"Life is hard
and so am I."
- Mark Oliver Everett -
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“Why are these guys so same but somehow more awesome every time?” è il commento, letto online, che riassume perfettamente il pensiero a riguardo dei Franz Ferdinand dopo ripetuti ascolti di Tonight. Riescono ad essere (o forse è meglio dire sembrare) così uguali a se stessi nei precedenti album ma allo stesso tempo proporre un disco che ti conquista ineluttabilmente, nonostante mai come in questo caso ci sia stata la possibilità, tra concerti e singoli, di svelarne gran parte – sei/sette brani – prima della sua pubblicazione.
La sorpresa c’è comunque, ed è rappresentata da una versione di Lucid Dreams davvero sconcertante. Sarebbe forse stato troppo banale includere nell’album il pezzo ammiccante che circola dal settembre scorso, ed ecco quindi apparire un pezzo che è ambizione pura, simbolo della sfacciataggine dei fuoriclasse di Glasgow, un mash-up che imbocca una dozzina di diverse direzioni musicali nel volgere dei sette minuti di percorso. Poco importa se nella “mia” versione dell’album preferirò mantenere la Lucid Dreams precedente e tradizionale che sicuramente apparirà nei vari bonus disks, in fondo anche questa è una nuova opzione che ci viene offerta: la personalizzazione di un album secondo i propri gusti.
E questo dettaglio a riguardo di Lucid Dreams la dice lunga sul fatto di come quest’album sia tutt’altro che scontato. Il gruppo ci ha lavorato sodo per tre anni e probabilmente ha cambiato più volte impostazione durante questo lasso di tempo. La familiarità dei suoni non deve trarre in inganno: lo sviluppo c’è stato, eccome. Declinazioni Garage (Bite Hard), Afrobeat (Send Him Away), Electro (Twilight Omens) ed anche Dance (Live Alone). Gli episodi migliori restano il singolo Ulysses, No You Girls, What She Came For e la adorabile traccia di chiusura Katerine Kiss Me, intima ed acustica, destinata a raccogliere l’eredità di Eleanor…
Send Him Away [link rimosso su richiesta di Domino Records]

Dalla copertina scelta per rappresentare la lista degli album che si sarebbero resi disponibili nel 2009 era facile preconizzare che il primo al quale sarebbe stato dedicato un post nel nuovo anno sarebbe stato To Lose My Life dei White Lies, battuto cronologicamente di pochissimo da Morrissey in termine di apparizione nei vari peer2peer, anche se si tratta in entrambi i casi di transcode, per quanto di discreta qualità.
E’ altrettanto facile prevedere un enorme successo commerciale per il gruppo di Ealing, rilevante quartiere nella zona ovest di Londra, dove è tra l’altro cresciuto Pete Townshend, che ha già conquistato diverse copertine di riviste musicali e l’investitura unanime dai principali media inglesi a next big thing.
La ricetta per il successo si basa su diversi fattori, i suoni delle “piccole bugie a fin di bene” attingono alla migliore tradizione britannica degli anni ottanta (Joy Division ed Echo And The Bunnymen), si rispecchiano nei gruppi connazionali che recentemente ne hanno ripercorso le tracce (Editors, The Departure, The Bravery), e talvolta si affidano a passaggi che ricordano gli Interpol (facendo le dovute proporzioni), il tutto scandito dalla sapiente voce baritonale di Harry McVeigh, prossimo idolo della nuova generazione di groupie.
Il risultato è un disco che, stranamente in quanto non particolarmente attinente, ricorda per certi versi Hot Fuss, l’esordio dei The Killers. E’ molto gradevole da ascoltare, offre diversi brani che si insediano nelle orecchie senza volersi schiodare per giorni (la title track, Death, Unfinished Business, From The Stars ed A Place To Hide) . Facili, e proprio per questo destinati a riempire i palazzetti in futuro, emulando in questo i sopraccitati The Killers. La schiera dei critici è già molto nutrita e diversi autorevoli fonti li dipingono come sopravvalutati. Il fatto mi interessa relativamente, il loro dovere di intrattenimento musicale lo svolgono egregiamente, e per me ciò è più che sufficiente, se preferite qualcosa di più impegnato, invece, Merriweather Post Pavilion degli Animal Collective saprà soddisfare i padiglioni auricolari più raffinati ed esigenti.
A Place To Hide mp3

