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"Life is hard
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- Mark Oliver Everett -

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lunedì, 29 gennaio 2007
Solar Powered People

Solar Powered People - S/T

Modesto, California. Eh beh, Grandaddy, penseranno gli indie addictied. Giusto, ma loro in questo caso non c’entrano, al massimo condividono con i Solar Powered People la città di provenienza. George Lucas, diranno i cinefili, e magari il suo American Graffiti, che è stato ambientato lì, attingendo alle esperienze del periodo high school nella sua cittadina d’origine. Complimenti, ma non è neanche questo il punto.
Modesto mi ricorda una bella estate di ormai troppi anni fa. Una Oldsmobile bianca, perfetta per un road trip; avevamo noleggiato una vettura di classe inferiore, ma aveva l’aria condizionata mal funzionante, e la Alamo non ne aveva un’altra disponibile della stessa categoria, per cui ci siamo ritrovati con il jolly dell’upgrade con un auto veramente americana alla stessa modica tariffa. Un buon auspicio per le circa tremila miglia che ci aspettavano. Abbiamo lasciato San Francisco con rammarico, perché la città aveva ancora qualcosa da darci, ma i programmi erano già stati prefissati, e quindi abbiamo attraversato il Bay Bridge, puntando ad est verso le montagne rocciose, dato che la meta successiva sarebbe stata Yosemite, un mito che avevamo coltivato con il passaparola di chi ci aveva preceduto. Il fido atlante stradale Rand Mc Nally, formato lenzuolo, guidava i nostri spostamenti in un epoca in cui il GPS era ancora riservato agli scopi militari. Via attraverso Oakland e Berkeley, scollinando il Rocky Ridge con le allora avveniristiche eliche per lo sfruttamento dell’energia eolica, verso il centro del Golden State. Nei dintorni di Modesto, ad Oakdale, ci siamo fermati per pranzare in uno di quei tipici locali on the road, con il posteggio colmo di bisonti della strada - quei camion monumentali con le finiture cromate - e l’immancabile vettura dello sceriffo, nonché la classica waitress di mezza età con i capelli biondi corti e ricci. Non dev’essere un gran posto per viverci, abbiamo pensato, con quello strano connubio tra agricoltura ed industria, ma non ci siamo poi soffermati più di tanto, la mente era già proiettata alla meta d’arrivo della giornata, all’Half Dome ed El Capitan, al cottage sul torrente Merced che ci avrebbe ospitato. In seguito Yosemite è rimasto per me estremamente familiare: in occasione di quella visita ho acquistato un poster panoramico, circa 70 x 200 cm che una volta rientrati è stato applicato su un supporto metallico, e da allora risiede sulla parete del mio ufficio di fronte alla mia scrivania. Insomma basta alzare lo sguardo ed il granito del Dome e il getto delle Falls sono lì a farmi compagnia.
Basta poco quindi per riaccendere quei ricordi, è sufficiente ad esempio ascoltare una band che viene da lì, anche se il suo shoegazing tendente al postrock poco ha ben poco da spartire con la musica ascoltata a quell’epoca, dai R.E.M. ai The Smiths, ma sarebbe certamente stata molto adatta a quei lunghi trasferimenti in auto. L’album eponimo che sigla l’esordio dei Solar Powered People offre alcuni spunti interessanti per gli appassionati del genere:

Last Day In Love mp3

Start The Cycle mp3

Hibernation mp3


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sabato, 16 dicembre 2006
2006 Chart

Tangerine 2006 Chart

Vale lo stesso disclaimer dell'anno scorso: classifica emotiva e ben poco critica, sono tutti LP che in uno o più periodi dell'anno mi hanno dato tanto. Cliccando sull'immagine si apre una nuova finestra con una risoluzione migliore e più leggibile.

