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"Life is hard
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martedì, 20 febbraio 2007
Brightwhite Morning Light

Cortina mancava al mio curriculum di sciatore itinerante, divenuto stanziale solo negli ultimi anni per ragioni familiari, facendo base fissa ormai in Valgardena. Forse l’ho evitata in passato per quella sua aura di eleganza blasè, la giacca a vento beige chiaro dell’Avvocato, quell’apparire un luogo mondano prima che una località di montagna. Approfitto quindi dell’invito di Phil, cortinese di adozione, che si presta a farci da guida per un giorno, solleticando la nostra curiosità. Questa occasione sarà anche la prima escursione giornaliera da solo con mio figlio, ormai a dieci anni scia abbastanza bene da poter affrontare qualsiasi pista, qualsiasi dislivello, e la sua sfrenata passione per l’ingegneria degli impianti di risalita lo spinge oltre qualsiasi ostacolo naturale. Partiamo di buon ora (almeno per le nostre abitudini) da Selva, giusto il tempo di ritirare gli sci appena rifatti da Toni, e ci inerpichiamo sul primo dei tre passi che ci condurranno a Cortina. Spetta ai The Dears ed al loro primo album No Cities Left accompagnarci sul Gardena, e la splendida Purgatory verrà fatta ripassare per un po’ di volte. La strada è perfetta, sgombra da neve e ghiaccio, e lo scarso passaggio di automezzi consente di concentrarsi sulla guida e divertirsi a pennellare le curve. Fortunatamente lui ha lo stomaco abbastanza robusto da non patire disagio ed imbragato nel suo seggiolino posteriore si concentra sul paesaggio ricordando con straordinaria precisione le occasioni precedenti in cui siamo transitati da qui. Colfosco in 28 minuti, Corvara in 33, La Villa a 40, San Cassiano al 45esimo minuto e ci avviamo verso Valparola e Falzarego, due passi concatenati, cedendo il testimone ai The Shins, validi in qualsiasi circostanza. Australia sta ammiccando dagli altoparlanti quando passiamo di fianco ad uno spiazzo dove ho trascorso una incredibile serata (e parte della nottata) nel gennaio di una ventina d’anni fa, le pareti di neve fresca, gli alti abeti, il cielo glacialmente stellato: ricordi che affiorano dolci e morbidi, come lei, chissà dov’è, chissà cosa fa, chissà se anche lei ha tre figli come me. Domande destinate a restare inevitabilmente irrisolte. Guardo nello specchietto e penso che mi piacerebbe raccontargli ma non è il caso, è troppo presto. Arriviamo al Lagazuoi, sono trascorsi 55 minuti ed iniziamo la discesa, abbandonando i luoghi familiari e preparandoci a rimanere incantati dai nuovi orizzonti, dalle cime mai viste da quelle prospettive. L’appuntamento è di lì a breve, passate le 5 Torri, al primo posteggio che incontriamo nell’area di Cortina, dopo 55 kilometri e 70 minuti di percorso. Trovare l’ultimo spazio libero è un buon presagio per la giornata che ancora ci aspetta, ed allora giù, verso Tofana Express, per dirigerci al Rumerlo nel cuore delle piste su cui scivoleremo oggi. Quindi su per diverse volte sino al Pomedes, da dove partono quattro splendidi tracciati. Il primo che affrontiamo è quello dell’Olimpica, che con il suo Schuss in mezzo a due torri di roccia dolomitica è quello che sollecita maggiormente la nostra fantasia. Lo Schuss è estremamente ripido, a vederlo risalendo non ci si rende ben conto di quanto, e quando mi ci trovo sopra mi preoccupo un po’ per lui, ed il fatto che il tratto è perennemente all’ombra delle torri fa si che la neve sia più che compatta, praticamente una lastra. Ringrazio mentalmente la previdenza di aver fatto ripristinare l’assetto delle lamine la sera precedente proprio mentre un paio di sciatori che non tributano la dovuta referenza al pendio si producono in rovinose cadute a pelle di leone che terminano solo dopo molti metri, quando la pendenza torna ad essere meno aspra. Lui si ferma solo a metà, ma riprende immediatamente, fortunatamente non ha mai avuto timore delle pendenze. Viene quindi la parte più divertente, ariosa, dove le curve possono essere cadenzate a piacere senza la necessità di assecondare la conformazione del terreno. Mi annoto che Two Receivers dei Klaxons sarebbe perfetta a questo punto. Un paio d’anni fa avevo già provato ad associare una canzone a ciascuna pista. Viene poi la volta del Canalone, ampio ed accogliente, che invita a lasciar correre gli sci, a condurli in ampi curvoni come la geometria delle loro sciancrature prediligono. I piedi a quel punto diventano la parte del corpo più importante, la sensibilità è la loro prerogativa. Guardo la mia ombra sfrecciare accanto a me e mi accorgo di essere troppo rigido e verticale. I glutei si devono abbassare di più, ma i quadricipiti femorali, poco allenati quest’inverno, non sono in grado di reggere la posizione corretta a lungo. Ci sarà tempo per rimettersi in sesto fisicamente, quel che importa adesso è gustarsi la pista. Mi viene in mente Everybody Daylight dei Brightblack Morning Light (vedi sotto), sarebbe un accompagnamento più che adeguato. Viene quindi il momento di spostarsi a Ra Valles, ai piedi della Tofana principale. La Freccia Nel Cielo lascia senza fiato con le sue campate senza piloni ed una pendenza media del 47%, peccato non poter raggiungere la vetta del terzo tronco, a 3243 metri di quota, ma essendo esclusivamente una meta panoramica è operativa solo d’estate. A 2830 sì è comunque abbastanza in alto per ammirare la Conca in tutto il suo splendore in una giornata cristallina, l’imponenza del Cristallo e la tracce del Faloria, che richiederà una seconda spedizione per esplorarle. Le cicatrici sulla roccia lasciate dagli alpini quasi un secolo fa sono una piccola incrinatura nei pensieri, loro anche in una giornata come questa non avrebbero avuto molti motivi per sorridere. Scendiamo a valle sulla Forcella Rossa, molto esposta al sole e di conseguenza con un manto nevoso molto metamorfosato, quasi primaverile. Pendenza di rilievo, gobbe formate dai numerosi passaggi, immagino The World Was A Mess But His Hair Was Perfect dei The Rakes per scandire i piegamenti lungo un dislivello di quasi 1000 metri.
Inizia a quel punto la trafila del rientro, con in percorso compiuto a ritroso. E’ piacevole poggiare le stanche membra sul sedile dell’auto ed abbandonarsi ad un altro po’ di sana musica, tipo Beautiful Freak dei The Eels. Lo interrogo sulla giornata, definita “ottima”, attento a percepire se è accresciuta la complicità. Ormai mi rendo conto che il corredo genetico che condividiamo non si manifesta solo sul suo volto, in certi dettagli fisici. Pallacanestro, informatica e gli altri interessi che lo stanno rendendo meno bambino convergono con i miei. E la crescita di questo rapporto, che mi vede rivestire il ruolo di padre mi risulta ancora più prezioso adesso, che vivo con apprensione ed angoscia quello in cui ricopro i panni del figlio.

