"Life is hard
and so am I."
- Mark Oliver Everett -
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Uno dei brani che più risulta gradevole alle mie orecchie in questi giorni è Baby I'm Yours dall'omonimo EP dei Math and Physics Club, un gruppo indiepop nella accezione più twee del termine. Coagulatasi a Seattle negli ultimi tre anni, anche se alcuni componenti sono bostoniani, la band è stata correttamente triangolata tra Belle & Sebastian, The Lucksmiths ed una certa produzione di Marr/Morrissey. L'occasione è stata propizia per ripercorrere a ritroso la loro discografia, che comprende il debutto eponimo pubblicato alla fine del 2006, ed altri due EP del 2005: Movie Ending Romance e Weekends Away, trovando ottimi riscontri in ogni episodio. Vivamente consigliati ai molti estimatori di Stuart Murdoch.
Baby I'm Yours mp3

Archi, riverberi, indiepop, poesia, testi surrealisti sussurrati, suoni confortevoli come una giornata di pieno sole. The Clientele sono tutto ciò ed anche molto di più, non finirò mai di ringraziare quel sant’uomo che me li fece conoscere due anni fa con Strange Geometry e la mia più bella canzone d’amore di questi anni (I Can’t Seem) To Make You Mine.
God Save The Clientele – e io aggiungerei un indeed – è il titolo del terzo album della band di Londra con origini nella regione degli Spitfire, l’Hampshire, in pubblicazione all’inizio di maggio. 14 pezzi per quasi ¾ d’ora di musica che corrobora lo spirito, indirizza i pensieri verso approdi rassicuranti, scioglie la tensione latente. A volte sembra di ascoltare un viaggio indietro nel tempo, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, ma a differenza di altri casi, non c’è alcun sentore di stantio, al massimo si potrà provare una raffinata malinconia.
The Clientele - Bookshop Casanova mp3
The Clientele - These Days Nothing But Sunshine mp3
The Clientele - Here Comes The Phantom mp3

Questi gironi di relativa calma discografica in cui non compaiono altisonanti advance possono essere quelli adatti per rivisitare alcuni dei dischi che sono stati trangugiati nei periodi più densi di materiale nuovo, senza aver ottenuto adeguato spazio. Uno di questi, per me, è certamente Can’t Go Back dei Papercuts, che contiene John Brown, una delle canzoni che ascolto con maggior piacere recentemente. Jason Quever è il Deus ex machina del gruppo di San Francisco, e vanta trascorsi di collaborazione con Casiotone For The Painfully Alone (e qui immagino che a qualcuno in particolare si drizzino le orecchie…), nonché una certa vicinanza ai Grizzly Bears, più dal punto di vista relazionale che da quello dell’assonanza della musica proposta. I Papercuts viaggiano a cavallo di indie, folk e pop, prediligendo suoni classici alla ricerca di innovazioni, consegnando dieci tracce un po’ fuori dal tempo, nei quali quasi sempre sono piano/tastiere e chitarra a costituire la struttura portante sulla quale si innesta la voce calda e rassicurante di Quever.
Papercuts - John Brown mp3
Ti sentirai solo. In tanti me lo dicono. E probabilmente hanno ragione. Ma io sono pronto. A sentirmi un po’ più solo. Indi(e)pendente. Mi sarò fatto condizionare dalla nostra amata musica, dallo zeitgeist che spinge in questa direzione. Ma è quello che voglio, adesso.
Vivo l’ultimo atto ufficiale di una mezza vita passata seguendo uno schema prefissato con lo spirito leggero di chi ha un futuro diverso che lo aspetta, diverso per scelta propria. Nessuno può dirmi ora se la scelta è corretta, ragionevole (non lo sembrerebbe di primo acchito), adeguata. Posso solo leggere nei loro occhi, quelli di chi viene edotto, la sincera contentezza di sapere che sto facendo ciò che dovrebbe rendermi felice. Tanto basta.
Nero o rosso, pari o dispari, la giocata non è poi troppo rischiosa. La pallina può rimbalzare impazzita e lasciarti in braghe di tela, ma – sarà che sono ottimista di natura – mi vedo di più a lasciare la mancia al croupier, come quella volta del pieno al Ceasar Palace.
Migliaia di volti si sovrappongono, si susseguono, è un caleidoscopio che attinge a più di vent’anni di storia, spesso entusiasmante, talvolta drammatica, ma almeno per il momento non butto niente nel cestino, ed il cordone ombelicale non viene ancora reciso.
Luci e velluto, forme e colori, creatività omologata. Niente però può nascondere l’evidente crisi di identità della nostra società. E la sensazione è quella che il baricentro si stia veramente spostando sempre più ad ovest, passando la linea del cambio di data, proseguendo quel cammino intrapreso millenni fa a partire dalla Mezzaluna Fertile quasi ad assecondare il movimento rotatorio del nostro pianeta. E per citare ancora una volta Yoshimi dei Lips:
You realize that life goes fast
It's hard to make the good things last
You realize the sun doesn't go down
It's just an illusion caused by the world spinning round
Viaggiare di notte in metropolitana in una città aliena ha sempre un fascino senza uguali. La cartina impressa in mente, contare le fermate, lasciare che le immagini scorrano via nella visione periferica. Un ragazzo dai lineamenti mediorientali e gentili, quasi regali, che si siede di fronte nel vagone mezzo vuoto. Le sue cuffiette diffondono quello che è senza ombra di dubbio l’ultimo album dei The Shins. “Wincing The Night Away is perfect for a night tube ride, isn’t it?” Il suo viso si trasfigura per lo stupore e l’occorrenza di un fatto inaspettato, virando infine verso il sospetto. Mi rendo conto di avere un aspetto poco probabile ai suoi occhi, e solo un ampio sorriso ma soprattutto una veloce spiegazione riesce a rasserenarlo.