Setlist
01: Bite Hard
02: Do You Want To?
03: Turn It On
04: The Dark Of Matinée
05: Michael
06: No You Girls
07: 40 ft
08: Walk Away
09: Take Me Out
10: Ulysses
11: What She Came For
Encore
12: Jacqueline
13: The Fallen
14: Outsiders
15: This Fire
In grassetto i brani che saranno inclusi nel nuovo album Tonight: Franz Ferdinand, atteso per gennaio. Clamorose versioni di Walk Away e Outsiders (finalmente ascoltata dal vivo!).
Analogamente alle altre date di questo minitour europeo in locali raccolti e relativamente intimi, la scaletta è risultata un po' breve, e certamente poter ascoltare altri tre o quattro brani, di cui un altro paio dall'album di cui sopra (tipo Katherine Kiss Me e Send Him Away - eseguite in altre occasioni live) avrebbe reso la serata realmente superlativa.
Un concerto dei Franz Ferdinand è sempre interessante, ma quando si tratta di poter ascoltare in anteprima un buon numero di pezzi dall’imminente terzo album (che potrebbe intitolarsi Not Yet oppure Favourite Lie e che non vedrà ufficialmente la luce sino al 2009 in quanto i componenti della band desiderano rifinire il mixaggio con cura ed attenzione ai più piccoli dettagli), beh allora diventa un evento irrinunciabile, al punto da sorbirsi ulteriori centinaia di kilometri in un week end posto tra due settimane che mi vedono transitare dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno (in questo caso – trattandosi di Ferrara – la citazione è pertinente, anche se l’originale si riferiva all’omonimo fiume wagneriano).
La pigrizia è stata vinta a buona ragione, questo gruppo è certamente uno dei migliori che la scena musicale glam-indierock ci ha proposto negli ultimi anni, e non ci sarebbe certo la necessità di trovare conferma in questa data estiva, ma il loro savoir faire sul palco e con le note riesce ancora a sorprendere per l’eccellenza dell’esecuzione e la spontaneità con cui il gruppo si pone in contatto con il pubblico.
Dal repertorio conosciuto escono Michael, Come On Home, Dark Of Matinee, 40 ft., Take Me Out, This Fire e Jaqueline (primo encore) dall’eponimo debutto, nonché Walk Away, The Fallen, Do You Want To ed una superlativa versione di Outsiders (con la presenza dei fratelli Jarman dei The Cribs sul palco alle percussioni in una travologente jam session) da You Could Have It… E’ mancata Eleanor Put Your Boots On (per la quale eravamo pronti per un appassionato sing along) e ci domandiamo se per caso la relazione con la adorabile signorina Friedberger sia giunta al termine.
Ed i nuovi pezzi? Ne ho contati sei, e di tre sono abbastanza certo dell’identità, visto che sono anche quelli che più mi piacciono tra le novità: in primo luogo Katherine Kiss Me (che probabilmente verrà rinominata nel disco in Girls, You’ll Never Know), poi il secondo encore Turn It On, e quindi What She Came For. Le altre tre dovrebbero essere A New Thrill, Ulysses e Bite Hard, ma non ci metterei la mano sul fuoco. L’impressione è che il terzo album non si discosterà poi molto dal tradizionale suono FF, con più spazio al sintetizzatore rispetto agli episodi precedenti.
Esprimo parole di apprezzamento anche per i The Cribs, sebbene dal confronto escono inevitabilmente sovrastati, anche se una notevole attenuante è costituita dal loro setup audio, certamente deficitario. Il loro punk rock non mi ha mai del tutto conquistato in passato, non è tra i miei generi preferiti del resto, ma ciò non mi ha impedito di adottare alcuni loro brani per l’alta rotazione, come Hey Scenesters! (il miglior pezzo della loro esibizione di ieri sera), Mirror Kissers e Shoot The Poets (brano incluso nell’ultimo album Men's Needs, Women's Needs, Whatever – prodotto da Alex Kapranos e si sente…).