Brightblack Morning Light - S/TBrightblack Morning Light - Everybody Daylight mp3 (Matador Records)

I BML mi sono stati introdotti da una nuova conoscenza di Last.fm; sono due personaggi peculiarissimi provenienti dall’Alabama. Dicono di avere sangue dei nativi americani nelle loro vene, sono anticonformisti all’ennesima potenza, vivendo nella California settentrionale in tenda d’estate ed in scarni rifugi d’inverno. Difficili da rinchiudere in un genere, li assocerei ai Grizzly Bears per affinità.


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mercoledì, 07 febbraio 2007
The Honorary Title

Ti sentirai solo. In tanti me lo dicono. E probabilmente hanno ragione. Ma io sono pronto. A sentirmi un po’ più solo. Indi(e)pendente. Mi sarò fatto condizionare dalla nostra amata musica, dallo zeitgeist che spinge in questa direzione. Ma è quello che voglio, adesso.

Vivo l’ultimo atto ufficiale di una mezza vita passata seguendo uno schema prefissato con lo spirito leggero di chi ha un futuro diverso che lo aspetta, diverso per scelta propria. Nessuno può dirmi ora se la scelta è corretta, ragionevole (non lo sembrerebbe di primo acchito), adeguata. Posso solo leggere nei loro occhi, quelli di chi viene edotto, la sincera contentezza di sapere che sto facendo ciò che dovrebbe rendermi felice. Tanto basta.