Per quanto riguarda i brani, escludendo quelli contenuti nei dischi qui sopra per evitare ridondanze, questi sono quelli che mi voglio ricordare:

  1. Stand In Silence degli ...And You Will Know Us By The Trail Of Dead
  2. It's All Been Done dei Green And Yellow TV
  3. Three Seed dei Silversun Pickups
  4. True dei The Frames
  5. We Choose Faces degli I Love You But I've Chosen Darkness
  6. The Island, Come And See, The Landlord's Daughter... dei The Decemberists
  7. Benton Harbor Blues dei The Fiery Furnaces
  8. Falling Over My Feet dei Guillemots
  9. Lady Of A Certain Age di The Divine Comedy
  10. Steal The Blueprints dei +/-

Un'annata più che soddisfacente alla quale è mancato un disco da consegnare alla storia della musica.


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domenica, 10 dicembre 2006
Everybody's Stalking

Era il 31 ottobre 2003, qualcosa mi frullava per la testa, un concetto che trovo ben espresso nella prima pagina di Mare di Bering, secondo libro di Tullio Avoledo, edito - che combinazione - proprio nel novembre 2003. Inizio a scrivere su quel weblog personale

… per tirare giù i miei pensieri, che sono fatti di qualcosa di leggero come i sogni. Basta un battito di ciglia per vederli sparire.
A volte ho dei pensieri che mi piacerebbe ricordare.
Più che pensieri, sono dei segnali.


E presto mi sono ritrovato ad incrociare i percorsi telematici di una moltitudine di persone, molte delle quali compaiono tutt’oggi nella colonna lì a sinistra, ma almeno altrettante, se non di più, sono svanite negli abissi della rete, alcune semplicemente perché non c’era più nulla da condividere, altre perché era proprio necessario interrompere il contatto. Niente di strano, capita lo stesso nella vita di tutti i giorni, quella “vera” (come se quella vissuta qui non lo fosse). E nella stessa prima pagina Avoledo aggiunge:

La mia idea è che siamo come delle radio. Solo che ognuno è sintonizzato in modo diverso. Così capita che uno sia più sensibile ai segnali e prenda stazioni lontanissime che gli altri non riescono a captare. Un altro invece crede di ricevere un segnale unico che in realtà è la confusione di due stazioni radio mescolate insieme, e ascoltando quel segnale impuro e disturbato è convinto di sentire messaggi che in realtà non esistono.

Trovo che ciò sia a maggior ragione vero nel caso delle conoscenze cosiddette virtuali, anche quelle che evolvono per mezzo degli incontri dal vivo. E’ molto facile fraintendere, specie se in una delle due parti, o entrambe, esiste un interesse che può andare oltre la semplice amicizia. Ma anche senza misunderstanding, la convivenza online diventa alquanto complicata se qualcuno nutre un sentimento sbilanciato, non corrisposto. I post personali frequentemente hanno contenuti che eccedono le più intime confidenze. Ed i commenti, anche quelli lasciati su altri blog, sono impronte indelebili che sono facilmente tracciabili. E la somma di informazioni diventa la fonte più attendibile per sapere cosa stai pensando, facendo, chi stai frequentando.
Arriva quindi il momento in cui pensi che sia necessario ed improrogabile interrompere tutto ciò, anche se il tributo da pagare è cancellare molti tuoi pensieri, in un battito di ciglia, il tempo necessario a cliccare su quel bottone.

Badly Drawn Boy - Everybody’s Stalking mp3


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sabato, 25 novembre 2006
The SLIP