“Quando sono arrivati i Radiohead, tutti dicevano che suonavano come i REM. E loro si scocciavano. Ed hanno dimostrato che non era così. Quando sono arrivati i Muse, tutti dicevano che suonavano come i Radiohead. E loro si seccavano. Ed hanno dimostrato che non era vero. Quando sono arrivati i Fear Of Music, tutti hanno detto che suonano come i Muse. Vedete come funziona? E la catena risale ai REM, ed a ritroso sino agli albori del rock’n’roll. [snip]
Con lo spirito dei The Smashing Pumpkins, lo strillo dei Placebo, la portata dei Muse (eh già) e la coscienza dei Manic Street Preachers, ma anche la grazia di Jeff Buckley e l’isteria dei Pixies, i Fear Of Music estraggono un suono vergine tutto loro”.
Questo scriveva un paio di mesi fa Alex Fordham della agenzia PR Scruffy Bird (che si occupa anche dei Foals, Young Knives, Feeder e Liam Finn tra gli altri), accompagnando la comunicazione con un paio di demo che lasciavano intravedere come, tra le iperboli di un abile consulente di pubbliche relazioni, risiedesse una certa dose di verità.
Sin da allora ho raccolto materiale a riguardo di questo nuovo gruppo di Manchester, ma soltanto la pubblicazione dell’album di esordio, Actor / Actress, consente di rimuovere le riserve del caso, facendo giungere alla considerazione che se i quattro giovani mancuniani probabilmente non raggiungeranno mai le vette delle icone a cui sono stati accostati, di sicuro si meritano un occhio di riguardo nell’ambito della moltitudine di gruppi che vengono sfornati settimanalmente oltremanica.
Ropes Out Of Sheets mp3

Carino il singolo After Hours dei We Are Scientists, che fa ben sperare per il secondo album degli stessi, previsto per il prossimo marzo: Brain Thrust Mastery. L'esordio With Love And Squalor è stato uno dei migliori album del 2005, quindi è lecito aspettarsi una replica all'altezza, nonostante l'abbandono del batterista Michael Tapper possa oggettivamente suscitare qualche preoccupazione, considerando che il suono della band era molto improntato sull'ottima sezione ritmica.
After Hours (promo) mp3

Prentato ieri sera nel programma di Zane Lowe trasmesso da BBC Radio One il nuovo singolo degli Editors - a proposito di Birmingham - che anticipa il secondo album An End Has A Start, di cui costituirà la prima traccia.
Editors - Smokers Outside The Hospital Doors [Radio Rip] mp3

Interpol - The Heinrich Maneuver [Radio Rip] - mp3
primo singolo nonchè quarta traccia di Our Love To Admire.
Visto che questa settimana non ha proposto dischi di particolare rilievo, è l'occasione giusta per cercare di selezionare materiale meno noto ed annunciato:
Wiretree - powerpop da Austin / Texas
Big Coat mp3
da Bouldin
Limbeck - indie rock da Orange County / California
Big Drag mp3
da Limbeck
Call Me Lightning - newrock da Milwakee / Wisconsin
Billion Eyes mp3
da Soft Skeletons

Un giudizio attendibile su Our Earthly Pleasures, ad occhio e croce, lo potrò fornire intorno alla mezzanotte del 16 aprile, dopo la loro apparizione sul palco del Rolling Stone. Nel frattempo mi limiterò a lasciarlo fluire, costituiendo uno dei piaceri terreni cui fa riferimento il titolo, cercando di non farmi influenzare da una vaga sensazione di incompiutezza. Perchè se gli episodi più riusciti sembrano essere quelli dal ritmo più controllato, nel caso di Paul Smith e compagni potrebbe essere sintomo di imperfezione, più che di evoluzione.
Books For Boxes mp3
Russian Literature mp3
Parisian Skies mp3