Nero o rosso, pari o dispari, la giocata non è poi troppo rischiosa. La pallina può rimbalzare impazzita e lasciarti in braghe di tela, ma – sarà che sono ottimista di natura – mi vedo di più a lasciare la mancia al croupier, come quella volta del pieno al Ceasar Palace.

Migliaia di volti si sovrappongono, si susseguono, è un caleidoscopio che attinge a più di vent’anni di storia, spesso entusiasmante, talvolta drammatica, ma almeno per il momento non butto niente nel cestino, ed il cordone ombelicale non viene ancora reciso.

Luci e velluto, forme e colori, creatività omologata. Niente però può nascondere l’evidente crisi di identità della nostra società. E la sensazione è quella che il baricentro si stia veramente spostando sempre più ad ovest, passando la linea del cambio di data, proseguendo quel cammino intrapreso millenni fa a partire dalla Mezzaluna Fertile quasi ad assecondare il movimento rotatorio del nostro pianeta. E per citare ancora una volta Yoshimi dei Lips:

You realize that life goes fast
It's hard to make the good things last
You realize the sun doesn't go down
It's just an illusion caused by the world spinning round


Viaggiare di notte in metropolitana in una città aliena ha sempre un fascino senza uguali. La cartina impressa in mente, contare le fermate, lasciare che le immagini scorrano via nella visione periferica. Un ragazzo dai lineamenti mediorientali e gentili, quasi regali, che si siede di fronte nel vagone mezzo vuoto. Le sue cuffiette diffondono quello che è senza ombra di dubbio l’ultimo album dei The Shins. “Wincing The Night Away is perfect for a night tube ride, isn’t it?” Il suo viso si trasfigura per lo stupore e l’occorrenza di un fatto inaspettato, virando infine verso il sospetto. Mi rendo conto di avere un aspetto poco probabile ai suoi occhi, e solo un ampio sorriso ma soprattutto una veloce spiegazione riesce a rasserenarlo.

U Bahn

“Entschuldigen Sie mich bitte, in welcher Richtung ist Müllerstrasse?” domando con grande impegno ad un passante attingendo al mio limitato repertorio di tedesco, e questa volta la sorpresa è mia quando l’esaustiva risposta arriva in un italiano cristallino. Ci incontriamo e ci riconosciamo ovunque.

Lei è una ex-modella, avrà un paio d’anni meno di me. Le rughe di espressione intorno ai suoi occhi di ghiaccio lo stanno a dimostrare, perché se fosse solo per il suo corpo, non le darei certo più di trent’anni. Parla in italiano e piuttosto bene, ma l’accento teutonico, al contrario di quello francese, mi ha sempre smontato, anche all’epoca delle prime inesperte esperienze adolescenziali. Dopo un relativamente breve preambolo incentrato sui classici argomenti generici inizia a decantare con dovizia di particolari le proprietà taumaturgiche di una sana doccia calda dopo un’intensa giornata lavorativa, l’esaltazione dell’intimità del suo accogliente appartamento e altre amenità del genere. La mia salivazione aumenta a dismisura perché mi ricordo bene dove hanno portato discorsi analoghi in passato, e la parola “doccia” usata in privato è una sorta di password. Ma potrebbe anche essere una semplice provocazione e quindi decido di attuare una manovra evasiva, sia perché rimarrei un po’ deluso se così fosse sia perché preferisco evitare di trovarmi di fronte a scelte complicate, col rischio che la componente inguinale del pensiero possa prendere il sopravvento …

Basta sproloqui, tornando ho trovato un altro bel disco, Ten New Messages dei The Rakes, ed una bella traccia, Untouched And Intact dei The Honorary Title, che avevano già solleticato le mie orecchie quest’estate con Frame By Frame. Anticipa il secondo album del gruppo che ha ereditato il batterista dei The Format e che suona un indie ammiccante da costa est.

