"Life is hard
and so am I."
- Mark Oliver Everett -
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Quasi due anni dopo. Eh però queste scimmiette...
Brianstorm [radio rip] mp3
Sarà la prima traccia di Favourite Worst Nightmare, in uscita il 23 aprile, nonché primo singolo del nuovo album. La traccia è stata rippata dal programma The Radio 1 Rock Show condotto da Zane Lowe su BBC 1 stasera. Gli è piaciuta così tanto da trasmetterla due volte.

Ne parlavamo non molto tempo fa, in occasione dell’apparizione del nuovo disco dei Dinosaur Jr. La lista di emohfiliaci, ascoltatori fulminati sulla via di Damasco dal disco solista di Lou Barlow del 2005, è piuttosto nutrita, e qualcuno addirittura temeva che l’impegno per la reunion con J Mascis e Murph potesse distoglierlo da ulteriori episodi in prima persona. Nessun timore, arriva Mirror The Eye, un EP che contiene 5 brani raccoltissimi, per totali 12 minuti e 40 secondi. In pratica è come se fosse un bigino di Emoh, l’album di cui sopra, perché l’impronta è la medesima, così come invariata è la registrazione casalinga. Mi rendo conto, è come una sveltina, però, guardiamo il rovescio della medaglia: "quelle estemporanee sono le più belle" diceva una persona alquanto saggia e solitamente molto restia a parlare di certi argomenti...
Mirror The Eye EP

Circa un anno fa ero incappato in Black Shoes, e da allora avevo inserito The Films nella lista dei “sotto osservazione”. Pur essendo originari della South Carolina, hanno diviso ultimamente il palco con gruppi europei come i Mando Diao ed i The Kooks, e questi indizi possono aiutare anche ad intuire quale sia il genere di musica che propongono. Abusatissimo il paragone con i The Strokes, e forse per sfuggirne pubblicano il disco di esordio Don’t Dance Rattlesnake prima in Europa, nei paesi a lingua tedesca. La maggior parte dei brani, 9 su 12, sono rapidi nel ritmo e nell’esecuzione, non arrivando nemmeno ai canonici 3 minuti, ma non per questo rimangono incompiuti, confezionando un disco incalzante ma non frenetico. Sicuramente interessanti e degni di ascolto, potrebbero costituire una sorpresa nell’affollatissimo panorama discografico di questo inizio d’anno.
Black Shoes mp3
Call It Off mp3
Belt Loops mp3
Cortina mancava al mio curriculum di sciatore itinerante, divenuto stanziale solo negli ultimi anni per ragioni familiari, facendo base fissa ormai in Valgardena. Forse l’ho evitata in passato per quella sua aura di eleganza blasè, la giacca a vento beige chiaro dell’Avvocato, quell’apparire un luogo mondano prima che una località di montagna. Approfitto quindi dell’invito di Phil, cortinese di adozione, che si presta a farci da guida per un giorno, solleticando la nostra curiosità. Questa occasione sarà anche la prima escursione giornaliera da solo con mio figlio, ormai a dieci anni scia abbastanza bene da poter affrontare qualsiasi pista, qualsiasi dislivello, e la sua sfrenata passione per l’ingegneria degli impianti di risalita lo spinge oltre qualsiasi ostacolo naturale. Partiamo di buon ora (almeno per le nostre abitudini) da Selva, giusto il tempo di ritirare gli sci appena rifatti da Toni, e ci inerpichiamo sul primo dei tre passi che ci condurranno a Cortina. Spetta ai The Dears ed al loro primo album No Cities Left accompagnarci sul Gardena, e la splendida Purgatory verrà fatta ripassare per un po’ di volte. La strada è perfetta, sgombra da neve e ghiaccio, e lo scarso passaggio di automezzi consente di concentrarsi sulla guida e divertirsi a pennellare le curve. Fortunatamente lui ha lo stomaco abbastanza robusto da non patire disagio ed imbragato nel suo seggiolino posteriore si concentra sul paesaggio ricordando con straordinaria precisione le occasioni precedenti in cui siamo transitati da qui. Colfosco in 28 minuti, Corvara in 33, La Villa a 40, San Cassiano al 45esimo minuto e ci avviamo verso Valparola e Falzarego, due passi concatenati, cedendo il testimone ai The Shins, validi in qualsiasi circostanza. Australia sta ammiccando dagli altoparlanti quando passiamo di fianco ad uno spiazzo dove ho trascorso una