Dylan, un componente della band, ha reso disponibile questo EP, esordio eponimo, presso una popolare comunità di torrent. Mi pare doveroso premiare la scelta, ed oltretutto, essendo la musica proposta dai Bear On Bear sicuramente apprezzabile, da loro stessa definita indie-guitar-pop-sound, lo sforzo è davvero minimo. Citano Jarvis Cocker, The Smiths e Talk Talk tra le influenze, pur essendo situati piuttosto distanti dalla terra di Albione, ovvero a Santa Cruz, ah Santa Cruz, California.
Better Than Nothing mp3
Orange Blossoms mp3
Magpies mp3

Quasi due anni dopo. Eh però queste scimmiette...
Brianstorm [radio rip] mp3
Sarà la prima traccia di Favourite Worst Nightmare, in uscita il 23 aprile, nonché primo singolo del nuovo album. La traccia è stata rippata dal programma The Radio 1 Rock Show condotto da Zane Lowe su BBC 1 stasera. Gli è piaciuta così tanto da trasmetterla due volte.

Circa un anno fa ero incappato in Black Shoes, e da allora avevo inserito The Films nella lista dei “sotto osservazione”. Pur essendo originari della South Carolina, hanno diviso ultimamente il palco con gruppi europei come i Mando Diao ed i The Kooks, e questi indizi possono aiutare anche ad intuire quale sia il genere di musica che propongono. Abusatissimo il paragone con i The Strokes, e forse per sfuggirne pubblicano il disco di esordio Don’t Dance Rattlesnake prima in Europa, nei paesi a lingua tedesca. La maggior parte dei brani, 9 su 12, sono rapidi nel ritmo e nell’esecuzione, non arrivando nemmeno ai canonici 3 minuti, ma non per questo rimangono incompiuti, confezionando un disco incalzante ma non frenetico. Sicuramente interessanti e degni di ascolto, potrebbero costituire una sorpresa nell’affollatissimo panorama discografico di questo inizio d’anno.
Black Shoes mp3
Call It Off mp3
Belt Loops mp3
A volte c’è qualcuno che sceglie per te, e tu non puoi fare altro che adeguarti, perché sai che se certe cose accadono, lo fanno seguendo un filo predesignato che ti porterà alla destinazione a te ignota al momento della partenza, in rispetto del karma, ma non nell’accezione newage del termine, semplicemente in accordo con la fondamentale legge della causa/effetto.
Perché in una sera in cui si offre la scelta tra The Datsuns, Yuppie Flu acustici e The Fratellis, o l’alternativa sempre prioritaria della tranquillità casalinga in una settimana lavorativa che ti ha spremuto come un limone, se uno dei tuoi wingman da concerto preferiti ti chiama offrendoti un accredito per assistere all’esibizione degli scozzesi, pare chiaro cosa abbiano deciso le forze superiori di cui sopra.
E non è detto che la componente musicale sia quella che contraddistinguerà la serata, perché se Costello Music non l’hai ascoltato granché e i pezzi dei The Fratellis sono passati più che altro grazie alle varie playlist, un motivo ci sarà. Non erano bastate le raccomandazioni di Kapranos ed il glamour costruito attorno al terzetto glasgowiano, per fare breccia nelle mie orecchie e sebbene non mi dispiacessero affatto, non avevo aperto loro le porte dell’affezione. L’esibizione mi ha aiutato a fornirmi esaurienti risposte riguardo il perché, e dopo quanto espresso da Viridian e Bartolone, penso non ci sia molto da aggiungere.
Jon mi è anche simpatico, per carità, ma come ha segnalato Mist (lui pure simpaticissimo e con il quale condivido una smodata passione per i The National), non è che il pubblico si accontenti della buona attitudine a fronte dell’esborso di una banconota blu.
Ma la musica non è solo un insieme di note, rumori ed armonie. Ormai lo sappiamo bene: c’è l’effetto aggregante, la condivisione delle emozioni, il pretesto per dare uno scossone al grigiore di certe nostre giornate. E sotto questo profilo ieri sera il successo è stato enorme, dal rinnovare i contatti con gli habitué, al conoscere nuove promettentissime realtà. Se poi si rivelano meno nuove di quello che si possa immaginare, possiamo solo avere una conferma che questo ambito – tra blog e comunità tipo last.fm – è più ristretto e delimitato di quello che ci si aspetta, e ciò non dispiace affatto, anzi.
E sotto questo profilo, anche canzoni suonate approssimativamente e deprivate del fascino conferito da una produzione che – evidentemente – ha ingigantito i loro meriti possono risultare piacevoli e ti stimolano un sorriso. Penso ad Henrietta che ha aperto il set, a Got Ma Nuts From A Hippy ed alla conclusiva Ooh La La, cover della canzone della fascinosa Alison Goldfrapp, a sua volta ispirata a Spirit In The Sky, di Norman Greenbaum.