The SLIP - Eisenhower

Non ho ancora capito come funziona il meccanismo che mi spingere a scrivere di un disco. Di alcuni dei dischi che più ho ascoltato non ho mai nemmeno accennato, ultimo dei quali il nuovo dei The Shins, Wincing The Night Away, che migliora di passaggio in passaggio. Ma anche Beck ha subito la stessa sorte, e solo il concerto al Rolling Stone mi ha indotto a citare Sam’s Town dei The Killers. Del resto è il bello di questi spazi senza la benché minima aspirazione di rappresentare qualcosa di definito, e nelle intenzioni avrei voluto condividere idee ed impressioni anche su pellicole e libri, ma la musica alla fine ha spontaneamente preso il sopravvento. Assecondo questo spirito libero almeno qui, uno dei contesti dove non si rischia nulla a lasciar correre l’assenza di regole. E da un pezzo risiede sull’HD un disco interessante di cui mi ero ripromesso di riportare: Eisenhower dei The Slip.
I The Slip sono un terzetto di Boston. Ecco qui già mi fermo ed apro una divagazione cestistica. Terzetto di Boston mi richiama alla memoria quella che probabilmente è la miglior front line che sia mai apparsa sui parquet del mondo: Larry Bird, Kevin McHale e Robert Parish. Dicesi front line il pacchetto di giocatori che costituisce la batteria di lunghi, ovvero quelli che solitamente giocano nei pressi del canestro, ed in quanto tali sono spesso caratterizzati da potenza (espressa in altezza e stazza più forza muscolare) e per contro meno dotati di velocità, eleganza e talento che normalmente abbondano tra gli esterni. Ma quell’epico trio – definito anche The Big Three – incarnava invece tutte le qualità descritte, e nei primi anni ottanta consentirono ai Boston Celtics di vincere titoli NBA a ripetizione, anche contro avversari altrettanto leggendari come i Lakers di Magic Johnson. Il caso ha voluto che nel 1980 abbia avuto l’onore di conoscere di persona Kevin McHale, nella palestrina secondaria del Palalido, durante gli allenamenti dell’allora Billy Milano. McHale aveva terminato l’università ed era divenuto prima scelta dei Boston Celtics; le trattative per il contratto – che già a quell’epoca non aveva nulla da invidiare alle più celebrate star calcistiche odierne – avevano preso una piega poco gradita al gigante del Minnesota, che aveva quindi minacciato di giocare in Europa per un anno, in modo da svincolarsi e diventare free agent, ovvero libero di negoziare con qualsiasi squadra ed il suo arrivo in Italia era funzionale a rendere più credibile questa minaccia. Quei pomeriggi di settembre non li scorderò molto facilmente, anzi, è molto probabile che non li scorderò affatto.
Riaffiorano infatti ascoltando tre musicisti che probabilmente al Boston Garden, quel palazzetto inglobato nella North Station della città del New England con il parquet intrecciato in modo unico a formare grandi quadrati, si saranno recati spesso, a respirare quello spirito di Fightin’ Irish che ha caratterizzato l’epoca d’oro dei Celtics. I The SLIP si definiscono avant-rock, ed io non ho ben compreso cosa dovrebbe significare; forse un suono eclettico, abbastanza lontano da uno schema prefissato. A me in alcuni aspetti ricordano i Guster, che non a caso provengono dalla stessa città. La prima parte del disco è convincente, ed inizia proprio con il brano più significativo dell’intero LP: Children Of December. Eisenhower arriva dopo dieci anni di attività del gruppo ed alcune pubblicazioni che hanno lasciato impronte molto lievi, ed in ogni caso pare che il suono si sia evoluto negli anni, non senza le influenze di realtà come Wilco, The Flaming Lips, Built To Spill e, recentemente, Explosions In The Sky e Tortoise. La strada è quella giusta.

Children Of December mp3

Even Rats mp3


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giovedì, 15 dicembre 2005
Tangerine 2005 Chart

Supergrass / Bloc Party / dEUS / Doves / FF / Eels / War Child / Starsailor / The Sames / Turin Brakes

- Disclaimer -
Non ha alcuna aspirazione critica: è del tutto emotiva.