“Entschuldigen Sie mich bitte, in welcher Richtung ist Müllerstrasse?” domando con grande impegno ad un passante attingendo al mio limitato repertorio di tedesco, e questa volta la sorpresa è mia quando l’esaustiva risposta arriva in un italiano cristallino. Ci incontriamo e ci riconosciamo ovunque.
Lei è una ex-modella, avrà un paio d’anni meno di me. Le rughe di espressione intorno ai suoi occhi di ghiaccio lo stanno a dimostrare, perché se fosse solo per il suo corpo, non le darei certo più di trent’anni. Parla in italiano e piuttosto bene, ma l’accento teutonico, al contrario di quello francese, mi ha sempre smontato, anche all’epoca delle prime inesperte esperienze adolescenziali. Dopo un relativamente breve preambolo incentrato sui classici argomenti generici inizia a decantare con dovizia di particolari le proprietà taumaturgiche di una sana doccia calda dopo un’intensa giornata lavorativa, l’esaltazione dell’intimità del suo accogliente appartamento e altre amenità del genere. La mia salivazione aumenta a dismisura perché mi ricordo bene dove hanno portato discorsi analoghi in passato, e la parola “doccia” usata in privato è una sorta di password. Ma potrebbe anche essere una semplice provocazione e quindi decido di attuare una manovra evasiva, sia perché rimarrei un po’ deluso se così fosse sia perché preferisco evitare di trovarmi di fronte a scelte complicate, col rischio che la componente inguinale del pensiero possa prendere il sopravvento …
Basta sproloqui, tornando ho trovato un altro bel disco, Ten New Messages dei The Rakes, ed una bella traccia, Untouched And Intact dei The Honorary Title, che avevano già solleticato le mie orecchie quest’estate con Frame By Frame. Anticipa il secondo album del gruppo che ha ereditato il batterista dei The Format e che suona un indie ammiccante da costa est.
Untouched And Intact mp3

Alex Church è il bassista degli Irving. Il disco dell’anno scorso degli Irving, Death In The Garden, Blood On The Flowers, che a dispetto del trucido titolo è invece solare e ristoratore, è uno degli album che mi è piaciuto di più del 2006. E’ quindi scontato che segua con attenzione i progetti dei loro componenti, oltre alle loro future produzioni. Alex Church oltre a suonare il basso compone la maggior parte delle canzoni degli Irving, ma il gruppo ha una connotazione piuttosto briosa, oltre al massiccio impiego delle tastiere. Alcune canzoni di Church sono invece indirizzate a sonorità più calme, dai confini acustici e quindi piuttosto distanti da ciò che gli altri componenti della band accettano di integrare nei dischi degli Irving. Appare quindi inevitabile che si sia reso necessario un ulteriore progetto per dare compimento a questo materiale che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. Ecco quindi materializzarsi Sea Wolf, un po’ pseudonimo, un po’ comunità che attinge dall’ambiente Ship Collective di Los Angeles e dintorni (che comprende oltre ai menzionati Irving i Silversun Pickups, i Great Northern e gli Earlimart). Sea Wolf ha appena firmato un contratto discografico, e l’album Leaves In The River uscirà più avanti, forse in estate, co-prodotto da chi ha un buon orecchio (lo stesso che si occupa di The Shins e Modest Mouse).
Leaves In The River mp3
You’re a Wolf mp3
Black Dirt mp3

