"Life is hard
and so am I."
- Mark Oliver Everett -
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Lunedì 4 dicembre, Forum di Assago, ore 21:00. Appuntamento fissato, pregando la divinità dei concerti che non mi piazzino per quella data qualche impegno inderogabile in qualche landa a migliaia di kilometri. I Muse sono capaci di solleticare il tamarro che alberga in me, evidentemente. Così pericolosamente vicini al mainstream, me ne infischio allegramente e li ascolto senza riserve, come più volte riportato conta più l’emozione che provoca una musica della etichetta che la accompagna. Anche se stavolta la mia fede aveva vacillato ascoltando un paio di mesi fa il singolo Supermassive Black Hole, che al momento mi sembrava un improbabile miscuglio tra Prince, club music e qualche band industrial rock. Ma che oggi, all’interno di Black Holes And Revelations, non stona neanche tanto. Il disco è epico, una cavalcata interrotta da rare tracce soffici (come Soldiers Poem che sembra una Unchained Melody rivisitata), una sapiente miscela di suoni rock che racchiudono progressive, artrock, hard senza mai lasciare in disparte la melodica.
Riguardo al tema ricorrente, mi piacerebbe sfidare Matt Bellamy a Galactic Civilizations 2, sono certo che il suo interesse per il cosmo trova sostegno ed ispirazione anche negli strategici a turni che derivano dalla saga di Master Of Orion, notati i numerosi riferimenti. E a proposito, Knights Of Cydonia, qui proposto in versione Edit, è il pezzo più coinvolgente ed è sicuramente destinato a risplendere in edizione live. Il lato oscuro di questo disco sono i testi, piuttosto stereotipati e che lasciano raramente il segno. Una Unintended non c’è, per intenderci.
Knights Of Cydonia (Edit) mp3
Glorius (Bonus Track) mp3
Yo La Tengo
A riguardo di quanto mi piacciano i Yo La Tengo ho già dato. A mio avviso sono l’essenza dell’indie, in circolazione da vent’anni, suoni poliedrici, eclettismo, ambizione creativa senza freno, a loro non manca niente per essere una icona. Che nella loro musica ci sia qualcosa di fatato ne sono sempre stato convinto, ma un recente episodio occorso ad una mia carissima amica ad un loro concerto nella Città Eterna me ne ha fornito una diretta ed indiscutibile conferma. I’m Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass è un titolo clamoroso per il loro nuovo album, una dichiarazione di intenti, un manifesto. Il tutto però con la consueta (auto)ironia. E li amo proprio per questo.
Pass The Hatchet mp3
Now It’s Overhead
I georgiani (di Athens, e dove altrimenti?) si confermano un bel gruppo shegazing da traccia 1, cioè ascolti quella – che è bella, ed il resto lo lasci perdere. Era successo così nel 2004 con Wait In A Line dell’album Fall Back Down, si ripetono adesso con Let The Sirens Rest che apre Dark Light Daybreak.
Let The Sirens Rest mp3
Hope Of The States
Discorso analogo a quello dei The Dears, non c’è forse una canzone del livello di The Red The White The Black The Blue come in The Lost Riots (anch’esso del 2004 – la frequenza biennale pare essere molto gettonata), ma questo Left mi piace complessivamente di più. Lo spleen che aveva accompagnato la scomparsa del chitarrista Lawrence è stato elaborato, assorbito, e il suono ora si appoggia maggiormente sulle notevoli doti canore di Sam Herlihy. A qualcuno forse potrà sembrare che ne abusi, ma credo che quella voce sia risonante e suggestiva, una sorta di diamante grezzo.
January mp3
The Veils
The Runaway Found, l’esordio di questo gruppo dalle radici Kiwi (di che anno? 2004 of course), aveva generato riscontri piuttosto contrastati. La mia posizione, dopo una incertezza iniziale derivante dallo stucchevole video di Lavinia, era virata verso il positivo. Con The Leavers Dance ci avevano consegnato una gran traccia, da occhi lucidi in alcune situazioni. Nux Vomica non aiuterà a convincere gli scettici, ma se non altro è servita per chiarire che i The Veils sono essenzialmente Finn Andrews, dato che tutti gli altri componenti sono stati rimpiazzati con nuovi elementi.
Advice For Young Mothers To Be mp3
Guillemots
Alla celebrazione della loro grandezza mancava solo la pubblicazione dell’album, Through The Windowpane, ora in arrivo. C’è solo un elemento fastidioso in questo LP: il livello audio incredibilmente basso (analogamente agli ultimi EP di cui di fatto rappresenta una raccolta). Mi inchino.