Untouched And Intact mp3


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lunedì, 29 gennaio 2007
Solar Powered People

Solar Powered People - S/T

Modesto, California. Eh beh, Grandaddy, penseranno gli indie addictied. Giusto, ma loro in questo caso non c’entrano, al massimo condividono con i Solar Powered People la città di provenienza. George Lucas, diranno i cinefili, e magari il suo American Graffiti, che è stato ambientato lì, attingendo alle esperienze del periodo high school nella sua cittadina d’origine. Complimenti, ma non è neanche questo il punto.
Modesto mi ricorda una bella estate di ormai troppi anni fa. Una Oldsmobile bianca, perfetta per un road trip; avevamo noleggiato una vettura di classe inferiore, ma aveva l’aria condizionata mal funzionante, e la Alamo non ne aveva un’altra disponibile della stessa categoria, per cui ci siamo ritrovati con il jolly dell’upgrade con un auto veramente americana alla stessa modica tariffa. Un buon auspicio per le circa tremila miglia che ci aspettavano. Abbiamo lasciato San Francisco con rammarico, perché la città aveva ancora qualcosa da darci, ma i programmi erano già stati prefissati, e quindi abbiamo attraversato il Bay Bridge, puntando ad est verso le montagne rocciose, dato che la meta successiva sarebbe stata Yosemite, un mito che avevamo coltivato con il passaparola di chi ci aveva preceduto. Il fido atlante stradale Rand Mc Nally, formato lenzuolo, guidava i nostri spostamenti in un epoca in cui il GPS era ancora riservato agli scopi militari. Via attraverso Oakland e Berkeley, scollinando il Rocky Ridge con le allora avveniristiche eliche per lo sfruttamento dell’energia eolica, verso il centro del Golden State. Nei dintorni di Modesto, ad Oakdale, ci siamo fermati per pranzare in uno di quei tipici locali on the road, con il posteggio colmo di bisonti della strada - quei camion monumentali con le finiture cromate - e l’immancabile vettura dello sceriffo, nonché la classica waitress di mezza età con i capelli biondi corti e ricci. Non dev’essere un gran posto per viverci, abbiamo pensato, con quello strano connubio tra agricoltura ed industria, ma non ci siamo poi soffermati più di tanto, la mente era già proiettata alla meta d’arrivo della giornata, all’Half Dome ed El Capitan, al cottage sul torrente Merced che ci avrebbe ospitato. In seguito Yosemite è rimasto per me estremamente familiare: in occasione di quella visita ho acquistato un poster panoramico, circa 70 x 200 cm che una volta rientrati è stato applicato su un supporto metallico, e da allora risiede sulla parete del mio ufficio di fronte alla mia scrivania. Insomma basta alzare lo sguardo ed il granito del Dome e il getto delle Falls sono lì a farmi compagnia.
Basta poco quindi per riaccendere quei ricordi, è sufficiente ad esempio ascoltare una band che viene da lì, anche se il suo shoegazing tendente al postrock poco ha ben poco da spartire con la musica ascoltata a quell’epoca, dai R.E.M. ai The Smiths, ma sarebbe certamente stata molto adatta a quei lunghi trasferimenti in auto. L’album eponimo che sigla l’esordio dei Solar Powered People offre alcuni spunti interessanti per gli appassionati del genere:

Last Day In Love mp3

Start The Cycle mp3

Hibernation mp3


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mercoledì, 14 giugno 2006
Lambchop