incredibile serata (e parte della nottata) nel gennaio di una ventina d’anni fa, le pareti di neve fresca, gli alti abeti, il cielo glacialmente stellato: ricordi che affiorano dolci e morbidi, come lei, chissà dov’è, chissà cosa fa, chissà se anche lei ha tre figli come me. Domande destinate a restare inevitabilmente irrisolte. Guardo nello specchietto e penso che mi piacerebbe raccontargli ma non è il caso, è troppo presto. Arriviamo al Lagazuoi, sono trascorsi 55 minuti ed iniziamo la discesa, abbandonando i luoghi familiari e preparandoci a rimanere incantati dai nuovi orizzonti, dalle cime mai viste da quelle prospettive. L’appuntamento è di lì a breve, passate le 5 Torri, al primo posteggio che incontriamo nell’area di Cortina, dopo 55 kilometri e 70 minuti di percorso. Trovare l’ultimo spazio libero è un buon presagio per la giornata che ancora ci aspetta, ed allora giù, verso Tofana Express, per dirigerci al Rumerlo nel cuore delle piste su cui scivoleremo oggi. Quindi su per diverse volte sino al Pomedes, da dove partono quattro splendidi tracciati. Il primo che affrontiamo è quello dell’Olimpica, che con il suo Schuss in mezzo a due torri di roccia dolomitica è quello che sollecita maggiormente la nostra fantasia. Lo Schuss è estremamente ripido, a vederlo risalendo non ci si rende ben conto di quanto, e quando mi ci trovo sopra mi preoccupo un po’ per lui, ed il fatto che il tratto è perennemente all’ombra delle torri fa si che la neve sia più che compatta, praticamente una lastra. Ringrazio mentalmente la previdenza di aver fatto ripristinare l’assetto delle lamine la sera precedente proprio mentre un paio di sciatori che non tributano la dovuta referenza al pendio si producono in rovinose cadute a pelle di leone che terminano solo dopo molti metri, quando la pendenza torna ad essere meno aspra. Lui si ferma solo a metà, ma riprende immediatamente, fortunatamente non ha mai avuto timore delle pendenze. Viene quindi la parte più divertente, ariosa, dove le curve possono essere cadenzate a piacere senza la necessità di assecondare la conformazione del terreno. Mi annoto che Two Receivers dei Klaxons sarebbe perfetta a questo punto. Un paio d’anni fa avevo già provato ad associare una canzone a ciascuna pista. Viene poi la volta del Canalone, ampio ed accogliente, che invita a lasciar correre gli sci, a condurli in ampi curvoni come la geometria delle loro sciancrature prediligono. I piedi a quel punto diventano la parte del corpo più importante, la sensibilità è la loro prerogativa. Guardo la mia ombra sfrecciare accanto a me e mi accorgo di essere troppo rigido e verticale. I glutei si devono abbassare di più, ma i quadricipiti femorali, poco allenati quest’inverno, non sono in grado di reggere la posizione corretta a lungo. Ci sarà tempo per rimettersi in sesto fisicamente, quel che importa adesso è gustarsi la pista. Mi viene in mente Everybody Daylight dei Brightblack Morning Light (vedi sotto), sarebbe un accompagnamento più che adeguato. Viene quindi il momento di spostarsi a Ra Valles, ai piedi della Tofana principale. La Freccia Nel Cielo lascia senza fiato con le sue campate senza piloni ed una pendenza media del 47%, peccato non poter raggiungere la vetta del terzo tronco, a 3243 metri di quota, ma essendo esclusivamente una meta panoramica è operativa solo d’estate. A 2830 sì è comunque abbastanza in alto per ammirare la Conca in tutto il suo splendore in una giornata cristallina, l’imponenza del Cristallo e la tracce del Faloria, che richiederà una seconda spedizione per esplorarle. Le cicatrici sulla roccia lasciate dagli alpini quasi un secolo fa sono una piccola incrinatura nei pensieri, loro anche in una giornata come questa non avrebbero avuto molti motivi per sorridere. Scendiamo a valle sulla Forcella Rossa, molto esposta al sole e di conseguenza con un manto nevoso molto metamorfosato, quasi primaverile. Pendenza di rilievo, gobbe formate dai numerosi passaggi, immagino The World Was A Mess But His Hair Was Perfect dei The Rakes per scandire i piegamenti lungo un dislivello di quasi 1000 metri.