Non tutti i week-end lavorativi vengono per nuocere. Per esempio, certi novelli corrispondenti franciosi hanno perfettamente intuito che piazzargli alle costole una simpatica modella controfigura di Keira Knigthley, anzi forse anche dotata di qualcosa in più, è un sistema molto efficace per tenere molto elevata l’attenzione di uno stanco (e teoricamente un po’ svogliato) quarantenne in trasferta in Haute Savoye. Del tipo che: “è già ora di ri-partire?”. Impressionante, ma da accantonare prontamente tra i piacevoli ricordi, e per rientrare nei ranghi mi affido all’ennesima creatura glasgowiana, un quartetto che si affaccia alla ribalta del newrock (categorizzazione che incontra sempre maggiori consensi e che intitola un canale audio di Sky) con il debutto A Strange Education. Scorrendo le prime tracce non posso evitare di pensare ai The Editors, e la corrispondenza tende a ripetersi anche nei brani conclusivi. Cercando dei riscontri è possibile verificare che hanno supportato diverse loro date (insieme anche a We Are Scientists, il cui componente geekissimo Chris Cain compare in un cameo nel video del singolo Break), così come hanno fatto recentemente per gli Snow Patrol, di cui però non si trovano pressochè tracce nel suono dei The Cinematics. Energici e determinati, i quattro componenti sembrano essere piuttosto omogenei ed affiatati. A Strange education verrà pubblicato in marzo.
Break mp3 / video
Asleep At The Wheel mp3

Chi saranno i The Kooks del 2007? Neanche il tempo di porsi la domanda che arriva diretta la risposta, senza troppe possibilità d’errore: i The View, quartetto scozzese di Dundee, che recentemente ha visto il proprio nome apparire sulla copertina di NME. Hats Off To The Buskers è il loro esordio targato Sony, e l’etichetta che se li è accaparrati la dice lunga sul fatto che possono diventare, potenzialmente, una gallina dalle uova d’oro. Musicalmente non c’è molto da sottolineare, se non che tutti i brani prediligono l’orecchiabilità, mirano ad arrivare dritti alla corteccia cerebrale ed a non schiodarsi più di lì. Same Jeans ricorda molto da vicino la famosa Brimful Of Asha dei Cornershop, e diverse altre tracce rimandano, di volta in volta, ad autori e gruppi della recente tradizione britannica. “Ispirarsi a” non è poi tanto diverso che copiare. L’importante è farlo bene, ed i The View ci riescono.
Superstar Tradesman flac
Same Jeans flac
Wasted Little DJ's flac
Perdonate i files piuttosto pesanti in formato lossless flac (senza perdita di qualità dal CD), ma questo diventerà tra non molto il nuovo standard che soppianterà l'mp3, la maggior parte dei lettori è già compatibile.

