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"Life is hard
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- Mark Oliver Everett -

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mercoledì, 31 gennaio 2007
Waiting for something cool to happen...

Come previsto Weekend In The City dei Bloc Party ha spaccato in due i giudizi, non ci sono vie di mezzo. I puristi e gli amanti del suono incalzante sono rimasti delusi, mentre i consensi si registrano tra i moderati e - addirittura - tra alcuni insospettabili solitamente attratti da musicalità più acustiche e lo-fi. Io rimango per il thumbs up anche a distanza di tempo. Aveva fatto molto discutere i fan più accesi la scelta di non includere England nell'album. Comparsa ora quale bonus track della versione giapponese (ma perchè loro sono sempre i più fortunati?) aumenta la perplessità, perchè non sembra proprio meritare di essere relegata a riempitivo o B-side.

England mp3


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martedì, 30 gennaio 2007
Scattered Notes

Hope Sandoval

C’è una traccia che mi sta letteralmente ipnotizzando in questi giorni ed è Into Dust degli Ashtar Command, una fantomatica formazione composta da due ingegneri del suono che hanno collaborato in passato con Billy Corgan. E’ una cover apparsa su OC Mix 6 Covering Our Tracks, e riprende il brano originale dei Muzzy Star, passato quale sottofondo di una puntata. Quel pezzo è stato pubblicato nel 1993 nell’album So Tonight That I Might See, probabilmente il più riuscito della formazione dreampop californiana, insieme a Fade Into You che ha ottenuto un discreto successo commerciale. Una componente dei Mazzy Star, vocalist e scittrice dei testi, è la notevole fanciulla che appare qui sopra, tale Hope Sandoval, che riapparirà tra poco nel prossimo disco dei Massive Attack: Weather Underground. Le combinazioni…
Ashtar Command – Into Dust mp3
Mazzy Star – Into Dust mp3
Mazzy Star – Fade Into You mp3

Ho ascoltato il nuovo disco eponimo dei Grinderman, evoluzione dei Bad Seeds inglobante Nick Cave. Al termine dell’ultima traccia ho pensato: “meno male (che è finito)”, magari mi sbaglio.

Allettato da antiche vibrazioni, ho fatto fare un giro anche a Out Of The Woods, album solista di Tracy Thorn, al di fuori dalla formazione Everything But The Girl. Ma ho deciso che le suggestioni degli ’80 è meglio lasciarle tra i ricordi, a prescindere dalla sua bellissima voce.

All We Have Is Now, cantavano i Flaming Lips in Yoshimi Battles The Pink Robots. Confermo che ne vorrei due di adesso. Ma soprattutto tre o quattro allora.


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lunedì, 29 gennaio 2007
Solar Powered People