We‘re Here mp3

Ci sono diversi motivi per i quali ci si possa ritrovare particolarmente legati ad un gruppo o ad un artista e talvolta anche solo ad una canzone; da Hornby in poi e con la diffusione dei blog più o meno musicali possiamo essere sommersi da un oceano di racconti, il più delle volte divertenti o perlomeno significativi, a riguardo di queste spiegazioni. Ma uno dei legami più genuini – e forse anche un po’ infantili – è quello che va ad incasellarsi sotto la voce “scoperta”. Di per sé, la scoperta di un gruppo è un fatto aleatorio: con la miriade di informazioni di cui disponiamo oggi è praticamente impossibile scoprire qualcosa di nuovo, è pressoché certo che qualcuno o qualcosa ci abbia messo sulla strada giusta.
Però. Però può accadere che con l’aiuto di una buona dose di serendipity, ti capiti una volta di “scoprire” qualcosa di prezioso realmente in anticipo rispetto al microcosmo in cui ci muoviamo. E’ successo allora, nell’autunno 2004, cercare delle notizie a riguardo di Montreal in funzione di un escursione lavorativa, di intravedere un link per il download di un pezzo, Lost In The Plot, e trovarsi quasi meccanicamente ad ascoltarlo, senza una motivazione particolare, dato che avrebbe potuto essere ignorato come migliaia di altri analoghi link in cui ci si imbatte settimanalmente. Classico colpo di fulmine, immediata ricerca dell’album No Cities Left appena pubblicato, e segnalazione sul sito a quel tempo redatto. E da quel momento in poi è stata una soddisfazione constatare che le orecchie non avevano tradito, che effettivamente quello era un gruppo speciale e che anche gli autorevoli amici di riferimento e le varie testate li trovavano altrettanto degni di nota. Non che ciò costituisca un merito particolare, essendo appunto dovuto soprattutto al caso, ed infatti in generale mi fa sorridere l’atteggiamento avanguardista (del genere “sto ascoltando adesso quello che apprezzerete tra un anno”) tipico di alcuni elementi dell’indiellighenzia nostrana.
Questo dispersivo preambolo per introdurre l’apparizione dell’advance relativa al nuovo disco dei The Dears, in uscita ad agosto con il titolo Gang Of Losers. E già il titolo è rassicurante, ricordando da vicino La Banda dei Brocchi (The Rotters’ Club di Jonathan Coe) ovvero uno dei libri più belli letti negli ultimi anni, ma nel caso si preferisse affidarsi ai riscontri musicali, basta arrivare alla seconda traccia, dopo una breve introduzione strumentale, per trovare in Ticket To Immortality la conferma che No Cities Left non sarebbe rimasto un episodio isolato. Bellissimo pezzo che si assesta sui livelli di Lost In The Plot, e che probabilmente costituirà il primo singolo. E anche quando l’ascolto si conclude, a me rimane l’impressione che questo disco sia persino migliore, ma forse è solo una nota soggettiva dettata dal fatto che il suono sembra essersi leggermente spostato verso la direzione che prediligo, ovvero più morbido e curato. Le cronache narrano di evoluzione nell’uso degli strumenti e l’adozioni di soluzioni tecniche non utilizzate in passato. Ma è anche importante che in mezzo a tutto non venga annebbiata la personalità di Lightburn, che risulta invece all’apice dell’ispirazione e propone un ampio ventaglio di brani di pregiata fattura e variegata struttura, You and I Are A Gang Of Losers e Ballad Of Humankindness, ad esempio. Vola dritto nella top 10 dell’anno. Almeno.