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giovedì, 22 settembre 2005
Her Space Holiday

Her Space Holyday - The Past Presents The Future

San Francisco è la città degli Stati Uniti che, tra quelle che ho visitato, preferisco di gran lunga; forse è l’unica in cui mi sentirei di poter vivere, insieme a Seattle. San Francisco è stata la città in cui ho commesso una delle più grosse stoltezze della mia vita; se non altro le conseguenze sono state limitate, e comunque il contesto era molto coreografico: in mezzo a Market Street. San Francisco è il ricordo di un uomo anziano di colore – la sua immagine nella memoria si confonde con quella di Morgan Freeman – che ci ha offerto la colazione perché gli avevamo sorriso, e ciò è stato un grosso sollievo dopo gli sguardi ostili e carichi di rancore dei coloured della Grande Mela, che ci rimproveravano di trovarci – malgrado fossimo a Manhattan – nel posto sbagliato il giorno sbagliato nell’ora sbagliata. San Francisco è il pensiero del Big One che non ci ha mai del tutto abbandonato durante la nostra permanenza. San Francisco è una città fantasma vista da Sausalito in un mattino di agosto di luce diffusa dalla bruma della baia. San Francisco – purtroppo – è anche immagini di volti devastati dall’AIDS, quando ancora i trattamenti farmacologici contro tale sindrome non avevano raggiunto l’efficacia attuale.
A quell’epoca probabilmente Marc Bianchi non aveva nemmeno iniziato a suonare e il progetto Her Space Holiday non aveva ancora fatto capolino tra i suoi pensieri, quindi in teoria di punti di contatto con quei mie ricordi, se non la mera dislocazione geografica, non dovrebbero essercene. Ed invece quando lo ascolto non posso fare a meno di collegare le due esperienze e trovo che il suo stile sappia rispecchiare fedelmente le sfumature di quella area urbana così peculiare. Non è da molto che lo seguo, in quanto è stato necessario lo splendido video di My Girlfriend’s Boyfriend per accorgermi di lui (pensavo fosse un classico clip Shynola e invece è di bubble&squeek).
Mi sono avvicinato al suo nuovo album The Past Presents The Future con una buona dose di ottimismo, ed è stato un vero piacere ritrovare le stesse atmosfere eteree ed un po’ futuriste. E’ un genere molto distante da quello che più mi esalta, ma se ho necessità di ascoltare una musica che mi sappia rilassare evitando l’effetto collaterale della induzione alla narcolessia, la selezione comprende certamente Her Space Holiday e la sua capacità di miscelare magistralmente elettronica, archi e fiati.
Del disco che esce il 27 settembre Marc Bianchi mette generosamente a disposizione ben tre brani (anche se solamente a 112 Kbps), tra cui il più significativo The Weight Of The World:

Forever And A Day
The Weight Of The World
A Match Made In Texas


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martedì, 05 luglio 2005
...But If You Try Sometimes You Get What You Need

Post evocativo che nasce da un commento di Elena, e prima ancora da un altro post di Gen.
Domenica 11 luglio 1982, stadio Comunale di Torino, pomeriggio con sole a picco. Il concerto dei Rolling Stones è stato anticipato in quanto in serata, a Madrid, la nazionale italiana di calcio disputa la finale del Campionato del Mondo di calcio in una classica sfida contro la Germania. Mick Jagger, ruffiano come pochi, si presenta con la maglia azzurra numero 20 e, come se non bastasse, durante il concerto preconizza il risultato finale: 3-1 per gli Azzurri. Sono troppo giovane per capire la portata di quell’evento: di lì a poco diventerò maggiorenne, e quello è il mio primo concerto away. Sono stato trascinato lì dal gruppo di amici di allora che, cosa molto positiva, coincideva con i compagni di classe delle superiori. Ognuno aveva apportato il proprio contributo musicale, e a Raffaele era toccato illuminarci a proposito degli Stones. Per convincermi a riguardo della loro assoluta preminenza (…) mi aveva persino confezionato una C-90 con il meglio della loro produzione. E’ un cimelio che conserverò sempre con riguardo e devozione, perché la sapienza con cui aveva dosato le varie tracce (in quel caso tracce vere con tanto di fruscio tipico dei vinili consumati dall’ascolto) e le varie fasi creative del gruppo, non l’ho più ritrovata in nessuna raccolta preconfezionata dedicata alle pietre rotolanti. E’ il simbolo anche di un’era, quella dei nastroni, che non potrò che continuare a rimpiangere, seppure le comodità odierna del flusso di informazioni e dati digitale consenta di spaziare nell’intero universo musicale con il minimo sforzo. “Avere i brividi pensando a qualcosa” è certamente una raffigurazione abusata e pensando alla temperatura rovente di quel pomeriggio è anche un notevole contrasto, però vi assicuro che l’accoppiata You Can’t Always Get What You Want ed Angie di quel giorno, mi genera tuttora un fremito di intensità smodata. Mi ricordo cosa pensavo durante Angie in particolare, e mi viene da sorridere realizzando quanto possa risultare ingenuo e sognatore un adolescente (che pensa di essere) innamorato.
Con estrema difficoltà ho recuperato la setlist di quel concerto, ma ormai il dubbio era instillato e la voglia di rispolverare un frammento importante era germogliata:

