivi sono il singolo The Boy Who Ran Away, i precedenti CDS Zoo Time e Alas Agnes e Horse Drawn Cart. Certo che non ci si può proprio distrarre un attimo…
The Boy Who Ran Away video: real | win
Zoo Time audio: aac
Probabilmente i presupposti non erano ideali: farsi novecento kilometri in bus dopo aver suonato la sera precedente a Vienna, con annesse operazioni di smantellamento e setup, non può non lasciare qualche segno sulla condizione psicofisica della band. Di fatto questo concerto un po’ mi ha deluso, e ringrazio la dolce compagnia di Velvetsun se sono riuscito a passare comunque una piacevole serata. Il fatto che abbiamo parlato – durante il concerto – di altri gruppi, dai Gomez agli Idelwild, dai Travis ai Belle & Sebastian, la dice lunga sul fatto che l’esibizione non sia stata coinvolgente per tutto l’arco della sua durata. Stendo un pietoso velo sul prologo (fossi il tour manager della band mi incazzerei come una belva con l’organizzazione che ha accostato al gruppo un autore così insignificante e oltretutto totalmente avulso dal genere musicale di appartenenza degli scozzesi).
I momenti migliori sono rappresentati dai brani dell’ultimo album (The Last Romance), ovvero Stink (primo pezzo suonato), Speed-Date, Dream Sequence e There Is No Ending, eseguito come ultimo pezzo ufficiale durante l’encore. Quest’ultimo (che è anche il mio preferito) è stato il catalizzatore di un incontro con una persona molto speciale ed alla stessa, che sta vivendo un momento non propriamente esaltante, l’ho mentalmente dedicato. Purtroppo anche questa bellissima canzone è risultata meno apprezzabile che sul disco perché, se era facile immaginare che non ci sarebbero stati i fiati di supporto, Aidan Moffat alle tastiere l’ha un po’ deturpata, perdendo anche concentrazione nel canto. Chiude definitivamente il set una cover di It’s A Heartache di Bonnie Tyler che, tutto sommato non ha un valore aggiunto significativo.
Il migliore è Malcom Middleton: sempre impeccabile la sua chitarra. E in generale i passaggi strumentali corali, dove la band produce suoni non molto distanti da quelli dei conterranei Mogwai.
Spero comunque di aver modo di risentirli in uno stato di forma migliore.

Il filone è quello degli Interpol -> Editors -> The Departure (a proposito: Lee Irons ha appena abbandonato il gruppo) -> The Rakes e, perché no, anche qualche sfumatura Franz Ferdinand. I Cherubs sono un quintetto basato a Londra, ma formato per tre quinti da componenti norvegesi, tra cui i due fondatori. Hanno pubblicato il primo album l’anno scorso, Uncovered By Heartbeat, che non ha riscosso consensi analoghi ad altr band emerse nel 2005. Evidentemente sentono la necessità di correggere il tiro, pubblicando un singolo a breve distanza di tempo che contiene tre canzoni di buon livello: Paper Cut Moon, The World Outside e For Luck To Land On My Shoulders. C’è, anche tra la nomenklatura musicale più in vista, chi è disposto a giurare che non si tratta di una meteora. Di certo per ora non brillano per originalità, ma la consistenza è tutt’altro che disprezzabile. Cherubs è comunque il nome di un album e di un brano degli Arab Strap, che mi appresto ad applaudire al Rainbow.
Paper Cut Moon mp3

Meno di un anno fa scrivevo di Nashville, il suo modo di congedarsi dal Tennessee per intraprendere una nuova vita in Europa. Nashville è stato un album che è cresciuto col tempo, e che comunque ha riscosso un grandissimo successo presso i cultori del suono sussurrato (gli stessi che amano Sufjan Stevens, Josè González, Jens Lekman e compagnia). Ci sono canzoni di Nashville, come Sad Eyes ed i suoi archi, che mantengono inalterato il loro fascino discreto, e che mi sorprendono a canticchiarne il motivo quando vengono selezionale dal lettore, specie in auto.
Josh Rouse, è noto, è un musicista prolifico, ed infatti in tempi ristretti, rispetto alla ultima pubblicazione appena citata, è pronto a proporre un nuovo album, realizzato interamente nella suo nuova dimora spagnola: Subtítulo, in uscita il 20 marzo. Eloquente l’intenzione di descrivere la sua nuova esperienza sulla Costa Blanca (a cui dedica la quarta traccia – un brano strumentale), ad Algea (la Quiet Town del singolo e del video) nell’arco dei dieci pezzi che compongono il disco. Ne emerge un quadro di estrema rilassatezza, che esalta la tradizionale morbidezza della musica di Josh Rouse, basata su corde di nylon arpeggiate, pedal steel in sottofondo, ritmi lenti ed atmosfera romantica.