C’è una traccia che mi sta letteralmente ipnotizzando in questi giorni ed è Into Dust degli Ashtar Command, una fantomatica formazione composta da due ingegneri del suono che hanno collaborato in passato con Billy Corgan. E’ una cover apparsa su OC Mix 6 Covering Our Tracks, e riprende il brano originale dei Muzzy Star, passato quale sottofondo di una puntata. Quel pezzo è stato pubblicato nel 1993 nell’album So Tonight That I Might See, probabilmente il più riuscito della formazione dreampop californiana, insieme a Fade Into You che ha ottenuto un discreto successo commerciale. Una componente dei Mazzy Star, vocalist e scittrice dei testi, è la notevole fanciulla che appare qui sopra, tale Hope Sandoval, che riapparirà tra poco nel prossimo disco dei Massive Attack: Weather Underground. Le combinazioni…
Ashtar Command – Into Dust mp3
Mazzy Star – Into Dust mp3
Mazzy Star – Fade Into You mp3
Ho ascoltato il nuovo disco eponimo dei Grinderman, evoluzione dei Bad Seeds inglobante Nick Cave. Al termine dell’ultima traccia ho pensato: “meno male (che è finito)”, magari mi sbaglio.
Allettato da antiche vibrazioni, ho fatto fare un giro anche a Out Of The Woods, album solista di Tracy Thorn, al di fuori dalla formazione Everything But The Girl. Ma ho deciso che le suggestioni degli ’80 è meglio lasciarle tra i ricordi, a prescindere dalla sua bellissima voce.
All We Have Is Now, cantavano i Flaming Lips in Yoshimi Battles The Pink Robots. Confermo che ne vorrei due di adesso. Ma soprattutto tre o quattro allora.

Che dal Belgio possano provenire ottime band è un fatto assodato, basti pensare ai dEUS, mio gruppo preferito dell’Europa continentale, o ai Soulwax. I The Go Find sono un gruppo che nasce dalle idee di Dieter Sermus, un trentenne di Anversa che ha maturato una lunga esperienza in formazioni indiepop. E giusto per fornire un paio di indizi a garanzia che si tratti di qualcosa di realmente concreto, i riferimenti sono: Morr Music, l’etichetta di Berlino specializzata in indietronica (The Notwist, Ms.John Soda, Lali Puna e Mum) e la produzione di Arne Van Petegem, meglio conosciuto come Styrofoam (anch’esso appartenente alla scuderia Morr).
Per descrivere la musica dei The Go Find, una consona analogia che mi viene in mente è il famigerato cioccolato belga Godiva. Ingredienti di elevata qualità, poco dolce ma ricco di un corposo intreccio di essenze aromatiche. Suoni molto soffusi, limitato e funzionale impiego di campionamenti, tracce esclusivamente acustiche come Monday Morning, quella che più mi piace di Stars On The Wall, secondo disco full length dopo Miami del 2004. E non è escluso che il risultato possa anche migliorare, in quanto quella che ho ascoltato pare essere una versione preliminare. In ogni caso è consigliato a chi ama Morr, l’indie d’atmosfera, e le sonorità delicate. Se cercate invece qualcosa di movimentato e brioso, passate oltre.
Dictionary mp3
Monday Morning mp3
Ice Cold Ice mp3

Spesso gli awards sono manifestazioni inutili, pompose e fuorvianti, piegate a logiche commerciali che ci fanno storcere il naso. Un'eccezione è senza dubbio rappresentata da Plug, Independent Music Awards. L'unico appunto che si può muovere è che sia un po' troppo US, essendo pochissime le band o gli artisti che risiedono al di fuori dei 50 stati dell'unione. La scelta, almeno nelle categorie che ci riguardano, è comunque molto succosa.
Plug: vota
Il mio voto per New Artists Of The Year è stato per i Voxtrot, interessante band di Austin - Texas. Indie pop spenserato, che propone motivi che ti sorprendi a fischiettare quando meno te l'aspetti.
Soft & Warm mp3
Raised By Wolves mp3
Dopo 3 EP ed un 7" si attende l'album che li consacrerà definitivamente e che probabilmente avrà un discreto successo di vendite.

