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"Life is hard
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mercoledì, 21 marzo 2007
Robbers On High Street

Robbers On High Street - Grand Animals

Due anni dopo Tree City, e qualche mese dopo aver proposto l’EP The Fatalist And Friends che ne anticipava due tracce, esce Grand Animals, il secondo album dei The Robbers On High Street. Il primo episodio mi aveva colpito per la freschezza, pur riconoscendo che si trattava di suoni parzialmente riciclati, con tanti Spoon nelle note. L’immediatezza permane anche nel nuovo disco, che sembra comunque denotare una certa crescita di spessore del gruppo nato nel nord dello stato di New York, poi trasferitosi nella Big A. Certo, i picchi dei gruppi di riferimento sono lontani, ma non mi pare il caso di arricciare il naso davanti ad un disco che scorre fluido e morbido e che lascia comunque con il sorriso sulla bocca.

Across Your Knee mp3

The Ramp mp3

Married Young mp3


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venerdì, 09 marzo 2007
Scattered Notes #3

Visto che questa settimana non ha proposto dischi di particolare rilievo, è l'occasione giusta per cercare di selezionare materiale meno noto ed annunciato:

Wiretree - BouldinWiretree - powerpop da Austin / Texas

Big Coat mp3
da Bouldin

sito

myspace

Limbeck - S/TLimbeck - indie rock da Orange County / California

Big Drag mp3
da Limbeck

sito

myspace

Call Me Lighthing - Soft SkeletonCall Me Lightning - newrock da Milwakee / Wisconsin

Billion Eyes mp3
da Soft Skeletons

sito

myspace


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mercoledì, 17 gennaio 2007
The Hours

The Hours - Narcissus Road

“I love You more than my record collection, I love You more than my football team…” non sono forse degli idoli? Lo sono, lo sono, basta leggere il loro manifesto per averne la controprova. Cresciuti in mezzo a Jarvis Cocker (che li sponsorizza tutt’ora), Joe Strummer (quali Mescaleros) e qualche esperienza di produzione (degli UNKLE), Antony “Ant” Genn e Martin Slattery hanno adesso deciso di fare sul serio, per conto loro. I due northern lads, appellativo che suona più o meno come “ragazzotti del nord” (Sheffield), si sono prodotti in un disco - Narcissus Road - che mette in risalto soprattutto le eccellenti qualità di tastierista di Slattery, e la tagliente ironia dei testi di Genn, condensando un powerpop di qualità che non farà fatica ad attirare l’attenzione del pubblico. Poi ci penserà un po’ di (in)sano gossip ad alimentare l’hype, magari ricordando quanto “Ant”, sotto l’effetto di 14 metilen-diossimetamine, due pastiglie di LSD, due o tre grammi di eroina, parecchia cocaina, un bel po’ di vodka ed una quantità spropositata di sidro (come da lui testualmente dichiarato), si è esibito quale perfetto streaker a Glastonbury 1995; oppure di quando divideva l’appartamento con Robbie Williams. Ma questo storie appartengono, sembra, al passato. Il singolo Ali In The Jungle si richiama allo storico incontro di boxe tra Mohammed Alì e George Foreman a Kinshasa nel 1974, quando Cassius Clay riconquistò il titolo mondiale, facendone un parallelo con il ritorno dal baratro della tossicodipendenza di Ant, mentre Icarus è quasi certamente ispirata a Pete Doherty, tanto per rimanere in tema.