Inizia a quel punto la trafila del rientro, con in percorso compiuto a ritroso. E’ piacevole poggiare le stanche membra sul sedile dell’auto ed abbandonarsi ad un altro po’ di sana musica, tipo Beautiful Freak dei The Eels. Lo interrogo sulla giornata, definita “ottima”, attento a percepire se è accresciuta la complicità. Ormai mi rendo conto che il corredo genetico che condividiamo non si manifesta solo sul suo volto, in certi dettagli fisici. Pallacanestro, informatica e gli altri interessi che lo stanno rendendo meno bambino convergono con i miei. E la crescita di questo rapporto, che mi vede rivestire il ruolo di padre mi risulta ancora più prezioso adesso, che vivo con apprensione ed angoscia quello in cui ricopro i panni del figlio.
Brightblack Morning Light - Everybody Daylight mp3 (Matador Records)
I BML mi sono stati introdotti da una nuova conoscenza di Last.fm; sono due personaggi peculiarissimi provenienti dall’Alabama. Dicono di avere sangue dei nativi americani nelle loro vene, sono anticonformisti all’ennesima potenza, vivendo nella California settentrionale in tenda d’estate ed in scarni rifugi d’inverno. Difficili da rinchiudere in un genere, li assocerei ai Grizzly Bears per affinità.

Splendido, semplicemente splendido, worth the wait, per usare un intercalare anglofono. Con il solito titolo kilometrico We Were Dead Before The Ship Even Sank è certamente destinato a bissare il successo di Good News for People Who Love Bad News e, per quanto mi riguarda ne eccederà l’indice di gradimento. Numerosi gli spunti, dalla presenza nella band di Johnny Marr, indimenticabile chitarrista dei The Smiths, nonché validissimo musicista a prescindere (molto interessante ad esempio il suo Boomslang in versione Johnny Marr and the Healers), per passare al ritorno del batterista degli esordi Jeremiah Green, e per finire con il cameo di James Russell Mercer dei The Shins a prestare la sua voce a supporto di alcune tracce del disco (come Little Motel), a costituire una sorta di simposio dell’indie. Il primo singolo Dashboard era in circolazione da alcune settimane e si connota come la traccia movimentata, alla Float On. Alcune altre in versione live erano circolate in rete alla fine dell’anno scorso, forse anche in funzione dalla originaria data di pubblicazione che avrebbe dovuto essere a metà dicembre, in seguito posticipata a fine marzo 2007.
Spitting Venom è stupefacente e non ho neanche provato a resisterle, un po’ come se fosse una Natalie Portman musicale.
Il modo di fare musica dei Modest Mouse rimane comunque ben identificabile e riconducibile agli episodi che hanno preceduto quest’album e non c’è alcun pericolo che anche i fan più integralisti possano essere soddisfatti dal risultato. That’s what we’re waiting for, that’s what we’re waiting for. Aren’t we?
Spitting Venom mp3
Little Motel mp3
Fire It Up mp3

The Boy With No Name è un gran bel titolo, in perfetto stile glasgowiano. Del quinto album dei Travis sono in circolazione le prime tre tracce (che a giudicare dalla qualità non mi stupirebbe se si trattasse di web-rip), tra cui il singolo Closer. Un piccolo assaggio per pregustare quello che Fran Healy e compagni, con l’aiuto di icone come Brian Eno, sono riusciti a mettere insieme dopo sei anni dal loro ultimo inedito. Tra queste quella che mi piace di più è 3 Times And You Lose, che è un po’ Driftwood e vagamente Why Does It Always Rain On Me, quella che rimane la canzone che mi ispira di più dei Travis, un vero inno allo spleen. Is it because I lied when I was seventeen?