Ticket To Immortality mp3
Ballad Of Humankindness mp3

A volte non conoscere un gruppo e la sua storia può rivelarsi un vantaggio. Nel senso che esce un nuovo disco dei Cursive, Happy Hollow, lo ascolti senza avere idea di che cosa si tratti se non che appartiene al macroinsieme dell’Indie, che il gruppo è del Nebraska (ring!), Omaha per la precisione, e il disco ti piace. Un indie ruvido, che si percepisce ha del punk che scorre nelle vene (indicativi a tal riguardo anche i 14 pezzi in tre quarti d’ora di disco). Ci sono gli ottoni, e un po’ pensi ai Cake, ma ci sono anche dei pezzi che hanno un brio che potrebbe far pensare a qualche nuova band londinese. E allora inizi a scavare, e la prima cosa che emerge è l’album precedente The Ugly Organ, ed ecco il bang. Eccellente, certo se avessi ascoltato prima questo avrei potuto rimanere deluso di Happy Hollow, e lì, al posto dei fiati, c’era una violoncellista che se n’è andata, dal gruppo e da Omaha per cercare – maggior – fortuna in riva all’Hudson. E spulci tra i crediti e ci trovi anche Conor Oberst (la casa discografica è la stessa dei Bright Eyes, il produttore anche), anche lui nebraskiano. Insomma alla fine è saltato fuori un bel pacchetto di dischi, visto che Happy Hollow è il quinto dei Cursive. E se da quest’ultimo, che verrà pubblicato in agosto e la cui copertina mi ricorda con piacere quella di Pills'n'Thrills And Belly Aches degli Happy Mondays, terrei in particolare considerazione le più aggressive Dorothy at Fourty e Rise Up! Rise Up!, quella che non deve essere persa è Staying Alive da The Ugly Organ, che risale al 2003. Ma dov’ero io nel 2003 che me la sono persa?
Dorothy At Fourty m4a
Rise Up! Rise Up! m4a
Staying Alive mp3
Tempo fa avrei scritto, su quello che allora era un blog che toccava argomenti personali, di quanto stupefacente sia stata una settimana - che avrebbe dovuto essere essenzialmente lavorativa - passata tra Danimarca e Norvegia. Scrivere di quanto suggestivo fosse stato risalire l’Øresund e poi lo Skagerrak in nave, cogliendo l’occasione di fare un pellegrinaggio purificatorio ad Helsingborg in Svezia lungo la rotta (chi ha dimestichezza con le vicissitudini di un interista può comprendere cosa intendo). Annotare di un arrivo ad Oslo percorrendo il suo lungo fiordo nella bruma mattutina, ammirando la costa frastagliata e costellata da case di legno variopinte. Descrivere una Lillehammer, sede olimpica nel 1994, diversissima da qualsiasi località montana visitata in Europa ed in America, un po’ burbera e molto rurale, ma che dalla vetta del trampolino olimpico può anche apparire piacente, non fosse che per quel lago lungo 120 kilometri. Stigmatizzare la discesa nella pista olimpica di bob a 110 km/h, 70 secondi con picchi di 4 g positivi, e la seguente cena a base di spezzatino di alce in un tepee che lì sostengono di aver inventato loro. Elogiare le tre esuberanti guide argentine che fanno ascoltare i Babasonicos ed i Molotov ai clienti che trasportano sino al punto della partenza del rafting nella valle di Heidal e che guidano con estrema disinvoltura sui passaggi IV+ del fiume Sjoa. Sottintendere le cose che hanno in comune l’interprete russa con la passione per Milano e Maria Sharapova. Ammiccare a riguardo del delegato russo con il passato di Spetsnaz in Afghanistan e Cecenia ed al suo inconfondibile tatuaggio seriale sul polso sinistro. Riferire di troppi brindisi con “toast control” (d’un fiato e senza gocce residue nel bicchiere) ammorbiditi almeno dalla qualità della vodka e delle uova di salmone. Enfatizzare l’incanto di una notte senza buio ammirata da un pub dalle pareti trasparenti abbarbicato sul tetto dell’edificio più alto.
Ma qui di spazio per i soggetti personali ce n’è poco, non fosse altro che per evitare di ritrovarsi nelle stesse imbarazzanti situazioni, ed essendo il tema dominante quello relativo alla musica, non resta che sottolineare il brano che ha accompagnato queste giornate un po’ aliene.
Lambchop – Paperback Bible mp3
Damaged, l’album di cui costituisce la prima traccia, uscirà ad agosto. E’ un disco molto sofferto, scaturito dalle dolorose esperienze vissute da Kurt Wagner, mente ed anima del gruppo di Nashville, nel recente passato. Paperback Bible si eleva dal resto dei pezzi, pur altrettanto pieni di poesia ma che nel complesso richiedono un ascolto paziente e dedicato.
Monterey in dEUS
Monterey in Scattered Notes #6
Monterey in Fleet Foxes
Medicineman in dEUS
utente anonimo in Fleet Foxes
j4son in Scattered Notes #6
utente anonimo in Fleet Foxes
Monterey in Elbow
Monterey in dEUS
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