Tre ragazze senza testa (solo apparentemente), le loro tastiere e le loro drum machines. Mi hanno fatto pensare ad una risposta femminile ai The Radio Dept., ma non sarebbe corretto limitarsi a tale riferimento, che andrebbe allargato almeno a Camera Obscura , Stereolab e The Postal Service. Di Erika, Heather ed Annie, cittadine della Grande Mela, sponda orientale dell’East River, ovvero Brooklyn, aveva parlato indiepop.it (e chi altrimenti?) un anno fa a riguardo del primo album: Verses Of Comfort, Assurance and Salvation. Tra poco invece verrà pubblicato il secondo: The Bird Of Music, che conferma le caratteristiche distintive delle Au Revoir Simone, vale a dire semplicità, eleganze ed etereicità. Dream pop elettronico che mette a dura prova la capacità di resistere alla tentazione di cadere in uno stato di daydreaming, ascoltandolo. Sicuramente i singoli Sad Song e Fallen Snow, sono i due episodi più interessanti del disco, che si prestano tra l’altro perfettamente ad essere integrati in playlist malandrine, ma anche la traccia di apertura, The Lucky One, non è niente male. Arrivare alla fine del disco svegli è invece alquanto difficile, almeno per me, che in questo periodo ho una preoccupante tendenza alla narcolessia. Mi sembra una sorta di difesa naturale: il cervello si spegne per evitare di pensare in negativo. Non posso neanche dargli torto…
Sad Song mp3
Fallen Snow mp3
The Lucky One mp3