Tempo fa avrei scritto, su quello che allora era un blog che toccava argomenti personali, di quanto stupefacente sia stata una settimana - che avrebbe dovuto essere essenzialmente lavorativa - passata tra Danimarca e Norvegia. Scrivere di quanto suggestivo fosse stato risalire l’Øresund e poi lo Skagerrak in nave, cogliendo l’occasione di fare un pellegrinaggio purificatorio ad Helsingborg in Svezia lungo la rotta (chi ha dimestichezza con le vicissitudini di un interista può comprendere cosa intendo). Annotare di un arrivo ad Oslo percorrendo il suo lungo fiordo nella bruma mattutina, ammirando la costa frastagliata e costellata da case di legno variopinte. Descrivere una Lillehammer, sede olimpica nel 1994, diversissima da qualsiasi località montana visitata in Europa ed in America, un po’ burbera e molto rurale, ma che dalla vetta del trampolino olimpico può anche apparire piacente, non fosse che per quel lago lungo 120 kilometri. Stigmatizzare la discesa nella pista olimpica di bob a 110 km/h, 70 secondi con picchi di 4 g positivi, e la seguente cena a base di spezzatino di alce in un tepee che lì sostengono di aver inventato loro. Elogiare le tre esuberanti guide argentine che fanno ascoltare i Babasonicos ed i Molotov ai clienti che trasportano sino al punto della partenza del rafting nella valle di Heidal e che guidano con estrema disinvoltura sui passaggi IV+ del fiume Sjoa. Sottintendere le cose che hanno in comune l’interprete russa con la passione per Milano e Maria Sharapova. Ammiccare a riguardo del delegato russo con il passato di Spetsnaz in Afghanistan e Cecenia ed al suo inconfondibile tatuaggio seriale sul polso sinistro. Riferire di troppi brindisi con “toast control” (d’un fiato e senza gocce residue nel bicchiere) ammorbiditi almeno dalla qualità della vodka e delle uova di salmone. Enfatizzare l’incanto di una notte senza buio ammirata da un pub dalle pareti trasparenti abbarbicato sul tetto dell’edificio più alto.
Ma qui di spazio per i soggetti personali ce n’è poco, non fosse altro che per evitare di ritrovarsi nelle stesse imbarazzanti situazioni, ed essendo il tema dominante quello relativo alla musica, non resta che sottolineare il brano che ha accompagnato queste giornate un po’ aliene.

Lambchop – Paperback Bible mp3

Damaged, l’album di cui costituisce la prima traccia, uscirà ad agosto. E’ un disco molto sofferto, scaturito dalle dolorose esperienze vissute da Kurt Wagner, mente ed anima del gruppo di Nashville, nel recente passato. Paperback Bible si eleva dal resto dei pezzi, pur altrettanto pieni di poesia ma che nel complesso richiedono un ascolto paziente e dedicato.


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venerdì, 08 luglio 2005
English Rose

La leggenda narra che l’autore, Paul Weller, era così timido a riguardo del testo di questa canzone, che ha persino evitato di pubblicarlo all’interno della copertina del 33 giri, All Mod Cons dei The Jam, anno di grazia 1978.

No matter where I roam
I will come back to my english rose
For no bonds can ever tempt me from she
I’ve sailed the seven seas,
Flown the whole blue sky.
But I’ve returned with haste to where my
Love does lie.
No matter where I go I will come back to my english rose
For nothing can ever tempt me from she.
I’ve searched the secret mists -
I’ve climbed the highest peaks
Caught the wild wind home to hear her soft voice speak
To hear her soft voice speak
No matter where I roam
I will return to my english rose
For no bonds can ever keep me from she.

I’ve been to ancient worlds
I’ve scoured the whole universe
And caught the first train home
To be at her side.
No matter where I roam
I will return to my english rose
For no bonds can ever keep me from she


Non voglio assolutamente strumentalizzare quanto è accaduto oggi, ne’ volergli conferire una connotazione distorta o di parte o tanto meno cavalcare l’onda emotiva. Semplicemente mi è venuto spontaneo rifugiarmi in questa canzone. Sia nella versione originale, che in quella successiva di Paul Weller solista, ma anche e soprattutto quella degli Everything But The Girl, comparsa sul tributo ai The Jam: Fire & Skill. La voce unica di Tracey Thorn e la chitarra arpeggiata di Ben Watt, che desidero condividere con chi frequenta questo spazio web:

English Rose 192 K/s 3,19 Mb mp3


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venerdì, 01 luglio 2005
Running On Empty

Sto cercando di definire una playlist adatta a circa 60’ di corsa a passo moderato (dagli 8 ai 10 km/h), per adesso mi sono venute in mente queste:

The Music – Take The Long Road And Walk It
Collective Soul – Shine
dEUS – Everybody’s Weird
Jane's Addiction – Just Because
Jimmy Eat World – Pain
Hope Of The States – The Red, The White, The Black…
Mando Diao – Sheepdog
P.O.D. – Youth Of The Nation
Radio 4 – Eyes Wide Open
Yeah Yeah Yeahs – Y Control
Rancid – Fall Back Down
Stellastarr* – My Coco
Louis XIV – Finding Out True Love Is Blind
The Libertines – Time For Heroes
Six By Seven – Catch The Rain


Così sarebbero 1 h 1 m 19 s: vanno bene? Sono adatte? Avete suggerimenti?