Solar Powered People - S/T

Modesto, California. Eh beh, Grandaddy, penseranno gli indie addictied. Giusto, ma loro in questo caso non c’entrano, al massimo condividono con i Solar Powered People la città di provenienza. George Lucas, diranno i cinefili, e magari il suo American Graffiti, che è stato ambientato lì, attingendo alle esperienze del periodo high school nella sua cittadina d’origine. Complimenti, ma non è neanche questo il punto.
Modesto mi ricorda una bella estate di ormai troppi anni fa. Una Oldsmobile bianca, perfetta per un road trip; avevamo noleggiato una vettura di classe inferiore, ma aveva l’aria condizionata mal funzionante, e la Alamo non ne aveva un’altra disponibile della stessa categoria, per cui ci siamo ritrovati con il jolly dell’upgrade con un auto veramente americana alla stessa modica tariffa. Un buon auspicio per le circa tremila miglia che ci aspettavano. Abbiamo lasciato San Francisco con rammarico, perché la città aveva ancora qualcosa da darci, ma i programmi erano già stati prefissati, e quindi abbiamo attraversato il Bay Bridge, puntando ad est verso le montagne rocciose, dato che la meta successiva sarebbe stata Yosemite, un mito che avevamo coltivato con il passaparola di chi ci aveva preceduto. Il fido atlante stradale Rand Mc Nally, formato lenzuolo, guidava i nostri spostamenti in un epoca in cui il GPS era ancora riservato agli scopi militari. Via attraverso Oakland e Berkeley, scollinando il Rocky Ridge con le allora avveniristiche eliche per lo sfruttamento dell’energia eolica, verso il centro del Golden State. Nei dintorni di Modesto, ad Oakdale, ci siamo fermati per pranzare in uno di quei tipici locali on the road, con il posteggio colmo di bisonti della strada - quei camion monumentali con le finiture cromate - e l’immancabile vettura dello sceriffo, nonché la classica waitress di mezza età con i capelli biondi corti e ricci. Non dev’essere un gran posto per viverci, abbiamo pensato, con quello strano connubio tra agricoltura ed industria, ma non ci siamo poi soffermati più di tanto, la mente era già proiettata alla meta d’arrivo della giornata, all’Half Dome ed El Capitan, al cottage sul torrente Merced che ci avrebbe ospitato. In seguito Yosemite è rimasto per me estremamente familiare: in occasione di quella visita ho acquistato un poster panoramico, circa 70 x 200 cm che una volta rientrati è stato applicato su un supporto metallico, e da allora risiede sulla parete del mio ufficio di fronte alla mia scrivania. Insomma basta alzare lo sguardo ed il granito del Dome e il getto delle Falls sono lì a farmi compagnia.
Basta poco quindi per riaccendere quei ricordi, è sufficiente ad esempio ascoltare una band che viene da lì, anche se il suo shoegazing tendente al postrock poco ha ben poco da spartire con la musica ascoltata a quell’epoca, dai R.E.M. ai The Smiths, ma sarebbe certamente stata molto adatta a quei lunghi trasferimenti in auto. L’album eponimo che sigla l’esordio dei Solar Powered People offre alcuni spunti interessanti per gli appassionati del genere:

Last Day In Love mp3

Start The Cycle mp3

Hibernation mp3


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sabato, 27 gennaio 2007
Arcade Fire

Arcade Fire - Neon Bible

Sophomore slump? Questo termine è mutuato dal mondo accademico nordamericano, indicando il calo di rendimento che solitamente colpisce degli studenti durante il secondo anno di università (sophomore appunto, mentre freshman è un iscritto al primo anno, junior al terzo e senior al quarto – come impara presto chi segue la pallacanestro NCAA come me), ed in campo musicale si riferisce alla purtroppo ricorrente occorrenza del secondo disco pubblicato da un gruppo che non riesce ad essere in grado di mantenersi allo stesso livello dell’acclamato esordio. A scanso di equivoci, Neon Bible non rientrerà, fortunatamente, in questa categoria. Sarebbe alquanto inutile sottolineare quanto abbiamo tutti amato Funeral, perché davvero non ricordo di aver letto giudizi negativi a riguardo. Cito solo la mia traccia preferita: Neighborhood #3 (Power Out).
Ad essere sincero, dopo aver sentito il primo singolo Black Mirror, non è che mi fossi molto entusiasmato, ed un minimo di apprensione l’avevo maturata. Ma riascoltato nell’ambito del disco assume una connotazione più rilucente, apparendo in tutta la sua evidenza il tributo a David Bowie, di cui si ricorda uno splendido duetto proprio con gli Arcade Fire (di cui si professa grandissimo estimatore) in occasione di Fashion Rocks a New York nel settembre di un paio d’anni fa, con il pezzo Wake Up.
Il resto del disco è analogamente un diletto per il nostro senso uditivo e trovo perfettamente calzante la descrizione che ha voluto fornire il frontman Win Butler: “è come trovarsi davanti all’oceano di notte”. La capacità di comporre emersa con Funeral ha potuto usufruire in Neon Bible anche di possenti mezzi di supporto, che si traducono nell’adozione di un’intera orchestra ungherese e di un coro militare, e vede l’impiego di strumenti come l’organo a canne e la ghironda per mantenere fede a quella connotazione di pop barocco a cui paiono molto affezionati. Tra gli artisti di spicco che vengono ospitati mi preme sottolineare Martin Wenk e Jacob Valenzuela dei Calexico, cui concedo la mia fiducia incondizionata.
C’è spazio anche per un richiamo allo Springsteen di Born To Run, l’ennesimo di questo periodo, nel modo di cantare (Antichrist Television Blues), ma questi piccoli dettagli affondano nell’immensità dell’oceano Neon Bible. E’ forse presto per sbilanciarsi a tal punto, ma qualcosa mi dice che questo disco lascerà il segno anche negli anni a venire. Si rende quindi necessario un nuovo pellegrinaggio a Montreal, questa volta possibilmente senza la coltre di un metro di neve all'aeroporto Dorval.