Non ho ancora capito come funziona il meccanismo che mi spingere a scrivere di un disco. Di alcuni dei dischi che più ho ascoltato non ho mai nemmeno accennato, ultimo dei quali il nuovo dei The Shins, Wincing The Night Away, che migliora di passaggio in passaggio. Ma anche Beck ha subito la stessa sorte, e solo il concerto al Rolling Stone mi ha indotto a citare Sam’s Town dei The Killers. Del resto è il bello di questi spazi senza la benché minima aspirazione di rappresentare qualcosa di definito, e nelle intenzioni avrei voluto condividere idee ed impressioni anche su pellicole e libri, ma la musica alla fine ha spontaneamente preso il sopravvento. Assecondo questo spirito libero almeno qui, uno dei contesti dove non si rischia nulla a lasciar correre l’assenza di regole. E da un pezzo risiede sull’HD un disco interessante di cui mi ero ripromesso di riportare: Eisenhower dei The Slip.
I The Slip sono un terzetto di Boston. Ecco qui già mi fermo ed apro una divagazione cestistica. Terzetto di Boston mi richiama alla memoria quella che probabilmente è la miglior front line che sia mai apparsa sui parquet del mondo: Larry Bird, Kevin McHale e Robert Parish. Dicesi front line il pacchetto di giocatori che costituisce la batteria di lunghi, ovvero quelli che solitamente giocano nei pressi del canestro, ed in quanto tali sono spesso caratterizzati da potenza (espressa in altezza e stazza più forza muscolare) e per contro meno dotati di velocità, eleganza e talento che normalmente abbondano tra gli esterni. Ma quell’epico trio – definito anche The Big Three – incarnava invece tutte le qualità descritte, e nei primi anni ottanta consentirono ai Boston Celtics di vincere titoli NBA a ripetizione, anche contro avversari altrettanto leggendari come i Lakers di Magic Johnson. Il caso ha voluto che nel 1980 abbia avuto l’onore di conoscere di persona Kevin McHale, nella palestrina secondaria del Palalido, durante gli allenamenti dell’allora Billy Milano. McHale aveva terminato l’università ed era divenuto prima scelta dei Boston Celtics; le trattative per il contratto – che già a quell’epoca non aveva nulla da invidiare alle più celebrate star calcistiche odierne – avevano preso una piega poco gradita al gigante del Minnesota, che aveva quindi minacciato di giocare in Europa per un anno, in modo da svincolarsi e diventare free agent, ovvero libero di negoziare con qualsiasi squadra ed il suo arrivo in Italia era funzionale a rendere più credibile questa minaccia. Quei pomeriggi di settembre non li scorderò molto facilmente, anzi, è molto probabile che non li scorderò affatto.
Riaffiorano infatti ascoltando tre musicisti che probabilmente al Boston Garden, quel palazzetto inglobato nella North Station della città del New England con il parquet intrecciato in modo unico a formare grandi quadrati, si saranno recati spesso, a respirare quello spirito di Fightin’ Irish che ha caratterizzato l’epoca d’oro dei Celtics. I The SLIP si definiscono avant-rock, ed io non ho ben compreso cosa dovrebbe significare; forse un suono eclettico, abbastanza lontano da uno schema prefissato. A me in alcuni aspetti ricordano i Guster, che non a caso provengono dalla stessa città. La prima parte del disco è convincente, ed inizia proprio con il brano più significativo dell’intero LP: Children Of December. Eisenhower arriva dopo dieci anni di attività del gruppo ed alcune pubblicazioni che hanno lasciato impronte molto lievi, ed in ogni caso pare che il suono si sia evoluto negli anni, non senza le influenze di realtà come Wilco, The Flaming Lips, Built To Spill e, recentemente, Explosions In The Sky e Tortoise. La strada è quella giusta.
Children Of December mp3
Even Rats mp3
![The Apples In Stereo - New Magnetic Wonder [provisional]](http://utenti.lycos.it/tangerine7/apples.jpg)
L’idiozia più grossa a riguardo dell’indie l’ho sentita pronunciare da uno dei santoni indie nostrani, quello che ha fondato anche una rivista molto cool, che sentenziò: “chi ama i Pink Floyd non è indie”. Non sarebbe molto difficile smontare questa teoria, partendo dal basilare concetto che è impossibile che il gradimento o meno di un singolo gruppo possa determinare la indietudine di un soggetto, per quello che poi può valere questa accezione. Sta di fatto che proprio uno degli uomini più indie del mondo, ovvero Robert Peter Schneider, creatore dei The Apples In Stereo e co-fondatore del collettivo Elephant 6, è la dimostrazione vivente di quanto l’assunto del paraguru sia risibile: il nome della sua band deriva proprio dall’ascolto, durante il brainstorming per trovare l’appellativo al gruppo, del brano “Apples And Oranges”, singolo del 1967 di Syd Barrett e soci (che merita una visione qui). Originariamente la band si chiamò The Apples, ma Schneider pensò di conferire un tocco di psichedelia con l’aggiunta di In Stereo.
Tutto questo per dire che New Magnetic Wonder, nuovo LP della band dopo 5 anni di attesa è in circolazione con abbondante anticipo sulla data di pubblicazione, prevista per il 7 febbraio 2007. Ed è valsa la pena aspettare con pazienza, dato che i The Apples In Stereo e la moltitudine di ospiti tra cui spicca Jeff Magnum dei Neutral Milk Hotel consegnano un doppio stupefacente nel suo insieme, con un disco che contiene 14 brani ed il secondo che offre altri 12 pezzi definibili come seguiti o richiami. Intendiamoci, non è un disco che raggiungerà vette di gradimento popolare sinora inarrivabili per i gruppi Elephant 6, ma rappresenta un perfetto esempio di maestria musicale indiepop, che arriva persino alla creazione di una nuova scala musicale, definita “non-pitagorica” da Schneider, il suo inventore.
Segnalo infine la curiosità relativa al fatto che l’etichetta che pubblicherà New Magnetic Wonder è la neocreata Semian, una iniziativa di Elijah Wood, il Frodo di LOTR nonché lo stalker di The Eternal Sunshine Of A Spotless Mind. La generazione cresciuta a pane ed indie si appresta a contollare le leve del potere… ;]
Energy mp3
Radiation mp3

Se vi piace il lap pop non potete perdervi il nuovo album dei +/- (Plus Slash Minus): Let’s Build A Fire. Qualche estemporaneo lettore che non appartiene alla categoria degli indie nerds si potrebbe chiedere cos’è il lap pop, la domanda sarebbe più che lecita, ed evitando improbabili battute che coinvolgano la lap-dance, cerco di spiegarmi meglio: è sinonimo di indietronica, altro termine nerd che almeno ha il pregio di portare verso la giusta direzione, ovvero il fatto che si tratti di una nicchia di musica indie che fa ampio ricorso all’elettronica, in particolare a suoni campionati e gestiti attraverso un computer portatile, altrimenti detto laptop. E’ un genere che vanta un’ottima tradizione europea, basti pensare ai teutonici The Notwist (tra i capostipiti) ed agli scandinavi The Radio Dept.
Let’s Build A Fire è il terzo disco del terzetto newyorkese, e segue a tre anni di distanza il valido You Are Here, qui validamente recensito da indiepop.it, non chiedetemi però cosa sia "una miscela pop molecolare". La descrizione generica dei suoni calza comunque anche per questo episodio, che forse, visto il traffico generato nei peer2peer, avrà la chance di far uscire i +/- dall’anonimato. Se lo meriterebbero, visto che Steal The Blueprints è una delle canzoni più orecchiabili dell’anno.
Steal The Blueprints mp3
One Day You’ll Be There mp3