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martedì, 31 maggio 2005
Statistiche

Se tu mangi due polli ed io nessuno, statisticamente ne abbiamo mangiato uno a testa, ma io ho ancora fame. Infatti la Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio stabilisce che prendendo in considerazione il periodo 1 giugno 2004 - 31 maggio 2005 l'F.C. Internazionale Milano è la squadra più forte del mondo...

1. (4) Inter (Ita) 276 punti
2. (2) Milan (Ita) 270
3. (1) Manchester United (Ing) 259
4. (10) Bayern Monaco (Ger) 255
5. (25) Cska Mosca (Rus) 251,5
6. (5) Newcastle United (Ing) 251
6. (13) Psv Eindhoven (Ola) 251
8. (3) Boca Juniors (Arg) 244
9. (8) Arsenal (Ing) 240
10. (12) Juventus (Ita) 237

Ma io ho ancora fame. [Via Repubblica]


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sabato, 21 maggio 2005
Music Relay 5 x 110 [Hurdles]

Raccolgo il testimone da il Boss in questa staffetta che sta imperversando negli ultimi giorni sui blog in the neighborhood. Nel suo genere è quanto di più produttivo possa capitare.

1. Volume totale dei file musicali:

50 Gb (circa 10.000 mp3) sull’hard disk del desk top da cui scrivo ora, di cui più o meno 30 duplicati sul lettore (sul quale la ricerca di autori o album con il solo ausilio della ghiera diventa piuttosto complicato). Comunque cerco di attenermi ad una regola non scritta che consente l’utilizzo di files downloadati in funzione di preascolto. Se i passaggi superano i 4 o 5, scatta l’acquisto del cd, qualora effettivamente disponibile, anche perché si sa che l’affidabilità degli hard disk è limitata ed in ogni caso l’ascolto su cd si rivela sempre più completo di quello di un mp3 anche se compresso a bit rate elevati. Dal punto di vista acustico invece l’accoppiata Audigy e diffusori 5+1 della Creative si difende bene nei confronti dei tradizionali impianti domestici. I vinili sono analogici, e quindi non assimilabili a files, però non me ne priverò mai. Ognuno di loro ha una storia, e il solo riprenderli in mano, scrutare le copertine e sfiorare il solco è come se guardassi nel mio passato.

2. L'ultimo cd che hai comprato:

In funzione di quanto sopra, Blinking Lights And Other Revelations degli Eels, seppure fosse già in circolazione da marzo nei file-sharing, ed Ear Bleeding Country, The Best Of Dinosaur Jr.; lo so che le collezioni andrebbero evitate, ma l’idea di avere su un disco solo il meglio della produzione di J Mascis e soci mi allettava davvero. E poi la copertina e la biografia condensata contenuta nel libretto costituivano un ulteriore incentivo.

Dinosaur Jr. - Ear Bleeding Country


3. Canzone che stai ascoltando ora:

Venus In Cancer degli Amusement Parks On Fire, un gruppo che si definisce art-punk di Nottingham che ha pubblicato un bellissimo esordio a metà del 2004, ma nella valanga di offerta musicale di primissima qualità che è arrivata l’anno scorso è rimasto in secondo piano.

4. Cinque canzoni che ultimamente ascolto spesso:

A dire il vero sarebbero già incluse nelle inspirational tracks qui a destra, ma, a parte quelle:

Twin Cinema, la title track del nuovo album dei The New Pornographers in uscita in agosto;

Chicago, una traccia che anticipa il prossimo album di Sufjan Stevens che si intitolerà Illinois;

Baby, I Love You dei Ramones, per colpa di Pimms;

Retreat!Retreat! dei 65 Days Of Static, dal loro esordio The Fall Of Math del 2004, post-rock di livello eccellente da Sheffield;

Teardrop, ma nella versione cover degli Elbow. E' vero, pezzi così straordinari come quello dei Massive Attack non andrebbero dissacrati con delle cover, ma sto aspettando con assoluta impazienza il nuovo album degli Elbow che mi sento sarà un masterpiece, e cerco di ingannare l'attesa...