Ali In The Jungle mp3

Icarus mp3

Murder Or Suicide mp3


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giovedì, 04 maggio 2006
The Upper Room

The Upper Room - Black And White

Sembrano piuttosto preconfezionati: quartetto di giovani di Brighton, frontman – Alex Miller – carino e che canta con una dizione inglese perfetta, pronto a (tentare di) diventare un nuovo Chris Martin (tanto di Gwyneth ce n’è una sola…). Qualche influenza ben assestata, tipo il classico Phil Spector ed il suo abusatissimo wall of sound, una etichetta corposa e pronta a lubrificare a dovere i meccanismi della propaganda britannica da XFM a NME. Insomma, ci sarebbero abbastanza stimoli per detestare cordialmente i The Upper Room, e negare loro persino il “giro” di esplorazione. Eppure… eppure nell’ascolto, che in fondo è quello che conta, tutte queste considerazioni svaniscono e quello che rimane è un disco orecchiabile, da indieasylistening o britverypop che dir si voglia. E’ vero, sembra una tribute band di un vastissimo repertorio musicale della terra d’Albione, con particolare vicinanza a Snow Patrol ed Embrace, per rimanere agli episodi più recenti, con estemporanee escursioni alla Morrissey (il brano Leave Me Alone), però Other People’s Problems è un disco ruffiano che certamente riesce a regalare facile intrattenimento musicale a chi non si pone troppi problemi a riguardo dell’originalità ed alla innovazione artistica di un gruppo. L’album uscirà in agosto, mentre sono già disponibili i singoli Black And White ed All Over This Town.

All Over This Town mp3

Leave Me Alone mp3


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domenica, 26 marzo 2006
Morrissey

Sempre il Moz, due B-sides di You Have Killed Me che avrebbero davvero meritato di essere incluse nell'album Ringleader Of The Tormentors:

Human Being mp3

I Knew I Was Next mp3


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sabato, 11 marzo 2006
Morrissey

Morrissey - Ringleader Of The Tormentors

Dopo l’anticipazione, diversi fake e tracce rippate da streaming online, è finalmente arrivata la versione definitiva di Ringleader Of The Tormentors, che consegna esattamente quello che ci si poteva aspettare, non una nota di più, non una parola di meno.
Gli altri due brani che mi coinvolgono di più, oltre alla traccia di apertura già proposta, sono You Have Killed Me a I’ll Never Be Anybody’s Hero Now.
E proprio You Have Killed Me, il cui testo e traduzione sono disponibili qui, arriva come una stoccata. L’ambientazione è decisamente italiana, con i riferimenti a Pasolini, Visconti ed Anna Magnani. Ma non solo, è proprio il passaggio che cita “Piazza Cavour, what’s my life for?” che mi lascia senza parole. Era poche ore prima di ascoltare questa canzone quando, scrivendo ad un’amica, avevo aspirato (io grigio mediolanense) ad un giorno di evasione al sole di una piazza romana, immaginando proprio quella con la statua del miglior statista che il nostro paese abbia mai avuto. D’accordo, sono semplici coincidenze, ma dato che sono probabilmente facilmente suggestionabile, non passano del tutto inosservate.
Comunque la passione per l’Italia e Roma in particolare (e credo anche per gli anni sessanta) lascia tracce anche in Dear God Please Help Me (“I am walking through Rome”) e nel video del singolo, che viene introdotto con la presentazione in italiano.

You Have Killed Me mp3
I’ll Never Be Anybody’s Hero Now mp3

You Have Killed Me video


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giovedì, 02 febbraio 2006
Morrissey

Arriva I Will See You In Far Off Places, la prima traccia del nuovo album di Morrissey, Ringleader Of The Tormentor, e mi coglie in un momento in cui sono particolarmente sensibile alle creazioni di Steven Patrick Morrissey. Sto infatti leggendo Questa Notte Mi Ha Aperto Gli Occhi, il terzo libro scritto da Jonathan Coe pubblicato la prima volta nel 1990. Il titolo è già indicativo, perché è lo stesso di una traccia di Hatful of Hollow (ovviamente This Night Has Opened My Eyes), album simbolo dei The Smiths, ma il legame a doppio filo prosegue per tutto il libro, in quanto ogni capitolo viene introdotto con una verso di una canzone del gruppo inglese, e comunque l’intera narrazione è intrisa di musica in quanto il protagonista è componente di una band per la quale compone la musica e scrive i testi. In realtà il titolo originale era The Dwarves Of Death, che si riferisce al nome di una band punk-rock che avrà un ruolo nella trama del libro, ma in questo caso sono completamente d’accordo nell’aver evitato la traduzione, dato che un titolo come I Nani Della Morte avrebbe conferito un infondato connotato lugubre al romanzo che invece è gradevolmente cosparso di humor inglese.