Keep The Car Running mp3

No Cars Go mp3

My Body Is A Cage mp3


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mercoledì, 24 gennaio 2007
The Go Find

The Go Find - Stars On The Wall

Che dal Belgio possano provenire ottime band è un fatto assodato, basti pensare ai dEUS, mio gruppo preferito dell’Europa continentale, o ai Soulwax. I The Go Find sono un gruppo che nasce dalle idee di Dieter Sermus, un trentenne di Anversa che ha maturato una lunga esperienza in formazioni indiepop. E giusto per fornire un paio di indizi a garanzia che si tratti di qualcosa di realmente concreto, i riferimenti sono: Morr Music, l’etichetta di Berlino specializzata in indietronica (The Notwist, Ms.John Soda, Lali Puna e Mum) e la produzione di Arne Van Petegem, meglio conosciuto come Styrofoam (anch’esso appartenente alla scuderia Morr).
Per descrivere la musica dei The Go Find, una consona analogia che mi viene in mente è il famigerato cioccolato belga Godiva. Ingredienti di elevata qualità, poco dolce ma ricco di un corposo intreccio di essenze aromatiche. Suoni molto soffusi, limitato e funzionale impiego di campionamenti, tracce esclusivamente acustiche come Monday Morning, quella che più mi piace di Stars On The Wall, secondo disco full length dopo Miami del 2004. E non è escluso che il risultato possa anche migliorare, in quanto quella che ho ascoltato pare essere una versione preliminare. In ogni caso è consigliato a chi ama Morr, l’indie d’atmosfera, e le sonorità delicate. Se cercate invece qualcosa di movimentato e brioso, passate oltre.

Dictionary mp3

Monday Morning mp3

Ice Cold Ice mp3


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lunedì, 22 gennaio 2007
Sophia

Sophia - Technology Won't Save Us

Il 22 gennaio 2007 passerà alla mia storia come un giorno dove ho imparato tanto, in misura come di rado mi è capitato negli ultimi anni della mia vita. E la cosa più strana è che non capisco se dovrei essere triste oppure felice, perché una parte di me sorride e quell’altra sanguina. Prevale il realismo, quello secondo cui i sogni svaniscono all’alba o, peggio, sono destinati a diventare incubi. Posso solo ringraziare il fato, le tre Parche o il destino che dir si voglia di avermi messo, ad un certo punto dell’ordito, nella stessa trama di certe splendide creature.
Come spesso accade, la musica riesce a sottolineare ed a magnificare certi passaggi cruciali, ed oggi è toccato ai Sophia. Technology Won’t Save Us è uscito a fine ottobre ed è stato da me colpevolmente ignorato sino ai giorni scorsi, forse a causa del precedente People Are Like Seasons del 2004 che al di là di Oh My Love mi aveva procurato poche scosse emotive. Ma probabilmente mi sbagliavo e si renderà necessario un riascolto più attento anche di quel disco. Trovo adesso Technology un album profondissimo che non mi stupisce trovare ai vertici di molte classifiche del 2006, comprendendo sia grandi tracce a presa rapida alla Where Are You Now, che una struttura di insieme armonica e equilibrata che tiene avvinti per tutti i quaranta minuti di ascolto. Esiste però una edizione limitata che include il bonus CD Music for Picnics (Knocks and Rocks and Scratches and Squeaks...) ovvero sei tracce acustiche in cui il solo Robin Proper-Sheppard, anima della formazione, ripropone alcuni dei brani delle ultime due pubblicazioni in una veste ancor più melanconica dello standard-Sophia. Un po’ quello che ha fatto in un recente set alla Casa 139 a Milano ad inizio gennaio (che – avendo ascoltato prima questi dischi – non avrei mai pensato di perdere, considerando anche la presenza a supporto di Malcolm Middleton). Poco male, però, perché a quanto pare i Sophia torneranno in tour in Italia in formazione completa ad aprile ed allora non mancherò di certo, perché, come canta Birds:

Come on hurry up now
We're a day late for Spring
If we sneak in through April
We won't miss a thing