5. Persone a cui passo il testimone:

 (in via del tutto informale, assolutamente non impegnativa e semprechè non lo abbiano già ricevuto da altri staffettisti):

Sedicinove: il giornalista musicale che hai sempre sognato di leggere;
Ciddu: se c’è qualcosa di indie o di brit in circolazione, a lui non sfugge di certo;
Ruckert: i suoi gusti sono tra i più raffinati, e quando scrive di musica riesce ad essere poetico come pochi;
Pimms: l’header del suo blog citava gli …A Toys Orchestra, merita la menzione ad honorem; e poi con quelle scarpe...
S!los: nell’incarnazione della signorina Monotòno, che tra Belle & Sebastian, Camera Obscura e concerti di I Am Kloot al Covo, sarebbe certamente una staffettista da primato.


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venerdì, 13 maggio 2005
Blood Sugar Sex Magik

Perdonatemi questa divagazione. Nasce da uno scambio e-pistolare con una amica di blog, che casualmente è scivolato su un determinato argomento, ed abbiamo convenuto – un po’ per gioco – che avrebbe dovuto essere pubblicato. Ha a che vedere con la musica, in un certo senso, e tra l’altro mi ha generato il quesito di quale sia la playlist che meglio si adatta a determinate circostanze. Caso vuole che proprio ieri un’altra amica di blog abbia fatto riferimento a questo stesso genere di scaletta. I suggerimenti saranno molto graditi, e sarebbe ancor più gradito restare nel genere musicale che più o meno tutti noi prediligiamo.


E' un problema di educazione sessuale. Purtroppo nell'immaginario collettivo maschile viene demandato un ruolo troppo rilevante al pene e, peggio, ad un'azione da martello pneumatico. Il pene è importante, sia chiaro, ed oltretutto non è affatto vero che la sua dimensione non conti. Conta eccome, senza la necessità di arrivare all'elefantismo, che è uno spreco o addirittura uno svantaggio.

Però viene solo al terzo stadio. Una grande scopata, IMHO, nasce prima di tutto a livello mentale: ci vuole una predisposizione adatta, l'ambiente giusto ma soprattutto uno stimolo cerebrale, il desiderio coltivato dal dialogo, dagli sguardi, dalle carezze. E quindi si passa allo stadio successivo, che prevede un adeguata dedizione alla preparazione con preliminari a cui ci si deve dedicare anima e corpo. Servono a poco quelli espletati a guisa di formalità, senza passione e ricerca. Vivendolo dalla mia parte della barricata, il corpo della partner diventa uno strumento da suonare. Risponde, devi seguire le sollecitazioni, assecondarne gli umori e non rinunciare alla sperimentazione. E soprattutto mai interrompere di propria iniziativa, dev'essere la partner ad implorare di essere penetrata. Solo allora si può essere certi di aver creato i giusti presupposti per una grande scopata.

Che, sempre IMHO, non dovrà avere ritmi da pellicole germano-scandinave a luci rosse, ma piuttosto essere improntato all'armonia, alla delicatezza, continuando a "suonare" lo strumento in maniera melodica, non arrabbiata. Mi rendo conto che qui gli stili si possono differenziare di molto, e non tutte le occasioni richiedono lo stesso spartito che altrimenti, alla lunga, potrebbe diventare un po' troppo monocorde, nonostante le svariate posizioni consentano di creare un ampio repertorio che spazia dal country al trip-hop. In ogni caso la trivella-perforante la eviterei categoricamente.

Attenersi a questa scaletta, tra l'altro, assicura che l'incontro amoroso venga spalmato su di un arco di tempo consono alle migliori tradizioni dell'ars amatoria. Del resto un concerto che si esaurisce in poche decine di minuti, seppur bellissimo ed intenso, lascia sempre un po' di amarognola insoddisfazione.