3 Times And You Lose mp3
Selfish Jean mp3
Closer mp3

Ingredienti:
Tre fratelli e un cugino primo (Followill è il loro cognome);
Leon il padre (dei tre), Leon il nonno (di tutti e quattro);
Un infanzia passata avanti e indietro tra Memphis e Oklahoma City, a rincorrere il Leon pastore pentecostale, su e giù da un auto, dentro e fuori da un luogo di culto;
Un trasferimento a Nashville per dedicarsi alle incisioni;
18 mesi di tour;
Sex, drugs & rock and roll (a volontà);
Amalgamare bene aggiungendo southern rock a lunga conservazione d’autore tipo The Marshall Tucker Band, poi passare ai prodotti freschi come The Eels, The Strokes e The Libertines;
Mettere nel burner per 5 minuti circa a 12 x, ad una temperatura di 600°;
Estrarre con cautela per evitare cauterizzazioni e servire su silver dye di pregio (TDK o Verbatim), accompagnato da un Tennessee whiskey, of course.
Questa era la mia introduzione per Aha Shake Heartbreak, il secondo disco dei Kings Of Leon, in un altro spazio, in un altro tempo (2004). Due anni e mezzo sono trascorsi da allora, ma la sostanza è la stessa, potrei giusto sostituire i The Libertines con i The White Stripes e forse i The Strokes con un altro gruppo newyorkese, i TV On The Radio. Ma sono suggestioni, quello che conta è che ascoltare un loro disco è un’esperienza che arricchisce, non lascia indifferente. Posso portare a paragone e contrasto, un altro disco uscito (oddio, non proprio uscito, insomma scaricato) in questi giorni che appartiene allo stesso sottogruppo: Have Mercy dei The Mooney Suzuki; piatto, scialbo, povero di contenuti, evidentemente volto a fare cassa con poco sforzo, e sì che il talento sembrava non mancare loro. Attitudine che traspare invece copiosamente dalle 13 tracce di Because Of The Times, un album che amerò a lungo, ne sono certo. E spero di poter colmare presto la lacuna di non averli ancora ammirati live.
Knocked Up mp3
My Party mp3
Fans mp3
Puntata precedente
The Beta Band = culto. Dalla scena di High Fidelity in cui John Cusack sussurra a Jack Black che venderà quattro copie di The Three EPs e diffonde Dry The Rain nel negozio di dischi. Anche se è vero che di piogge da asciugare non ce ne sono più state, ho sempre riservato un occhio di riguardo per The Beta Band, e all’atto del loro scioglimento nel 2004 mi sono sinceramente dispiaciuto. Evidente quindi che accolga con grande entusiasmo una nuova creatura, The Aliens, composta da tre dei quattro componenti originali della TBB. Se poi ascolto il primo pezzo, il singolo Setting Sun che anticipa l’album Astronomy For Dogs (che titolo eh?) in uscita a marzo, e ritrovo quella stessa freschezza, quel rock psichedelico ed un po’ acido, non posso trattenere un “ma vieni!”.
Setting Sun mp3
Setting Sun (instrumental) mp3
Setting Sun video
The Beta Band – Dry The Rain mp3

12. Sono ormai dodici i brani che tra b-sides, bonus tracks, vinili ed esclusive per Napster o similari che i Bloc Party hanno seminato per il mondo a corredo del loro ultimo album. Tanto che l’insieme di questi pezzi è ormai stato rinominato Another Weekend In The City, e qualcuno ne ha persino realizzato una copertina in stile, font Gill Sans di ordinanza incluso. Appare ormai evidente la precisa strategia per aumentare il rumore intorno al loro disco, ma sale il rammarico di quello che avrebbe potuto essere WITC se certe canzoni fossero state incluse direttamente, dato che The Once And Future King avrebbe potuto mitigare la delusione di chi si aspettava ancora motivi tirati, ed England ma soprattutto Selfish Son avrebbero costituito una solidissima struttura insieme a ciò che effettivamente l’album offre di buono. La prossima considerazione è che il loro concerto del 13 maggio all’Alcatraz di Milano sarà, a maggior ragione, un appuntamento imprescindibile. Con i Biffy Clyro come supporter, non male.