In mezzo ad una massiccia dose di nuovi album di notevole spessore, da The Information di Beck a Sam’s Town dei The Killers, sino a giungere all’odierno e per certi versi sorprendente So Divided degli …And You Will Know Us By The Trail Of Dead, si ritaglia uno spazio Eat, Sleep, Repeat, terzo disco dei Copeland, quartetto indiepop della Florida.
Abbandonate le insane tentazioni emo che hanno fatto capolino negli episodi precedenti, i Copeland consegnano undici tracce in cui abbondano suoni di una moltitudine di strumenti diversi, tanto che a volte è necessario prestare attenzione al fine di non perdere per strada qualche dettaglio. Non vi è ridondanza, comunque, e l’unico appunto che mi sentirei di muovere è che il cantato suona talvolta un po’ troppo christian per i miei gusti.
Eat, Sleep, Repeat scivola via leggero, ma prende quota man mano che si susseguono i passaggi e mi sentirei di consigliarlo a chi apprezza i Nada Surf, ed a coloro ai quali i Guster sono piaciuti, oppure a quelli che si fidano ciecamente dei consigli musicali di Zach Braff…
I Copeland pubblicheranno a fine ottobre Eat, Sleep, Repeat con Militia Group, la stessa etichetta dei The Appleseed Cast (brutto segno quando si inizia a spulciare tra le case discografiche più oscure per trovare nuova linfa musicale), e con gli stessi saranno in tour prossimamente.
I’m A Sucker For A Kind Word mp3
Where’s My Head mp3
Careful Now mp3

Electro chamber pop, e la copertina costituisce una dichiarazione d’intenti, manca solo la drum machine. Toronto. Gruppo riformulato da Astralwerks (il cui livello medio qualitativo degli artisti è un sinonimo di graranzia: da Badly Drawn Boy a Sondre Lerch, da Sparklehorse – a proposito sarebbe criminale perdersi 'Dreamt For Lightyears In the Belly Of A Mountain' – sino ai Turin Brakes), dopo che nel 2005 Thomas D’Arcy, fondatore ed ispiratore pressoché unico, si era proposto con il nome The Ladies And Gentlemen, pubblicando Small Sins, titolo destinato a diventare anche l’appellativo definitivo. Tale album viene riproposto, debitamente riarrangiato, da Astralwerks nel giugno scorso in nordamerica, mentre la pubblicazione in Europa è prevista per novembre.
Sebbene Thomas D’Arcy conosca anche personalmente gli interpreti del collettivo indie canadese, a cominciare dai Broken Social Scene, gli Small Sins non hanno granché da spartire con loro; ascoltandoli si viene invece immediatamente rimandati a Grandaddy e, soprattutto, The Postal Service, sebbene D’Arcy proclami che ciò sia assolutamente incidentale, in quanto i suoi ascolti più convinti si indirizzano verso Wilco e Spoon, che peraltro non sono attinenti al suono proposto dagli Small Sins. Che non è niente male.
Stay mp3
Won’t Make It Easier mp3
Potrei scrivere le stesse cose che ho postato un anno fa, evidentemente luglio è il mese dal kilometraggio maggiore dell’anno. Il soggiorno in Baden-Württenberg quest’anno si è rivelato particolarmente ascetico, grazie ai pernottamenti in un convento attiguo ad una maestosa basilica. Celle riadattate a stanze, ma mantenendo un esiziale stile minimalista, pur non facendo mancare le comodità standard ormai artatamente elevate al rango di irrinunciabili. Ma la struttura, le forme arrotondate ed un po’ anguste, le finestre a fessura, i maestosi corridoi ed i chiostri incutono rispetto, predispongono alla spiritualità che è come se fosse rimasta diffusa nell’atmosfera e nei candidi muri. Difficile accostare il rock a questo genere di ambientazione, ma qualche brano ha fatto breccia nonostante tutto:

Murder By Death – Brother mp3
Dashboard Confessional – Don’t Wait mp3
The Honorary Title – Frame By Frame mp3
Epo-555 – Hiperschlieb mp3
The M’s – Plan Of The Man mp3
Seventh Standard – Slow Burn mp3
The Working Title – The Mery Getaway mp3
The Revs – Time Slippin’ mp3
The New Amsterdams – Turn Out The light mp3
Mi aspetta ora la annuale cura disintossicante da banda larga e comportamenti compulsivi derivati, statemi bene!