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mercoledì, 09 marzo 2005
Fire & Ice

Abbandonando per una volta l’ambito rock, cercavo di associare brani adatti ad essere ascoltati durante le discese sulle piste nere più divertenti del comprensorio Sella Ronda o Giro dei Quattro Passi che dir si voglia (spesso il termine più appropriato è in realtà Giro Dei Quattro Pasti, © La Trivella). Il risultato è più o meno questo, ma si accettano volentieri suggerimenti alternativi:

Fodòme – Arabba (BL)
Chemical Brothers – Let Forever Be

Inizio dalla più impegnativa: muro molto verticale non battuto, che è sinonimo di gobbe nella maggior parte dei giorni di apertura. Il fatto che la pista sia molto larga abbatte il coefficiente di difficoltà, che altrimenti sarebbe molto elevato. Meglio non fermarsi a metà muro e mantenere il ritmo fino alla sua base.


Lagazuoi – San Cassiano / Passo Falzarego (BZ/BL)
Massive Attack – Unfinished Sympathy

Pista divertentissima: inclinazione costante abbastanza pendente, ideale per curvoni in conduzione. Una deviazione irrinunciabile prima di affrontare la panoramica discesa della Valparola alla fine della quale il rifugio Scotoni è quasi sempre un premio ad alto contenuto calorico. Cascate di ghiaccio e (tristi) residui della Grande Guerra fanno da cornice.

Saslong – Santa Cristina (BZ)
Prodigy – Out Of Space

Un classico da Coppa Del Mondo. Rifatta e modificata in più parti ha quasi perso le famigerate Gobbe di Cammello, ma ha guadagnato in portata. Dopo il bivio con la rossa al Sochers viene il bello. Preferibilmente da fare al mattino per evitare che il canalone conclusivo sia al limite della praticabilità.

Gran Risa – La Villa (BZ)
Timo Maas – To Get Down

La sua fama la precede ed è assolutamente meritata, può essere tranquillamente definita una delle più belle piste del mondo, anche perché viene tenuta in condizioni pressochè perfette. Meglio lasciare i vitelloni al Moritzino e affrontarla con la dovuta cattiveria, provando, condizione fisica permettendo, a farla tutta di un fiato. L’acido lattico nei quadricipiti ci ricorderà che non siamo più gli sciatori di una volta, e lo schuss finale arriverà come un grande sollievo.

Ciampinoi 3 – Selva di Valgardena (BZ)
Jamiroquai – Virtual Insanity

Sarebbe una delle più belle, ma spesso le condizioni sono peggiori di quelle delle piste adiacenti, un po’ per i numerosi passaggi ma soprattutto per la cronica incapacità degli addetti locali a conferirle un assetto stabile al manto nevoso, che diventa un mix di lastre di ghiaccio, sassi e gobbe di neve riportata. Diventa fondamentale per poterla gustare appieno presentarsi sulla Tre nelle prime ore del mattino, e a quel punto lasciar correre gli sci da gigante.

Valòn del Piz Boè – Corvara (BZ)
Dirty Vegas – I Should Know

L’arrivo a più di 2500 metri di altezza offre uno scenario da togliere il fiato. A monte le pareti del Sella con l’omonimo pizzo. In lontananza la Marmolada che spunta sopra Portavescovo. Il fondovalle sembra molto lontano e piccolo giù in basso. La discesa è vibrante, la neve rimane farinosa sino alla primavera ed accondiscende alle curve strette in rapida successione. Si può aggiungere la rossa del Boè di seguito ed arrivare ad una lunghezza totale di tutto rispetto, con un dislivello di più di 1000 metri.

Portavescovo – Arabba (BL)
Groove Armada – My Friend

Seconda nomination per Arabba, ma la pista centrale che passa in mezzo ai due torrioni di roccia non meritava di rimanere esclusa. Se incontrate un San Bernardo con tanto di fischetta di grappa, non pensiate che siano allucinazioni causate dai vostri eccessi alcolcannabinoidi, è proprio un simpatico canide che educatamente si mantiene ai margini della pista.

Ciampac – Alba di Canazei (TN)
Fatboy Slim – Praise You

Last but absolutely not least: quando arrivi in fondo non puoi non provare un senso di soddisfazione ed appagamento. Contiene tutto quello che si può chiedere ad una pista ed offre molteplici aspetti, dal muro con il 46% di pendenza ai passaggi più ampi ma sempre mediamente ripidi per la superconduzione, dai curvoni al canalone, il tutto in condizioni sempre perfette, riparata in mezzo agli abeti garantendo quindi una buona visibilità anche quando le nuvole arrivano al suolo.


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  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
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