Curiosamente la Costa Blanca è stata (e probabilmente lo sarà ancora) la mia gabbia dorata per diverse occasioni lavorative, ma se dicessi che ne riconosco i tratti nella musica di Subtítulo, direi una bugia. Credo, come è anche logico aspettarsi, che ci sia ancora molto Nebraska e Tennesse (specie in His Majesty Rides), e ciò non mi dispiace affatto.
Quiet Town mp3
Quiet Town video quicktime
![Grandaddy - Just Like The Fambly Cat [awaiting cover art]](http://utenti.lycos.it/tangerine7/grandaddy.jpg)
Erosione. Questa è la definizione che Jason Lytle, leader del gruppo, ha usato per descrivere il motivo dello scioglimento dei Grandaddy, “come le pareti dei canyon” ha aggiunto. Peccato, un'altra grande formazione va in archivio, ma resta la speranza che i germogli che i vari componenti si porteranno con loro sappiano generare nuove forme di vita musicale capaci di regalarci analoghe suggestioni. Intanto ci lasciano quale epitaffio il loro ultimo album, di cui accennavo nei post precedenti: Just Like The Fambly Cat, ufficialmente in uscita ad inizio di maggio.
Il termine di paragone, per i Grandaddy è la loro pietra miliare Under The Western Freeway del 1997 (disco per il quale replico la medesima raccomandazione relativa a Yoshimi Battles… dei Lips – ovvero non può assolutamente mancare in collezione) e Just Like The Fambly Cat si assesta su livelli non molto distanti da tale eccellenza. La struttura è solita, gli elementi peculiari sono gli stessi di sempre a dipingere sfocati panorami musicali ad ampia veduta, quasi fossero ripresi da un Grand-angolo. Di conseguenza l’unico rilievo potrebbe essere la mancanza di originalità, di ulteriore evoluzione, che forse è proprio il reale motivo della scissione del gruppo. Ma a me sinceramente i Grandaddy piacciono così, e non li avrei cambiati con una versione distorta solo per seguire la chimera del rinnovamento.
Per quanto riguarda i brani, Justin ha proposto Rear View Mirror, io invece identifico in This Is How It Always Starts il più rappresentativo, con un titolo che forse sarebbe più adatto se fosse This Is How It Sometimes Ends…
This Is How It Always Starts mp3
Teatrale – non solo nei passaggi dove era inevitabile che lo fosse –, cupo – non solo per il fatto di aver utilizzato durante le riprese solamente illuminazione naturale –, esplicitamente e quasi compiaciutamente volgare. Per citare una immagine utilizzata nelle pellicola: una fellatio incompiuta. Stridente il contrasto di una pur brava Samantha Morton incontrata prima come la precog di Minority Report, e poi come futuristica co-protagonista di Codice 46 (con Tim Robbins, quello sì un gran film) e qui calata nella veste di un improbabile musa del Conte di Rochester. Apprezzabile, come sempre, John Malkovich. E a proposito di Libertini, sembra impossibile da credere ma ho visto lo spettro di Pete Doherty nel viso di Johnny Depp, quando – incappucciato – aveva i capelli rasati come il fondatore dei Babyshambles (che sarà pure uno stolto ma io mi inchino al suo talento) nelle sue ultime apparizioni. Insomma, consigliato solo alle fan perse di JD ed a chi nutre un’insana passione per il settecento.

“We got the power now, motherf**kers, that’s where it belongs”. Questa è la dichiarazione di intenti di Wayne Coyne contenuta in At War With The Mystics, il nuovo disco dei The Flaming Lips in arrivo in… aprile (ma si sono messi tutti d’accordo?). Continua quindi la guerra contro le entità avare e corrotte che muovono le leve del potere, contaminando di egoismo e prevaricazione la società in cui viviamo. Dato che i mezzi tradizionali di lotta e ribellione non sembrano ottenere i risultati sperati, i Lips si affidano al misticismo, e raccolgono il testimone da un clochard di origine vietnamita incontrato a Oklahoma City - città di residenza di Wayne - la cui bacchetta magica sembra riuscire a mettere in fuga anche i nemici più subdoli: quelli generati dalle nostre allucinazioni. Non a caso The W.A.N.D. (wand in inglese è il sostantivo che si riferisce alla bacchetta magica) sarà il primo pezzo estratto dall’album, anche se un'altra traccia, Mr. Ambulance Driver, è in circolazione da quasi un anno in quanto era stata inclusa nella colonna sonora di Party Crashers (che non era male tra l’altro), sebbene la versione presente in At War With The Mystics sia leggermente diversa nella produzione.