Selfish Son mp3

Due anni fa ho acquistato Ear Bleeding Country, la raccolta antologica del meglio dei Dinosaur Jr., come tributo alla carriera di un gruppo che, molto erroneamente, consideravo aver esaurito il suo ciclo vitale, essendo iniziato nel lontano 1985, avendo lasciato una traccia indelebile anche su chi – i Nirvana ad esempio – è entrato nella storia del rock, dopo aver regalato autentici capolavori come You’re Living All Over Me, Bug e Green Mind, tre album che raccolgono 5 stelle in tutte le storiografie musicali più autorevoli.
Avevo letto recentemente dei concreti propositi di riunione, compreso quel Lou Barlow di cui ho adorato il recente Emoh, oltre ovviamente all’excursus in altri gruppi stupefacenti – in tutti i sensi – come Sebadoh, Sentridoh e Folk Implosion, che non figurava tra i componenti dei Dinosaur Jr. dal lontano 1988, ovvero proprio da Bug.
Nonostante l’enorme credito vantato da J Mascis e soci, il dubbio che si trattasse di un fallimentare tentativo di rinverdire fasti che appartengono alla memoria finendo poi per infangarla era legittimo, avendo assistito a innumerevoli casi analoghi.
Errore, il secondo, anche in questo caso. Beyond uscirà il primo maggio, ma oggi è apparsa una versione piuttosto definitiva, a giudicare dalla produzione già molto curata, ed è a dir poco stupefacente, una miniera a cielo aperto. E’ come se non fosse passato un solo anno, altro che ritrovo di vecchie glorie del Massachusetts. O forse è solo un scherzo maturato a lungo, un disco realizzato nel 1989 e tenuto in un cassetto sino ad oggi. I commenti che leggo sono unanimemente entusiasti, non si tratta di un abbaglio. Gli amanti del rock un po’ ruvido, di quel suono distintivo costituito da chitarre distorte sulle quali si incastonano i ricami in assolo di J Mascis non potranno che sorridere e fare spazio sullo scaffale di fianco a quei cd dalle custodie consumate che sembravano destinati a restare ineguagliati.
We're Not Alone mp3
Pick Me Up mp3
I Got Lost mp3
Ti sentirai solo. In tanti me lo dicono. E probabilmente hanno ragione. Ma io sono pronto. A sentirmi un po’ più solo. Indi(e)pendente. Mi sarò fatto condizionare dalla nostra amata musica, dallo zeitgeist che spinge in questa direzione. Ma è quello che voglio, adesso.
Vivo l’ultimo atto ufficiale di una mezza vita passata seguendo uno schema prefissato con lo spirito leggero di chi ha un futuro diverso che lo aspetta, diverso per scelta propria. Nessuno può dirmi ora se la scelta è corretta, ragionevole (non lo sembrerebbe di primo acchito), adeguata. Posso solo leggere nei loro occhi, quelli di chi viene edotto, la sincera contentezza di sapere che sto facendo ciò che dovrebbe rendermi felice. Tanto basta.
Nero o rosso, pari o dispari, la giocata non è poi troppo rischiosa. La pallina può rimbalzare impazzita e lasciarti in braghe di tela, ma – sarà che sono ottimista di natura – mi vedo di più a lasciare la mancia al croupier, come quella volta del pieno al Ceasar Palace.
Migliaia di volti si sovrappongono, si susseguono, è un caleidoscopio che attinge a più di vent’anni di storia, spesso entusiasmante, talvolta drammatica, ma almeno per il momento non butto niente nel cestino, ed il cordone ombelicale non viene ancora reciso.