Under My Thumb
When The Whip Comes Down
Let's Spend The Night Together
Shattered
Neighbours
Black Limousine
Just My Imagination
Twenty Flight Rock
Goin' To A Go-Go
Let Me Go
Time Is On My Side
Beast Of Burden
You Can't Always Get What You Want
Angie
Tumbling Dice
She's So Cold
Hang Fire
Miss You
Honky Tonk Women
Brown Sugar
Start Me Up
Jumpin' Jack Flash
Satisfaction


Il giorno seguente, alla presenza di Elena, gli Stones replicheranno nello stesso stadio, eseguendo la medesima scaletta con l’unica differenza di Little T & A aggiunta tra You Can’t Always… ed Angie.


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mercoledì, 06 aprile 2005
Tar Heels & Crooked Fingers

Sean May - North Carolina Tar Heels

Metà anni 80. La pallacanestro assorbiva la maggior parte del tempo libero, ed oltre a praticarla in maniera attiva, giocando in una squadra che partecipava ad un campionato minore, l’appuntamento fisso era rappresentato dalle partite interne della squadra di Milano, quella che negli anni 60 si era guadagnata gloria e l’appellativo di Scarpette Rosse, in quanto i suoi giocatori calzavano proprio quelle Chuck Taylor che più tardi diventeranno una delle icone indie. La passione era tale che il fatto che la partita fosse terminata non era sufficiente per farmi abbandonare il palazzetto, c’erano le interviste in sala stampa da ascoltare, grazie all’aiuto di un amico complice. E nell’attesa nei pressi degli spogliatoi capitava spesso di imbattersi nelle famiglie e negli accompagnatori dei giocatori, anche quelli avversari, ovviamente. Tra questi ricordo molto vivamente la bella e simpatica famiglia di Scott May, giocatore che grazie alla sua intelligenza cestistica ha sempre fatto le fortune delle squadre in cui ha giocato, ad iniziare dall’Università di Indiana che ha portato al titolo NCAA, passando poi alla sua carriera italiana che l’ha visto battersi per Torino e Livorno, tra le altre. Beh, mi ricordo di sua moglie Debbie e del suo secondogenito Sean, un vivacissimo marmocchio che girava con una palla a spicchi più grossa di lui, e che cercava già di indirizzare verso quell’anello posto all’irraggiungibile quota di 3 metri e 5 centimetri. Impossibile non sorridere e resistere alla tentazione di mettersi a giocare con lui.
A quasi vent’anni di distanza è stato decisamente emozionante ritrovare quel piccolo marmocchio catapultato al centro di uno degli eventi più importanti dello sport statunitense: la finale del torneo NCAA, soprannominato March Madness proprio per lo stato di eccitazione che genera nei tifosi della palla-a-spicchi. Il basket universitario è in teoria il basket più puro (He Got Game di Spike Lee ne regala un interessante spezzato), quello a cui guardano gli amanti della tattica e tecnica del gioco di squadra che invece viene snaturato dalle regole NBA, sebbene il torneo professionistico possa trarre giovamento dal talento dei suoi interpreti. Ebbene il piccolo Sean May è adesso diventato un colosso di 206 centimetri per 118 kilogrammi, e gioca come ala-pivot da junior (terzo anno) nell’ Università di North Carolina. Le sue statistiche sul cammino verso la finale erano brillanti, ma è noto che solo le partite della vita, quando la palla pesa il triplo e la tensione ti taglia il fiato, sono quelle in cui vedi se la stoffa è quella giusta, e la sua risposta lunedì sera è stata: 26 punti con 10 canestri su 11 tentativi dal campo e 10 rimbalzi, una prestazione di sostanza che ha condotto i Tar Heels alla vittoria, incarnando alla perfezione il motto di North Carolina Esse Quam Videri (essere piuttosto che sembrare). 26 punti in finale, esattamente gli stessi realizzati da suo padre nel 1976. Una storia da Sfide.