Isn't it beautiful
Our lack of control
No prayers unanswered or wishes ignored


Where Are You Now mp3

Lost (She Believed in Angels) mp3

Swept Back (acoustic) mp3


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venerdì, 19 gennaio 2007
Jarvis Cocker @ Magazzini Generali - Milano

Perché andare al concerto di Jarvis Cocker se il suo disco l’hai accolto tiepidamente, ascoltandolo per intero un solo paio di volte? Perché Jarvis è uno dei personaggi più influenti degli anni ’90, e, stranamente non è mai stato in concerto prima in Italia, neanche nel periodo Pulp. E poi perché la tua prima amica di blog, che risale al lontano novembre 2003, si rende disponibile quale compagna d'eccezione. Non avrò modo di pentirmi, pur con tutti i distinguo del caso.
Pur arrivando con un discreto anticipo si intuisce che l’affluenza sarà corposa, anche perché è l’unica data italiana e proprio in funzione del fatto che JC è stato un riferimento per molti britpoppers; come conseguenza il tipo di pubblico è mediamente più "maturo" del solito ed anche un po’ più fighettoide. I Jennifer Gentle ci intrattengono nell’attesa dell’evento principale, noncuranti del fatto che Jarvis Cocker si aggira tra il pubblico e firma autografi; può essere considerata una mancanza di rispetto per i supporter, io mi limito a constatare che mi pare in ottima forma, mentale più che fisica, altrimenti non si concederebbe così apertamente. Quella dei veneti Jennifer Gentle è una musica difficile, poco listener-friendly, a cavallo tra experimental, noise e psichedelia, ma se riesce a risultare comunque gradevole nonostante queste premesse, significa che il talento non è indifferente.
Jarvis si presenta con cinque musicisti, tra i quali spicca il bassista Steve Mackey, compagno di band nei Pulp, e attacca con energia Fat Children, rendendola dieci volte più bella che sul disco. Intanto ripete il noto rituale dell’arancia infilata nell’indice, per essere poi lanciata verso il pubblico (che qualche canzone più tardi gliela restituirà allo stesso modo). Tra una canzone (Don’t Let Him Waste Your Time) e l’altra (Heavy Weather) ci intrattiene con conversazioni a volte estemporanee, ma almeno perfettamente intelligibili grazie al suo inglese cristallino e, una volta tanto, perfettamente scandito. Ne emerge una buona dose di autoironia (ad esempio quando sostiene che la giacca che indossa – quella famosa che appare anche sulla copertina del disco – è di sua moglie) e dimostra di essere piuttosto lucido e presente. One Man Show è l’unica traccia, a parte la cover finale, a non essere presente sul disco, e precede la sezione più “sensibile”, quella costituita da I Will Kill Again e da From Auschwitz To Ipswich. Segue invece la parte più debole del concerto, costituito da Tonite, Big Julie e Disney Time, che anche sul disco mi lasciano indifferente, mentre si riprende bene con Big Stuff (una delle migliori) e Black Magic. L’encore si concretizza con Running The World, uno dei pochi pezzi in cui si può udire sing-along, a dimostrazione che il disco non ha avuto molti passaggi neanche tra i suoi estimatori più fedeli, mentre chiude, un po’ a sorpresa perché molti, me compreso, si aspettavano Space Oddity di Bowie, una gradevolissima Satellite Of Love di Lou Reed.
Ci guardiamo e ci interroghiamo, concordi nel giudicare il concerto appena sufficiente dal punto di vista musicale, ma certamente meritevole per il personaggio Jarvis, che meritava questa sorta di tributo. Sarebbe stato semplice fare meglio: escludere i pezzi più deboli del nuovo album ed integrare invece qualche traccia che ha spinto i Pulp ai confini della leggenda. Molto difficilmente avrò modo di rivedere un suo concerto, ma almeno quando ascolterò Different Class, This Is Hardcore e We Love Life, potrò associare una immagine tangibile di Jarvis Cocker.