Luci e velluto, forme e colori, creatività omologata. Niente però può nascondere l’evidente crisi di identità della nostra società. E la sensazione è quella che il baricentro si stia veramente spostando sempre più ad ovest, passando la linea del cambio di data, proseguendo quel cammino intrapreso millenni fa a partire dalla Mezzaluna Fertile quasi ad assecondare il movimento rotatorio del nostro pianeta. E per citare ancora una volta Yoshimi dei Lips:
You realize that life goes fast
It's hard to make the good things last
You realize the sun doesn't go down
It's just an illusion caused by the world spinning round
Viaggiare di notte in metropolitana in una città aliena ha sempre un fascino senza uguali. La cartina impressa in mente, contare le fermate, lasciare che le immagini scorrano via nella visione periferica. Un ragazzo dai lineamenti mediorientali e gentili, quasi regali, che si siede di fronte nel vagone mezzo vuoto. Le sue cuffiette diffondono quello che è senza ombra di dubbio l’ultimo album dei The Shins. “Wincing The Night Away is perfect for a night tube ride, isn’t it?” Il suo viso si trasfigura per lo stupore e l’occorrenza di un fatto inaspettato, virando infine verso il sospetto. Mi rendo conto di avere un aspetto poco probabile ai suoi occhi, e solo un ampio sorriso ma soprattutto una veloce spiegazione riesce a rasserenarlo.

“Entschuldigen Sie mich bitte, in welcher Richtung ist Müllerstrasse?” domando con grande impegno ad un passante attingendo al mio limitato repertorio di tedesco, e questa volta la sorpresa è mia quando l’esaustiva risposta arriva in un italiano cristallino. Ci incontriamo e ci riconosciamo ovunque.
Lei è una ex-modella, avrà un paio d’anni meno di me. Le rughe di espressione intorno ai suoi occhi di ghiaccio lo stanno a dimostrare, perché se fosse solo per il suo corpo, non le darei certo più di trent’anni. Parla in italiano e piuttosto bene, ma l’accento teutonico, al contrario di quello francese, mi ha sempre smontato, anche all’epoca delle prime inesperte esperienze adolescenziali. Dopo un relativamente breve preambolo incentrato sui classici argomenti generici inizia a decantare con dovizia di particolari le proprietà taumaturgiche di una sana doccia calda dopo un’intensa giornata lavorativa, l’esaltazione dell’intimità del suo accogliente appartamento e altre amenità del genere. La mia salivazione aumenta a dismisura perché mi ricordo bene dove hanno portato discorsi analoghi in passato, e la parola “doccia” usata in privato è una sorta di password. Ma potrebbe anche essere una semplice provocazione e quindi decido di attuare una manovra evasiva, sia perché rimarrei un po’ deluso se così fosse sia perché preferisco evitare di trovarmi di fronte a scelte complicate, col rischio che la componente inguinale del pensiero possa prendere il sopravvento …
Basta sproloqui, tornando ho trovato un altro bel disco, Ten New Messages dei The Rakes, ed una bella traccia, Untouched And Intact dei The Honorary Title, che avevano già solleticato le mie orecchie quest’estate con Frame By Frame. Anticipa il secondo album del gruppo che ha ereditato il batterista dei The Format e che suona un indie ammiccante da costa est.
Untouched And Intact mp3

Alex Church è il bassista degli Irving. Il disco dell’anno scorso degli Irving, Death In The Garden, Blood On The Flowers, che a dispetto del trucido titolo è invece solare e ristoratore, è uno degli album che mi è piaciuto di più del 2006. E’ quindi scontato che segua con attenzione i progetti dei loro componenti, oltre alle loro future produzioni. Alex Church oltre a suonare il basso compone la maggior parte delle canzoni degli Irving, ma il gruppo ha una connotazione piuttosto briosa, oltre al massiccio impiego delle tastiere. Alcune canzoni di Church sono invece indirizzate a sonorità più calme, dai confini acustici e quindi piuttosto distanti da ciò che gli altri componenti della band accettano di integrare nei dischi degli Irving. Appare quindi inevitabile che si sia reso necessario un ulteriore progetto per dare compimento a questo materiale che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. Ecco quindi materializzarsi Sea Wolf, un po’ pseudonimo, un po’ comunità che attinge dall’ambiente Ship Collective di Los Angeles e dintorni (che comprende oltre ai menzionati Irving i Silversun Pickups, i Great Northern e gli Earlimart). Sea Wolf ha appena firmato un contratto discografico, e l’album Leaves In The River uscirà più avanti, forse in estate, co-prodotto da chi ha un buon orecchio (lo stesso che si occupa di The Shins e Modest Mouse).