Si parlava di grande stagione dei gruppi di Los Angeles: ai Silversun Pickups si aggiungono i Green And Yellow TV ma soprattutto, a mio avviso, gli Irving. Non è freschissimo Death In The Garden, Blood On The Flowers, che risale alla primavera, ma l’arrivo del supporto in acetato ha rinvigorito in me il concetto che si tratti di un disco che merita di essere tenuto in dovuta considerazione. Neo-psychedelia è l’etichetta applicata al quintetto che ha radici neanche tanto recenti, avendo mosso i primi passi nel 1998 ed avendo pubblicato l’esordio nel 2002 (Good Morning Beautiful che cercherò di recuperare), ma nonostante l’uso spropositato delle tastiere, penso che li si possa tranquillamente collocare tra l’indiepop.
L’album è ufficialmente diviso in lato A e lato B (grandissimi – non era molto tempo fa che ne auspicavamo l’adozione anche sui CD) ed entrambe le facciate iniziano con due bellissimi pezzi, totalmente diversi tra loro. The Gentle Preservation Of Children’s Minds, la prima traccia, è una delle canzoni che preferisco in assoluto in questa prima metà d’anno. Il riff della chitarra mi ha uncinato e non c’è verso di distaccarsene. Situation è invece il settimo brano, nonché primo singolo e video, orecchiabile e canticchiabile mi ricorda da vicino una fase dei Supergrass. La traccia preferita di molti è She’s Not Shy, che anche a me piace anche se un subordine alle due citate in precedenza. Ma in questo disco che si può tranquillamente definire solare, sono diverse le canzoni che mi hanno sorpreso a cantarle.
The Gentle Preservation Of Children’s Minds mp3
Situation video
Mi aspettavo un grande concerto e di grande concerto si è trattato. Tecnicamente. Perché non c’è nulla da obiettare alla performance degli 8 componenti che sono saliti sul palco, così come alla verve comunicativa di Stuart Murdoch, il più-che-frontman del gruppo, che si è addirittura prodigato per trovare una improvvisata interprete pur di comunicare meglio col pubblico (peccato che l’effetto ottenuto sia stato quello contrario, ma è l’intenzione che conta). Eppure… Eppure non ho provato alcun brivido, nessun sussulto e, pur avendo apprezzato la generosa esibizione, ciò che mi ha procurato le sensazioni più positive è stato l’aver ritrovato tante conoscenze di blog, alcune delle quali non incrociavo da quasi un anno e mezzo, ovvero il concerto dei Kasabian del gennaio 2005 (quello sì mi aveva elettrizzato). Un distinguo è necessario: sicuramente il genere musicale dei Belle & Sebastian non è forse il più congruente ai miei gusti personali, essendo il twee pop ai confini delle mie preferenze, e quindi il mio è un giudizio del tutto parziale, tanto è vero che ho letto nei volti di chi è decisamente più estimatore di questo gruppo la totale soddisfazione, sottolineata da apprezzamento per il costante miglioramento della resa live della migliore band della storia scozzese (investitura ufficiale arrivata l’anno scorso) nel corso degli anni.
Per quanto mi riguarda i passaggi che hanno stimolato la produzione di endorfina sono stati il secondo ed il terzo brano dell’esibizione, entrambi tratti dall’ultimo album The Life Pursuit, Another Sunny Day e Funny Little Frog, quindi l’apice del set con la antesignana If You’re Feeling Sinister (in una splendida versione con due chitarre acustiche + violino e violoncello), passando per White Collar Boy e For The Price Of A Cup Of Tea, sempre dall’ultimo LP, sino alla conclusiva e fuori scaletta The Boy With The Arab Strap.
Qualcuno ricorda con piacere anche Song For Sunshine, se non altro perché le molecole di tetracannabinolo disperse nell’aria del Rolling Stone (o almeno nella zona dove eravamo noi) raggiungevano il loro picco durante quella esecuzione, peraltro appropriata.
E se devo recriminare per un pezzo che mi è mancato, lo faccio per If She Wants Me, quello che preferisco in assoluto nel loro repertorio.