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mercoledì, 17 gennaio 2007
The Hours

The Hours - Narcissus Road

“I love You more than my record collection, I love You more than my football team…” non sono forse degli idoli? Lo sono, lo sono, basta leggere il loro manifesto per averne la controprova. Cresciuti in mezzo a Jarvis Cocker (che li sponsorizza tutt’ora), Joe Strummer (quali Mescaleros) e qualche esperienza di produzione (degli UNKLE), Antony “Ant” Genn e Martin Slattery hanno adesso deciso di fare sul serio, per conto loro. I due northern lads, appellativo che suona più o meno come “ragazzotti del nord” (Sheffield), si sono prodotti in un disco - Narcissus Road - che mette in risalto soprattutto le eccellenti qualità di tastierista di Slattery, e la tagliente ironia dei testi di Genn, condensando un powerpop di qualità che non farà fatica ad attirare l’attenzione del pubblico. Poi ci penserà un po’ di (in)sano gossip ad alimentare l’hype, magari ricordando quanto “Ant”, sotto l’effetto di 14 metilen-diossimetamine, due pastiglie di LSD, due o tre grammi di eroina, parecchia cocaina, un bel po’ di vodka ed una quantità spropositata di sidro (come da lui testualmente dichiarato), si è esibito quale perfetto streaker a Glastonbury 1995; oppure di quando divideva l’appartamento con Robbie Williams. Ma questo storie appartengono, sembra, al passato. Il singolo Ali In The Jungle si richiama allo storico incontro di boxe tra Mohammed Alì e George Foreman a Kinshasa nel 1974, quando Cassius Clay riconquistò il titolo mondiale, facendone un parallelo con il ritorno dal baratro della tossicodipendenza di Ant, mentre Icarus è quasi certamente ispirata a Pete Doherty, tanto per rimanere in tema.

Ali In The Jungle mp3

Icarus mp3

Murder Or Suicide mp3


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lunedì, 15 gennaio 2007
Calla

Calla - Strength In Numbers

Giornate di grande fermento, con due/tre dischi al giorno di ottima caratura che si rendono disponibili per il primo ascolto, e per la nostra bulimia musicale non conosce ostacoli, e cresce anzi il rammarico di tutte quelle incisioni che rimangono inevitabilmente nel limbo delle intenzioni. Come preannunciato con gaudio da Animal House, arriva Strength In Numbers, quinto LP del gruppo newyorkese di origini texane, quello che riesce deliziosamente a galleggiare tra indie e post-rock meglio di qualunque altro. La voce di Aurelio Valle risulta sempre una delle più vellutate e sensuali del panorama alternativo, a volte sussurrata, talvolta ansimante, ma sempre significativa. Il suono di questo disco mi ricorda per certi versi gli episodi migliori dei dEUS ed in alcuni frangenti anche le caratteristiche ballate dei Doves, senza abbandonare le chitarre riverberanti che garantiscono la connotazione "post". Il livello delle tredici tracce, che probabilmente raggiunge l’apice con Bronson (vedi link precedente), è costantemente elevato e conferisce a Strength In Numbers il rango di runner-up di questo inizio d’anno a ridosso dei TGTBTQ.

Sanctify mp3

Rise mp3

Dancers In The Dust mp3


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The Cinematics

The Cinematics - Break

Non tutti i week-end lavorativi vengono per nuocere. Per esempio, certi novelli corrispondenti franciosi hanno perfettamente intuito che piazzargli alle costole una simpatica modella controfigura di Keira Knigthley, anzi forse anche dotata di qualcosa in più, è un sistema molto efficace per tenere molto elevata l’attenzione di uno stanco (e teoricamente un po’ svogliato) quarantenne in trasferta in Haute Savoye. Del tipo che: “è già ora di ri-partire?”. Impressionante, ma da accantonare prontamente tra i piacevoli ricordi, e per rientrare nei ranghi mi affido all’ennesima creatura glasgowiana, un quartetto che si affaccia alla ribalta del newrock (categorizzazione che incontra sempre maggiori consensi e che intitola un canale audio di Sky) con il debutto A Strange Education. Scorrendo le prime tracce non posso evitare di pensare ai The Editors, e la corrispondenza tende a ripetersi anche nei brani conclusivi. Cercando dei riscontri è possibile verificare che hanno supportato diverse loro date (insieme anche a We Are Scientists, il cui componente geekissimo Chris Cain compare in un cameo nel video del singolo Break), così come hanno fatto recentemente per gli Snow Patrol, di cui però non si trovano pressochè tracce nel suono dei The Cinematics. Energici e determinati, i quattro componenti sembrano essere piuttosto omogenei ed affiatati. A Strange education verrà pubblicato in marzo.