Come anche per le precedenti produzioni dei The Flaming Lips (a proposito: Yoshimi Battles The Pink Robot del 2002 è un disco che non può assolutamente mancare nella collezione di un appassionato di musica alternativa), non sono i singoli pezzi che devono essere giudicati, ma è necessario raffigurare un quadro d’insieme. Ed anche a rischio di sembrare un ascoltatore dai facili entusiasmi, avendo incoronato i Calexico poche ore fa, penso che si tratti di un gran disco. Certo, è un suono che va in una direzione praticamente opposta, ma credo che l’alternanza possa solo contribuire ad apprezzare ancor più i diversi generi. Del resto in questi giorni la nostra bulimia musicale viene continuamente alimentata da alimenti gustosissimi e ipercalorici, ma mi sembra il momento meno propizio per mettersi a dieta...
My Cosmic Autumn Rebellion mp3
Pompeii Am Götterdämmerung mp3

I Calexico, freschi vincitori dell’”Americana Album Of The Year” ai recenti Plug Awards (una sorta di Grammy per la musica indipendente dove Illinois di Sufjan Stevens ha fatto incetta di premi) per la collaborazione con Iron & Wine in In The Reins, si apprestano a pubblicare un nuovo album in aprile, Garden Ruin, che - manco a dirlo - è già disponibile come advance.
Bastano i promi ascolti per capire che si tratta di un disco superlativo, che eccede anche quello di addio dei Grandaddy (Just Like The Fambly Cat) che pure sto molto apprezzando in questi giorni. In Garden Ruin i Calexico di Tucson - Arizona, tradizionalmente assestati su suoni lo-fi d’autore, sembrano convergere verso il pop ed il risultato è devastante. Sono pronto a scommettere che rimarrà ai vertici dei migliori album del 2006, se non addirittura sul podio.
La traccia che apre il disco è Cruel, qui in mp3. Ma anche Deep Down ed altre quattro sarebbero da incorniciare.
![The Secret Machines - Ten Silver Drops [awaiting cover art]](http://utenti.lycos.it/tangerine7/secret.jpg)
I Secret Machines hanno confermato quanto di buono avevano fatto intuire con l’esordio del 2004, il cui titolo era Now Here Is Nowhere. Convincente infatti anche il secondo album che esce tra poco (oddio poco… in aprile) Ten Silver Drops, che la maggior parte dei fan considera addirittura migliore del primo. Di sicuro si è fatto notare in questa marea di advance e penso che il gruppo texano, ormai trapiantato a NY, possa uscire dal limbo delle promesse per accedere alla casta dei gruppi affermati. Di sicuro aiuterà alla loro visibilità partecipare al tour messicano degli U2.
Il singolo è Alone Jealous & Stoned, che è possibile reperire in questo post di Justin Sheppard (e se ci capitate non dimenticate di scaricare anche una traccia dell'ultimo - nel senso che non ne seguiranno altri - album dei Grandaddy), e che mi sembra coniugare il loro stile tradizionale newrock con uno stile post-rock alla God Is An Astronaut (a proposito di advance, bello il loro EP A Moment Of Stillness). Comunque riverberi, chitarre ritardate e batteria pesante sono una costante in tutto il disco. Light Blue Eyes è melodica e piuttosto radiofonica, ce la vedo bene in qualche nastrone. La psichedelica Daddy’s In The Doldrums sembra un tributo ai Doors, anche se la batteria ricalca fedelmente When The Levee Breaks dei Led Zeppelin (combinazione vuole che abbia appena rifornito lo scaffale con IV rimasterizzato – i vinili sono belli da vedere ma piuttosto scomodi da usufruire ormai). Ciò non è sufficiente a rimandare i Secret Machines, in fondo anche i mostri sacri citavano pezzi della tradizione blues…
Arriviamo quando il primo gruppo di supporto, gli Archie Bronson Outfit, intervistati da Barto nel pomeriggio, stanno eseguendo la loro ultima canzone, non sembrano male, meriteranno un futuro ascolto. Alle 21:30 si presentano i Gliss con la title track del loro EP Kick In Your Heart. Sono un terzetto di Los Angeles, che suona un rock che si posiziona tra gli Interpol e i The White Stripes, con la particolarità che i tre componenti si avvicendano alle varie sezioni, e con la presenza femminile Victoria che si alterna tra batteria e basso, oltre che ad essere la seconda voce. A Barto hanno fatto una impressione negativa, ma a noi invece non sono dispiaciuti affatto, anche se è vero che i testi sono praticamente non intelligibili in quanto sussurrati, quasi strozzati. Ma il suono coinvolge, pur senza esaltare, tanto basta per convincersi a richiedere il cd direttamente a Victoria dopo il concerto. Insomma, che fosse una serata nata sotto i migliori auspici lo si era intuito, ed alle 22:25 quando i quattro di Birmingham hanno finalmente fatto ingresso sul palco si è potuto constatare che il primo concerto del 2006 sarebbe stato di totale soddisfazione.