“Salve, è Universal che parla, la vostra casa discografica. Avete due giorni per consegnarci una vostra cover di All You Need Is Love dei Beatles, è richiesta dalla Chase Credit Cards quale colonna sonora del loro prossimo spot pubblicitario. Avete dai 45 minuti ad un’ora per confermare; ah, sappiate che se declinerete la richiesta, perderete il vostro contratto discografico.”
Respect per i The Features (per i quali avevo già espresso ammirazione) che, incuranti delle minacce, hanno risposto “no!”, non tanto e non solo per avversità a concedere musica per uno spot, ma per l’evidente controsenso nell’utilizzare un’inflazionata canzone dei Fab Four il cui intendimento è molto distante da quello del messaggio pubblicitario che invita a “comprarsi la felicità”. By the way, alla fine quella cover l’hanno realizzata i Nada Surf (recuperabile qui).
Tutto ciò 14 giorni prima di entrare in studio per registrare il seguito di Exhibit A, che vedrà – a questo punto – la pubblicazione con una altra etichetta in via di definizione all’inizio del prossimo anno. Il gruppo del Tennessee non si è certo perso d'animo, e nel frattempo si è autofinanziato un EP, Contrast, con la produzione di Jaquire King (Kings Of Leon, Modest Mouse ed Archie Bronson Outfit), la cui title track è molto carina.
Contrast mp3
A Sam’s Town ho riservato un’accoglienza tiepida. Il singolo When You Were Young mi aveva fatto capire che il secondo album dei The Killers non sarebbe stato un seguito lineare dello splendido Hot Fuss. Non mi sono riconosciuto nella corrente di pensiero che accostava il suono di questo disco a quello degli U2, mentre trovo decisamente più riscontri nei commenti che indicano come il periodo ruggente del Boss Springsteen, i primi anni ottanta ed i dischi The River e Born In The U.S.A. in particolare, quali fonte di ispirazione per il nuovo disco. Avendo potuto apprezzare già a suo tempo, nella mia fase tardo adolescenziale, quello specifico tipo di musica, Sam’s Town mi è risultato quindi complessivamente accettabile. Certo, avrei preferito che i quattro del Nevada avessero proseguito il loro percorso più vicino alle sonorità del rock britannico, che sono complessivamente più attigue ai miei gusti attuali, ma ciò non è a mio avviso sufficiente per stroncare il nuovo disco. Decido quindi di confermare la fiducia ai The Killers e di presenziare al concerto che passa da queste parti, anche per sfruttare l’occasione di incontrare blog friend che è da troppo tempo che non vedo. Oltretutto avevo un conto in sospeso perché in occasione del loro precedente concerto milanese, pur disponendo dei biglietti, avevo dovuto rinunciare. Sebbene il sold out mi costringa ad uno sforzo supplementare, vengo ampiamente ricompensato da un concerto di grande sostanza ed il solito piacevole contorno di relazioni personali allacciate, nuove conoscenze e – finalmente – il contatto diretto con la donna le cui parole sono affilate come lame di katana, ma che dal vivo rende tutto più morbido grazie ad un sorriso contagioso ed allo sguardo penetrante.
L’esecuzione live, se possibile, rende ancora più evidente il contrasto tra le sonorità del primo e quelle del secondo LP, e credo che se ne rendano conto loro stessi, in considerazione della scaletta “a blocchi”. Brandon Flower si presenta vestito da croupier, in omaggio alla title track Sam’s Town che apre il concerto (casinò di Las Vegas – città natale) e si profonderà in un visibile impegno per tutta la durata del concerto che si giova del fatto che quella di Milano è una delle prime date del tour europeo (massiccio l’afflusso di inglesi). Noto che Read My Mind dal vivo rende meglio che sull’album, in quanto emerge meglio la chitarra di Dave Keuning, mentre al contrario Uncle Johnny – il brano che preferisco nel nuovo album – risulta un po’ spenta e rallentata. Poco importa perché nel complesso i The Killers riescono a dimostrare che, seppure privi di particolare originalità, hanno le carte in regola per essere considerati un degno gruppo che suona Gramorous Indie Rock & Roll. “I got soul but I’m not a soldier” da All These Things I’ve Done è stato il refrain più coinvolgente. La setlist è stata, approssimativamente perché vado a memoria, la seguente:
Sam’s Town
When You Were Young
Somebody Told Me
Smile Like You Mean It
Bones
Bling (Confession Of A King)
Read My Mind
Jenny Was A Friend Of Mine
Glamourous Indie Rock & Roll
Uncle Johnny
Mr. Brightside
My List
For Reasons Unknown
All These Things I’ve Done
Exitlude

