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- Mark Oliver Everett -
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Electro chamber pop, e la copertina costituisce una dichiarazione d’intenti, manca solo la drum machine. Toronto. Gruppo riformulato da Astralwerks (il cui livello medio qualitativo degli artisti è un sinonimo di graranzia: da Badly Drawn Boy a Sondre Lerch, da Sparklehorse – a proposito sarebbe criminale perdersi 'Dreamt For Lightyears In the Belly Of A Mountain' – sino ai Turin Brakes), dopo che nel 2005 Thomas D’Arcy, fondatore ed ispiratore pressoché unico, si era proposto con il nome The Ladies And Gentlemen, pubblicando Small Sins, titolo destinato a diventare anche l’appellativo definitivo. Tale album viene riproposto, debitamente riarrangiato, da Astralwerks nel giugno scorso in nordamerica, mentre la pubblicazione in Europa è prevista per novembre.
Sebbene Thomas D’Arcy conosca anche personalmente gli interpreti del collettivo indie canadese, a cominciare dai Broken Social Scene, gli Small Sins non hanno granché da spartire con loro; ascoltandoli si viene invece immediatamente rimandati a Grandaddy e, soprattutto, The Postal Service, sebbene D’Arcy proclami che ciò sia assolutamente incidentale, in quanto i suoi ascolti più convinti si indirizzano verso Wilco e Spoon, che peraltro non sono attinenti al suono proposto dagli Small Sins. Che non è niente male.
Stay mp3
Won’t Make It Easier mp3

Se non avessi letto questo post oggi, avrei potuto essere accusato di plagio, perché stavo per scriverne uno pressoché identico a riguardo dei contenuti relativi a The Crane Wife, il quarto disco dei The Decemberists in arrivo ad inizio ottobre.
Pochi gli spunti da aggiungere, se non che, essendo i The Decemberists uno degli esempi più puri di indie, il passaggio ad una major (Capitol) era particolarmente delicato. Ma ancora una volta, analogamente a Modest Mouse e …And You Will Know Us By The Trail Of Dead, ed al contrario di Death Cab For Cutie con Plans, tale momento cruciale dell’evoluzione di un gruppo risulta essere fortunatamente coincidente ad uno sforzo creativo di elevatissimo spessore, che produce – con tutta probabilità – il masterpiece del gruppo di Portland.
Resto particolarmente affascinato dalla suite di 12 minuti e 42 secondi The Island: Come And See, The Landlord’s Daughter, You'll Not Feel the Drowning che mi rispedisce alla migliore tradizione del progressive rock inglese dei settanta (King Crimson, Genesis e Caravan) sapientemente rivisitato dalla vena folk che contraddistingue i lavori di Colin Meloy.
The Island: Come And See, The Landlord’s Daughter, You'll Not Feel the Drowning mp3
Per quanto riguarda “La Moglie Gru” o “La Gratitudine della Gru”, fiaba della tradizione popolare giapponese che costituisce il concept di questo disco, rispetto a quanto riportato da Wiki e tradotto nel post linkato, preferisco immaginare che i The Decemberists si siano ispirati ad una versione leggermente diversa, ovvero a quella in cui il povero uomo è un marinaio tessitore di vele, e nella quale la giovane e bellissima moglie (la gru salvata ed accudita che torna dall’uomo in quella veste per manifestare la propria gratitudine) abbia realizzato delle vele magiche, che rinchiudono il vento al loro interno. Considerando la passione dei The Decemberists per le vele, ben rappresentata dalla copertina dell’album di esordio Castaways And Cutouts.
Sebbene come primo singolo sia stato selezionato O Valencia!, io avrei invece optato per Summersong, immediata e decisamente orecchiabile.
Summersong mp3 (via Pitchfork così il link è permanente)

Loog ci aveva avvisati già ad inizio 2005. Da allora i Battle risiedono nella watch list, che finalmente ora propone qualcosa di più concreto dei singoli usciti sinora. Arriva il loro disco d’esordio, Break The Banks, la cui uscita ufficiale è prevista per il tardo autunno, anticipato da un mini-LP che si intitolerà Back To Earth. I Battle sono formati da quattro componenti che provengono prevalentemente dall’area di South London e sembrano apportare un contributo equamente suddiviso all’identità del gruppo. Mi piace la voce di Jason Bavanandan (di formazione soul e che si esprime talvolta anche alle tastiere ed alla chitarra di supporto), mi piace molto il suono del chitarrista Jamie Ellis (cresciuto a Clapton e poi svezzato da grunge e britpop), e apprezzo la sezione ritmica composta dal batterista Olivier Davis (con ascendenze dance) e dal bassista Timothy Scudder (che dopo una sbandata metallara si è convertito ai My Bloody Valentine ed agli Strokes). Leggendo la biografia si può già ottenere un riscontro interessante, specie registrando le loro apparizioni quali supporto dei Bloc Party, The Rakes e British Sea Power. Ed in effetti il responso sonoro è consono alle premesse, assolutamente positivo. E proprio il gruppo di Kele è quello che maggiormente viene richiamato nelle sonorità delle tracce dei Battle, mentre taluni passaggi della chitarra lasciano trasparire la contiguità ai British Sea Power.
Penso che Break The Banks si aggiudicherà il titolo di miglior disco newrock inglese dell’anno, semprechè i Bloc Party non decidano di anticipare la data di pubblicazione del loro secondo album, attualmente programmato per gennaio.
Per quanto riguarda le tracce Tendency è quella più nota tra quelle già in circolazione da tempo, ed in questo episodio è proposta in una versione riveduta e corretta, con l’aggiunta di archi ed altri dettagli di produzione. Beautiful Dynasty sarà invece il prossimo singolo, mentre Sit With Me è il pezzo che – a parte il menzionato Tendency – infilerei in una compilation stradale. Non resta che aspettare un loro live, dato che tra l’altro pare che rendano molto bene dal vivo.
Tendency
Medicineman in dEUS
utente anonimo in Fleet Foxes
j4son in Scattered Notes #6
utente anonimo in Fleet Foxes
evalu in dEUS
Monterey in Elbow
Monterey in dEUS
utente anonimo in dEUS
utente anonimo in Elbow
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