Crooked Fingers - Dignity And Shame

Quasi obbligato il collegamento musicale: un gruppo indiepop del North Carolina, i Crooked Fingers il cui ultimo album, Dignity And Shame, è uscito a fine febbraio. E’ vero, i Tar Heels hanno fatto di meglio vincendo il titolo, questo è un onesto disco che però non lascerà una traccia negli annali come invece accadrà per May e compagni. Atmosfere acustiche, filo conduttore della narrazione rappresentato da Spagna e tauromachia, come si desume anche dalla copertina dove è rappresentato il leggendario torero Manolete, perito nell’arena di Linares, in Andalusia (traccia 8) per le ferite riportate nello scontro con il miura Islero (traccia 1). Twilight Creeps e Call To Love sono gli highlights di questo disco.

Call To Love mp3

Valutazione 3.2 su 5


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venerdì, 01 aprile 2005
Stars

Stars - Set Yourself On Fire

L’unico ricordo che ho di Montreal richiama a tonnellate di neve ammucchiate ai lati delle strade, un freddo subdolo, molto più agghiacciante dei -12° che il termometro indicava, perché l’umidità che sale dai rami del San Lorenzo rende vano qualsiasi tentativo di ricorrere alla tecnologia per una efficace coibentazione, e l’effetto wind chill è sempre pronto ad abbattere le ultime difese termiche. E se una città riesce ad essere estremamente piacevole anche in quelle condizioni climatiche, significa che ha davvero molto da offrire. In quella città si respira cultura, e ciò non accade molto spesso in Nord America. Non stupisce quindi il fatto che abbia saputo offrire, anche ad un genere di nicchia come l’indie, interpreti di notevole spessore. Non abbiamo ancora finito di celebrare i The Arcade Fire, siamo ancora coinvolti dai The Dears, ed ecco che gli Stars escono dall’anonimato con un album di notevole spessore: Set Yoursef On Fire. A dire il vero il disco risale al 2004, ma in Europa è disponibile solamente a partire da metà marzo, mentre negli Stati Uniti è stato distribuito sin dall’inizio dell’anno. La schiera di Canadiens e Canucks si sta ingrossando, potendo anche contare sugli Hot Hot Heat (Victoria – Vancouver che meritano un post separato per il loro nuovo album) e sui Broken Social Scene (Toronto). E proprio i loro compagni di etichetta BSS sono tra i parenti più stretti, anche se dovendo accostarli a gruppi similari è difficile evitare di pensare ai The Delgados, forse anche in funzione del doppio vocalist uomo (Torquil Campbell) / donna (Amy Millan) e ad un abbondante ricorso a fiati ed archi.
L’album viene introdotto da un epigramma un po’ sinistro: “If there’s nothing left to burn, set yourself on fire”. Ed i quattro Stars sembra proprio che si siano accesi nel realizzare questo disco, che anagraficamente è il loro terzo, ma che da un certo punto di vista rappresenta invece un esordio. Ed il calore si propaga nell’ascolto, che viene gratificato da una buona produzione e da un grande mixaggio. Il singolo Ageless Beauty avrà numerosi passaggi sulle radio tematiche, ma da solo non basta a rappresentare adeguatamente il livello dell’album che richiede un ascolto integrale per essere compiutamente apprezzato e che mette in evidenza il notevole livello di bassista (Evan Cranley) e tastierista (Chris Seligman).