Tom e soci ci hanno dato dentro, sono stati convincenti, ispirati, a loro agio, fornendo una prestazione nell’arco dei 12 brani che ha decisamente ecceduto le aspettative.
A trarne maggior giovamento sono stati i brani che nell’album risultavano in minore evidenza, se non addirittura uno relegato nel secondo CD di “scarti” intitolato Cuttings che era disponibile in una versione speciale di The Back Room, ovvero il pezzo You Are Fading che è risultato a mio avviso il migliore della sessione, con una progressione superlativa che la registrazione da studio non lasciava presagire. Ovviamente i convenuti al Rolling Stone si sono scaldati in particolare per i pezzi più conosciuti, da Lights a Blood, ma soprattutto per Bullets e Munich. Ma, come detto, le esecuzioni dei pezzi minori, come anche Open Your Arms, sono state quelle più apprezzabili, che hanno fornito un impatto decisamente migliorativo rispetto alle versioni in studio.
La scaletta completa è stata la seguente:
Lights
Blood
All Sparks
Fall
Bullets
Find Yourself A Safe Place*
Camera
You Are Fading**
Munich
Open Your Arms
________________
Weight***
Fingers In The Factories
*B-side di Munich
**Brano incluso in Cuttings
***Inedito

Perché? Perché esce un disco splendido in ottobre, da qualche parte in Europa, prodotto da una major come la Sony, di un gruppo danese che aveva già ottenuto una discreta visibilità nel 2003 con Zitilites, disco che conteneva una delle canzoni più belle di quell’anno – Rocket Brothers – e nessuno si preoccupa di farcelo sapere? Come se non bastasse, l’album in questione, No Balance Place, vede anche la presenza di due mostri sacri come David Bowie e Lou Reed, a dimostrazione del valore assoluto di questa band, considerato che certamente non si “concederebbero” a gruppi in cui non riconoscessero un indiscusso valore artistico.
Morale, il nuovo e (se è necessario ripeterlo) bellissimo disco dei Kashmir è reperibile solo su amazon.de (anche la versione UK lo trascura) o – al solito – nei canali alternativi che sono, evidentemente, gli unici a non essere disattenti nei confronti di opere di grande spessore.
Molto rappresentativo il brano che ospita il duca bianco: Cynic, del quale è stato realizzato un notevole video (fast | medium | slow), dotato di uno stile che richiama My Bloody Valentine e le chitarre degli Smashing Pumpkins. Black Building è invece la traccia in cui Lou Reed recita un poema scritto da Kasper Eistrup (la guida del gruppo) dedicato ad un edificio nero situato a Chinatown di NY, nei pressi degli studi di registrazione dove No Balance Place è stato prodotto.
Il resto del disco è ottimo, e rende l’idea di come forse suonerebbero oggi i Radiohead se non passassero le giornate a farsi le seghe davanti allo specchio (cit.)...
Arriva I Will See You In Far Off Places, la prima traccia del nuovo album di Morrissey, Ringleader Of The Tormentor, e mi coglie in un momento in cui sono particolarmente sensibile alle creazioni di Steven Patrick Morrissey. Sto infatti leggendo Questa Notte Mi Ha Aperto Gli Occhi, il terzo libro scritto da Jonathan Coe pubblicato la prima volta nel 1990. Il titolo è già indicativo, perché è lo stesso di una traccia di Hatful of Hollow (ovviamente This Night Has Opened My Eyes), album simbolo dei The Smiths, ma il legame a doppio filo prosegue per tutto il libro, in quanto ogni capitolo viene introdotto con una verso di una canzone del gruppo inglese, e comunque l’intera narrazione è intrisa di musica in quanto il protagonista è componente di una band per la quale compone la musica e scrive i testi. In realtà il titolo originale era The Dwarves Of Death, che si riferisce al nome di una band punk-rock che avrà un ruolo nella trama del libro, ma in questo caso sono completamente d’accordo nell’aver evitato la traduzione, dato che un titolo come I Nani Della Morte avrebbe conferito un infondato connotato lugubre al romanzo che invece è gradevolmente cosparso di humor inglese.
Intanto mi ascolto I Will See You In Far Off Places (mp3 qui), che lascia ben sperare per l’album che uscirà ufficialmente il 3 aprile.
Medicineman in dEUS
utente anonimo in Fleet Foxes
j4son in Scattered Notes #6
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