Se per descrivere una band vengono citati i The Doors, i The Strokes ed i Franz Ferdinand, difficilmente si può evitare di inarcare le sopracciglia con una buona dose di scetticismo. E’ vero che i The Blood Arm hanno aperto alcune date dei due gruppi contemporanei appena citati, oltre ad alcune per i Maxïmo Park, ma, sebbene la città di origine sia la stessa, Los Angeles, trovo abbastanza azzardato l’accostamento a Morrison e soci.
Molto più contigue le sonorità del gruppo di Alex Kapranos, il cui modo di cantare sembra fonte di ispirazione continua per Nathanial Fregoso, frontman del quartetto californiano. E le affinità non si fermano certo lì, tanto che all’inizio mi pareva quasi di ascoltare una tribute band (ascoltando Suspicious Character).
Dando però credito all’intero album di esordio, Lie Lover Lie, emerge invece che l’hype che si è condensato intorno a questo debutto ha qualche giustificazione, riscontrabile in un pezzo come Do I Have Your Attention? ma non solo. Per l’occasione, allora, aggiungo una tag: next big thing.
Do I Have Your Attention? mp3
Stay Put! mp3
Suspicious Character mp3

Loog ci aveva avvisati già ad inizio 2005. Da allora i Battle risiedono nella watch list, che finalmente ora propone qualcosa di più concreto dei singoli usciti sinora. Arriva il loro disco d’esordio, Break The Banks, la cui uscita ufficiale è prevista per il tardo autunno, anticipato da un mini-LP che si intitolerà Back To Earth. I Battle sono formati da quattro componenti che provengono prevalentemente dall’area di South London e sembrano apportare un contributo equamente suddiviso all’identità del gruppo. Mi piace la voce di Jason Bavanandan (di formazione soul e che si esprime talvolta anche alle tastiere ed alla chitarra di supporto), mi piace molto il suono del chitarrista Jamie Ellis (cresciuto a Clapton e poi svezzato da grunge e britpop), e apprezzo la sezione ritmica composta dal batterista Olivier Davis (con ascendenze dance) e dal bassista Timothy Scudder (che dopo una sbandata metallara si è convertito ai My Bloody Valentine ed agli Strokes). Leggendo la biografia si può già ottenere un riscontro interessante, specie registrando le loro apparizioni quali supporto dei Bloc Party, The Rakes e British Sea Power. Ed in effetti il responso sonoro è consono alle premesse, assolutamente positivo. E proprio il gruppo di Kele è quello che maggiormente viene richiamato nelle sonorità delle tracce dei Battle, mentre taluni passaggi della chitarra lasciano trasparire la contiguità ai British Sea Power.
Penso che Break The Banks si aggiudicherà il titolo di miglior disco newrock inglese dell’anno, semprechè i Bloc Party non decidano di anticipare la data di pubblicazione del loro secondo album, attualmente programmato per gennaio.
Per quanto riguarda le tracce Tendency è quella più nota tra quelle già in circolazione da tempo, ed in questo episodio è proposta in una versione riveduta e corretta, con l’aggiunta di archi ed altri dettagli di produzione. Beautiful Dynasty sarà invece il prossimo singolo, mentre Sit With Me è il pezzo che – a parte il menzionato Tendency – infilerei in una compilation stradale. Non resta che aspettare un loro live, dato che tra l’altro pare che rendano molto bene dal vivo.
Tendency
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