Break mp3 / video

Asleep At The Wheel mp3


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giovedì, 11 gennaio 2007
The Good, The Bad & The Queen

The Good, The Bad & The Queen - S/T

Mi rendo conto che è stucchevole, oggi 11 gennaio, parlare di uno dei migliori dischi del 2007. Però sono a disposizione di chiunque per una scommessa: ci ritroveremo tra dodici mesi e vedremo in quante classifiche comparirà The Good, The Bad & The Queen, eponimo album della superband creata da Damon Albarn, Paul Simonon, Simon Tong e Tony Allen. Che Damon Albarn abbia vinto la guerra di talento del britpop penso sia fuori discussione, con buona pace dei Gallagher. Quello che stupisce è l’eclettismo e la capacità di rimescolare formazioni e gruppi, dai Blur ai Gorillaz, sino a questa creatura da bioingegneria musicale, pescando il bassista dei Clash ed il chitarrista dei The Verve. Non ho mai avuto dubbi che fosse l’ennesimo successo di colui che condivide la città natale con Alfred Hitchcock, e già la title track presentata tempo fa da Wildside forniva ampie garanzie. Ed infatti l’album è una pietra preziosa perfettamente intagliata, dalle svariate sfaccettature che forniscono riflessi scintillanti, che la mia limitata preparazione fatica a cogliere nella loro compiutezza. Da Morricone (come era facile prevedere visto il nome della band) al punk, dal word beat al rock di stampo Kinks. Ma forse è più saggio tacere, e lasciare che a descrivere TGTBATQ siano firme più competenti, o meglio ancora, le vostre percezioni uditive.

Kingdom Of Doom mp3

Green Fields mp3


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mercoledì, 10 gennaio 2007
Kaiser Chiefs

...
Ruby Ruby Ruby Ruby
Do You Do You Do You Do You
Could it be, Could it be that You're joking with me
...

Ideale come dissipapensieri... :]

Ruby mp3

Promo che anticipa l'album Yours Truly, Angry Mob in uscita il 26 febbraio.


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domenica, 07 gennaio 2007
Idlewild

Idlewild - Make Another World

Warnings/Promises è stata una delle maggiori delusioni del 2004, ma ciò non mi ha impedito di amare Love Steals Us From Loneliness, quasi inspiegabilmente perché si tratta di una canzone piuttosto povera di contenuti ma, a quanto pare, infettiva. Ben altro spessore aveva The Remote Part, pubblicato due anni prima e contenente due tracce entrate in una moltitudine di compilations: You Held The World In Your Harms ed American English. Non che ciò fosse bastato alla band scozzese per uscire dal limbo della seconda scelta, perché la loro musica ha sempre dato l’impressione di essere di seconda mano, a cavallo tra i R.E.M., specie nel modo di cantare del frontman Roddy Woomble che sembra talvolta imitare Michael Stipe, e i The Smiths, con l’aggravante di testi spesso lacunosi ed un po’ semplicistici.
Eppure. Eppure ho sempre provato simpatia per gli Idlewild, certamente più di quanto i loro effettivi meriti artistici avrebbe reso lecito. Aspettavo quindi l’annunciato nuovo disco, Make Another World, con curiosità ed impazienza, volevo concedere una prova d’appello prima di considerare bollito il gruppo di Edimburgo.
Già prima di arrivare all’apice del disco, costituito dal convincente ed energico singolo If It Takes You Home, ho intuito che, pur rimanendo inevitabilmente invalicabili i limiti strutturali della band, la verve era tornata ad essere quella dei giorni migliori. Non riesco a valutare quanto abbia inciso l’ingresso di un nuovo bassista (Gareth Russell), ma più probabilmente è l’ispirazione di Woomble ad aver giocato un ruolo predominante, forse anche aiutato dall’aver precedentemente convogliato verso il disco pubblicato in veste solitaria nell’estate scorsa (My Secret Is My Silence) la componente più morbida e folk del suo scrivere musica, riservando agli Idlewild il suono più ruvido e movimentato per il quale sono stati apprezzati in passato.

Everything (As It Moves) mp3

If It Takes You Home mp3 / video


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

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