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lunedì, 28 aprile 2008
Fleet Foxes

Fleet Foxes - S/T

Tre gruppi sino ad ora pressoché sconosciuti hanno saputo guadagnarsi una certa visibilità in questo scorcio d’annata nell’ambito del panorama indie più integralista. Sebbene dalle caratteristiche diverse, sono tutti accomunati dal fatto di avere pubblicato esordi a vario titolo tra il 2005 e 2006, salvo dovere attendere una necessaria maturazione per ottenere l’attenzione che certamente meritano: The Dodos (psych-folkrock da San Francisco); The Ruby Suns (world indiepop – alla Architecture In Helsinki per intenderci – dalla Nuova Zelanda) ed i Fleet Foxes da Seattle.
Proprio questi ultimi sono, alla luce degli ultimi risvolti, vedi apparizione del loro album di esordio – eponimo – che vedrà ufficialmente la luce ad inizio giugno attraverso Sub Pop / Bella Union, quelli che hanno saputo far breccia nelle mie orecchie. Il primo incontro con i Fleet Foxes, e il nome scelto dai cinque componenti del gruppo mi ha istintivamente suscitato simpatia, risale all’EP Sun Giant, pubblicato ad inizio 2008 che, contrariamente alle recenti abitudini discografiche, contiene brani che non si sovrappongono in alcun modo a quelli presenti nel disco full-lenght che lo segue di pochi mesi. Ma se l’EP non era stato in grado, da solo, di consentirmi di realizzare se le sonorità proposte dai Fleet Foxes mi piacessero davvero, ho trovato le risposte – affermative – che cercavo con l’ascolto dell’album.
Nella musica dei Fleet Foxes la voce è lo strumento primario, per loro stessa ammissione attingono da folk, musica corale, gospel, psichedelica barocca (!), musica tradizionale dall’Irlanda al Giappone, ed infine musica contemporanea della costa occidentale, in particolare dei gruppi amici dell’area di Seattle. Quest’ultimo riferimento mi pare particolarmente significativo, in quanto il modo di cantare del vocalist dei Fleet Foxes mi ricorda in diverse occasioni il miglior Ben Bridwell dei Band Of Horses, anche se il risultato finale si differenzia nelle atmosfere, più folk, più corali e con un costante effetto riverbero, che è valso loro anche qualche critica in quanto molto vicino allo stile My Morning Jacket (il cui ultimo album Evil Urges è davvero incantevole).

Ragged Wood mp3

Blue Ridge Mountains mp3


Monterey typed at 10:58 | home | link | indie, folkrock |
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sabato, 05 aprile 2008
dEUS

dEUS - Vantage Point

Il singolo The Architect è già apparso da diverse settimane, reso disponibile per il libero ascolto anche su last.fm, ed ha contribuito a seminare un po’ di terrore tra le fila degli appassionati dei dEUS. Non che sia una brutta canzone, per carità, ma è piuttosto poco rappresentativa delle qualità di Tom Barman e compagni, forse anche tendente al commerciale, e questo non poteva che suscitare qualche legittima perplessità. Era quindi arrivato anche il secondo brano, nonché video, Slow, ma da solo non era bastato a fornire indicazioni rassicuranti a riguardo dello stato di salute del quintetto belga, a mio avviso la migliore band contemporanea dell’Europa continentale.
Fortunatamente l’ascolto dell’intero Vantage Point, album in uscita in questo mese, riesce a spazzare via tutte le perplessità e le apprensioni che hanno accompagnato la sua attesa. E lo fa anche in modo del tutto inequivocabile: è un gran disco e non si limita ad essere un’estensione dello splendido Pocket Revolution. I dEUS non ritrattano il suono che ha contraddistinto i loro esordi, casomai lo rivisitano, aggiungendovi nuovi slanci sino a consegnare una varietà di brani, dieci per quarantasei minuti e mezzo, sempre diversi nei tempi e nelle atmosfere, a dimostrazione di una versatilità ammirabile e di una decisa consapevolezza dei propri mezzi. Ottima l’opportunità di poter constatare se queste impressioni si riveleranno fondate in occasione della prossima data dell’8 maggio, a Milano ai Magazzini Generali, luogo che – nonostante la sua atipicità – mi ha già regalato serate indimenticabili.

Oh Your God mp3

Popular Culture mp3

Edit del 14 maggio:
La plausibile scaletta del concerto è la seguente. La difficoltà nel ricordare l'esatta sequenza è da addebitare alla fase in cui si sono susseguiti ininterrottamente brani di Vantage Point, che talvolta non differiscono neanche molto tra loro. Tom Barman prevedibilmente immenso, assegno pertanto la nota di merito a Mauro Antonio Pawlowski ed alla sua allure.

When She Comes Down
Sun Ra da Poket Revolution
Instant Street da The Ideal Crash
Fell Off The Floor, Man da In A Bar Under The Sea
Slow
Theme From Turnpike da In A Bar Under The Sea
Favourite Game
Smokers Reflect
The Vanishing Of Maria Schneider
The Architect
Is A Robot
Bad Timing da Poket Revolution
---
What We Talk About da Poket Revolution
For The Roses da In A Bar Under The Sea
Oh Your God
Suds & Soda da Worst Case Scenario


Monterey typed at 11:23 | home | link | indie |
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31 Inspirational Tracks

  • Badly Drawn Boy - Is There Nothing We Could Do?
  • Julian Plenti - Skyscraper
  • Spoon - Written In Reverse
  • Charlotte Gainsbourg & Beck - Heaven Can Wait
  • Eels - Little Bird
  • Julian Casablancas - Out Of The Blue
  • Pearl Jam - Just Breathe
  • Athlete - Black Swan Song (acoustic)
  • Jason Lytle - Brand New Sun
  • The Lovely Feathers - Lowiza
  • Bad Lieutenant - Walk On Silver Water
  • Death Cab For Cutie - Meet Me On The Equinox
  • Editors - Papillon
  • Kings Of Convenience - Boat Behind
  • Radiohead - These Are My Twisted Words
  • Modest Mouse - Satellite Skin
  • Dinosaur Jr. - Pieces
  • Kasabian - Underdog
  • Wilco - I'll Fight
  • Eels - That Look You Gave That Guy
  • Manic Street Preachers - All Is Vanity
  • Sophia - There Are No Goodbyes
  • Doves - Spellbound
  • ...And You Will Know Us By The Trail Of Death - Insatiable One
  • The Decemberists - The Hazards Of Love 1 (The Prettiest Whistles Won't Wrestle The Thistles Undone)
  • Gomez - Airstream Driver
  • The Veils - Sit Down By The Fire
  • Iran - I Can See The Future
  • Ben Folds - Cologne
  • The National - So Far Around The Bend
  • The Temper Trap -Sweet Disposition

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