Ageless Beauty audio mp3
Ageless Beauty video Media Player

Valutazione: 4.0 su 5


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giovedì, 03 marzo 2005
Perchè Monterey?

Perché Monterey? Monterey è un luogo della California, due ore abbondanti di auto a sud di San Francisco. E’ adiacente a Carmel, ed è nella zone della famosa Seventeen Miles Drive, le diciassette miglia di strada più piacevoli del mondo, che si snodano sul promontorio di Peeble Beach, intorno a Cypress Point, non lontano da quella Big Sur di cui i Thrills hanno saputo dare una coerente riproduzione sonora. Non è un sognando California, ma piuttosto un ricordando California, che soprattutto nella parte settentrionale sembra essere uno degli stati più vivibili dell’Unione. Ventiquattro anni ed un cuore leggero, una compagna di viaggio destinata diventare una compagna per la vita. Un test probante superato in maniera più che soddisfacente, con il Rand McNally Road Atlas in una mano ed il catalogo Best Western nell’altra, attenti alla cartografia che non è solo quella geografica, ma che sembra essere anche metaforicamente quella del nostro percorso insieme. Ma, anche in questo caso, Monterey è soprattutto musica. Il Monterey Pop Festival si è tenuto il 16, 17 e 18 giugno 1967, due anni prima del ben più celebrato Woodstock. E rispetto a Woodstock non ha niente di meno: 200 mila spettatori che hanno passato un weekend all’insegna del Peace, Love, Flower-Power oltre che – ovviamente – alla splendida colonna sonora offerta da intrerpreti che spaziavano da Jimi Hendrix Experience ai Who, dai Grateful Dead a Janis Joplin, dai Canned Heat ai Buffalo Springfield, da The Steve Miller Band a Eric Burdon & The Animals, da Jefferson Airplane ai The Birds. Insomma, gran parte dei mostri sacri che costituiscono la base della mia formazione di rock addicted. Era l’alba della Summer Of Love ed il tutto è condensato in un CD bootleg un po’ gracchiante di un’etichetta improbabile, ma tant’è, sufficiente per fornire l’ispirazione per un nick…


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mercoledì, 02 marzo 2005
Perchè Tangerine?

Perché Tangerine? Il tangerine è uno dei miei colori preferiti, insieme ai blu in tutte le loro sfumature. Un arancione rossastro, vivo, significativo, un po’ ardente. Tangerine è anche un frutto, un mandarino originariamente proveniente dal Marocco, dalla zona di Tangeri che gli ha dato il nome. Questo sarà principalmente uno spazio web dedicato alla musica, e quindi Tangerine richiama anche al nome del gruppo Tangerine Dream, i pionieri del cosmic rock, dell’alternative estremizzato, quelli che si sono spinti oltre il rock progressive e psichedelico. Per un baby boomer che ha iniziato ad interessarsi concretamente alla musica solo durante l’adolescenza, i Tangerine Dream suonavano come qualcosa di estremamente esotico, la quintessenza della ricerca e dell’esplorazione nel campo della musica rock. Forse la loro fama supera(va) gli effettivi meriti, forse i ragazzi più grandi che me ne parlavano e che me li hanno raccomandati si erano fatti prendere la mano da quello che oggi verrebbe definito hype che aleggiava intorno al gruppo tedesco. Non importa, quello che conta è ciò che rimane a distanza di 25 anni, quello che ancora riesce ad evocare quel nome, quel termine. E lo scopo principale di questo mezzo sarà analogamente l’esplorazione: nuovi gruppi, nuovi dischi, nuovi film. Condividere i risultati di queste ricerche o semplici osservazioni casuali, scambiare le impressioni e le emozioni suscitate. Senza alcuna pretesa, senza presumere che quello che viene scritto e riportato abbia un fondamento di verità.


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

Disclaimer


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