Bellino davvero questo disco dei Silversun Pickups. Carnavas è il primo LP, dopo che l’anno scorso avevano pubblicato un EP in cui spiccava Kissing Families, una canzone che lasciava intravedere le discrete potenzialità di questo quartetto di Los Angeles che appartiene al collettivo The Ship di cui fa parte un altro gruppo interessante che ha proposto recentemente l’esordio: gli Irving.
Le chitarre distorte che si innestano su melodie a volte delicate a volte ipnotiche sono la caratteristica dei Silversun Pickups, che vantano una bassista – Nikki – che è la perfetta replica di una mia amica di lunghissima data, non solo nella impressionante somiglianza fisica (rapportandole alla stessa età), ma anche nei dettagli come la passione per le Chuck Taylor bordeaux e gli shorts, nonché il medesimo strumento musicale.
Il disco prende quota nella seconda metà, ad iniziare da Lazy Eye (che presumo sarà il singolo – l’album esce in luglio), e quindi Rusted Wheel ed anche Three Seed, brani i cui testi sono meno urlati e nei quali la struttura musicale appare più curata.
Kissing Families video

Ho sempre guardato ai Guster con un po’ di sospetto. Non riuscivo a capire se questo gruppo mi piacesse oppure no, così a cavallo com’era tra il pop che strizza l’occhio al mainstream e il rock vagamente indie. E si che, essendo bostoniani, partivano con un discreto vantaggio derivante dalla mia passione per tutto ciò che ha a che fare con la città del Garden, l’epico palazzetto dei Celtics, quello con il parquet a quadri calpestato per tante volte da Larry Bird e Kevin McHale, gli idoli sportivi della mia adolescenza. Ma Keep It Together, il loro album di maggior successo, risalente al 2003, era appunto un ibrido che non consentiva di sciogliere le riserve.
Oggi, a distanza di tre anni, i Guster danno seguito a quell’album con Ganging Up On The Sun, loro quinto titolo. Nel frattempo il terzetto ha aggiunto un elemento polistrumentista, e questo credo risulti essere un elemento determinante per il perfezionamento del suono, fornendo probabilmente anche un contributo creativo che spinge il gruppo verso una collocazione meno scontata. Il singolo One Man Wrecking Machine è già in circolazione da un po’ ma non ritengo che sia la traccia che meglio rappresenta questa crescita. Sono invece le prime due tracce che mi spingono a mettere da parte la diffidenza: Lightning Rod e Satellite, ma anche New Underground e Ruby Falls. Certo, niente di sconvolgente, ma un discreto insieme di brani melodiosi ed orecchiabili, capaci di appagare la sempiterna ricerca di nuova musica indiepop da sgranocchiare.
Satellite mp3
Ruby Falls mp3
One Man Wrecking Machine video

Mi aspettavo molto dal nuovo album degli Snow Patrol, e un po’ di preoccupazione che queste aspettative non fossero soddisfatte ce l’avevo. Preoccupazioni che si sono rivelate infondate perché, se possibile, queste attese sono state persino eccedute. Il precedente Final Straw è stato uno degli album che ho ascoltato di più all’inizio del 2004 (e non di rado qualche sua traccia ricorre ancora oggi), ma sono certo che questo Eyes Open non farà un numero di passaggi inferiore.
La musica degli Snow Patrol, quartetto nordirlandese trapiantato in Scozia, è facile da ascoltare, perché combina sapientemente alternative e pop, voce calda e melodiosa di Gary Lightbody e un guitar rock pulito, ingredienti che sono valsi quattro dischi di platino per l’ultimo episodio. Eyes Open non si discosta da questa struttura, ma ha il pregio di offrire due o tre tracce che propongono anche situazioni alternative, su tutte il duetto con la bravissima cantautrice canadese Martha Wainwright in Set The Fire To The Third Bar.
Il primo singolo è You’re All I Have, e probabilmente i prossimi saranno Open Your Eyes e Chasing Cars. Il Boss propone un’ottima selezione qui.
Open Your Eyes mp3
You're All I Have video
Medicineman in dEUS
utente anonimo in Fleet Foxes
j4son in Scattered Notes #6
utente anonimo in Fleet Foxes
evalu in dEUS
Monterey in Elbow
Monterey in dEUS
utente anonimo in dEUS
utente anonimo in Elbow
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