Leaves In The River mp3
You’re a Wolf mp3
Black Dirt mp3

Because Of The Times, il terzo album dei Kings Of Leon, verrà pubblicato ad inizio aprile. Il primo singolo è On Call, che è già una bella premessa per l'atteso disco del gruppo a denominazione Tennessee. La consueta connotazione southern rock non manca, il ritmo vagamente garage nemmeno. Dita incrociate.
On Call mp3
A volte c’è qualcuno che sceglie per te, e tu non puoi fare altro che adeguarti, perché sai che se certe cose accadono, lo fanno seguendo un filo predesignato che ti porterà alla destinazione a te ignota al momento della partenza, in rispetto del karma, ma non nell’accezione newage del termine, semplicemente in accordo con la fondamentale legge della causa/effetto.
Perché in una sera in cui si offre la scelta tra The Datsuns, Yuppie Flu acustici e The Fratellis, o l’alternativa sempre prioritaria della tranquillità casalinga in una settimana lavorativa che ti ha spremuto come un limone, se uno dei tuoi wingman da concerto preferiti ti chiama offrendoti un accredito per assistere all’esibizione degli scozzesi, pare chiaro cosa abbiano deciso le forze superiori di cui sopra.
E non è detto che la componente musicale sia quella che contraddistinguerà la serata, perché se Costello Music non l’hai ascoltato granché e i pezzi dei The Fratellis sono passati più che altro grazie alle varie playlist, un motivo ci sarà. Non erano bastate le raccomandazioni di Kapranos ed il glamour costruito attorno al terzetto glasgowiano, per fare breccia nelle mie orecchie e sebbene non mi dispiacessero affatto, non avevo aperto loro le porte dell’affezione. L’esibizione mi ha aiutato a fornirmi esaurienti risposte riguardo il perché, e dopo quanto espresso da Viridian e Bartolone, penso non ci sia molto da aggiungere.
Jon mi è anche simpatico, per carità, ma come ha segnalato Mist (lui pure simpaticissimo e con il quale condivido una smodata passione per i The National), non è che il pubblico si accontenti della buona attitudine a fronte dell’esborso di una banconota blu.
Ma la musica non è solo un insieme di note, rumori ed armonie. Ormai lo sappiamo bene: c’è l’effetto aggregante, la condivisione delle emozioni, il pretesto per dare uno scossone al grigiore di certe nostre giornate. E sotto questo profilo ieri sera il successo è stato enorme, dal rinnovare i contatti con gli habitué, al conoscere nuove promettentissime realtà. Se poi si rivelano meno nuove di quello che si possa immaginare, possiamo solo avere una conferma che questo ambito – tra blog e comunità tipo last.fm – è più ristretto e delimitato di quello che ci si aspetta, e ciò non dispiace affatto, anzi.
E sotto questo profilo, anche canzoni suonate approssimativamente e deprivate del fascino conferito da una produzione che – evidentemente – ha ingigantito i loro meriti possono risultare piacevoli e ti stimolano un sorriso. Penso ad Henrietta che ha aperto il set, a Got Ma Nuts From A Hippy ed alla conclusiva Ooh La La, cover della canzone della fascinosa Alison Goldfrapp, a sua volta ispirata a Spirit In The Sky, di Norman Greenbaum.
Medicineman in dEUS
utente anonimo in Fleet Foxes
j4son in Scattered Notes #6
utente anonimo in Fleet Foxes
evalu in dEUS
Monterey in Elbow
Monterey in dEUS
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