Intanto mi ascolto I Will See You In Far Off Places (mp3 qui), che lascia ben sperare per l’album che uscirà ufficialmente il 3 aprile.


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lunedì, 10 ottobre 2005
Stereophonics @ Rolling Stone - Milano

Stereophonics

Probabilmente è stato un evento un po’ troppo last minute, non era pianificato in anticipo e siamo arrivati a concerto già iniziato perché, secondo la migliore tradizione di Murphy, puoi avere aspettato un sacco di volte concerti che iniziano in ritardo ma quando sei tu ad essere – leggermente, giusto 15 minuti – in difetto sull’orario stabilito, beh, è naturale che quella volta il gruppo si presenti sul palco preciso come il trenino dello Jungfrau. Pazienza, dopo aver raccattato un paio di biglietti di dubbia provenienza ci fondiamo all’interno, giusto per essere accolti con l’attacco di Vegas Two Times.
Era facilmente prevedibile che il contrasto tra il concerto di sabato, con le sue orchestrazioni raffinate, e quello di ieri sera sarebbe stato stridente, a tutto discapito del rock genuino e sincero, ma inevitabilmente lineare e poco profondo, degli Stereophonics. Infatti, delle quattro date che si sono succedute a Milano nel long-week-end, sarebbe certamente stata la quarta scelta dopo gli Eels, i Turin Brakes ed anche gli Spoon, ma un po’ è necessario adattarsi agli spazi di cui si dispone, un po’ mi sembra di aver capito che qualcuna non fosse del tutto insensibile al “carisma” di Kelly Jones, e mi pare proprio che non fosse neanche l’unica, a giudicare dalla composizione del pubblico.
In generale, aldilà degli impietosi confronti (comunque iniqui perché si tratta di due generi completamente diversi), mi pare che i ‘Phonics il meglio l’abbiano già fornito, e la apprezzabile verve di Kelly Jones, in mancanza di un adeguato supporto da parte di bandmates all’altezza della situazione, da sola non è sufficiente a mantenere il gruppo a livelli di assoluta eccellenza.
Ieri sera una parziale attenuante può essere invocata nella acustica tutt’altro che ottimale del Rolling Stone, e comunque l’energia scaturita dall’asciutto trio chitarra/vocalist – batteria – basso in alcuni passaggi non è stata per nulla trascurabile.
I brani che più ho apprezzato sono stati Maybe Tomorrow (da You Gotta Go There To Come Back, eseguita in versione solo – guarda caso – da Kelly Jones) e Step on My Old Size Nines (da Just Enough Education to Perform), nonché The Bartender and The Thief e Just Lookin’ (entrambi da Performance and Coctails), quindi due dei bis: Traffic (dall’esordio Word Gets Around) e l’inevitabile Dakota (singolo dell’ultimo album Language. Sex. Violence. Other?) che ha degnamente chiuso il set dei gallesi.


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martedì, 13 settembre 2005
Echo & The Bunnymen

Echo & The Bunnymen - Siberia


In occasione delle varie riunioni internazionali i compagni di conversazione preferiti sono quasi sempre i colleghi inglesi. Due sono gli argomenti a presa rapida: la Premiership e la musica. Ho sempre seguito il campionato inglese, anche prima che tornasse ai recenti fasti con MAN U, Arsenal e Chelsea, e proprio grazie a uno di questi colleghi, David (diventato poi amico e con il quale mi mantengo in contatto anche dopo che la sua strada lavorativa ha intrapreso un altro percorso), ho potuto vivere in prima persona la magia dell’Highbury e diventare un Gunner aggregato prima ancora che Nick Hornby facesse opera di persuasione grazie a Fever Pitch (tradotto per l’Italia in Febbre a 90). In seguito, analogamente, ho dovuto includere anche il Leeds United e Manchester City all’elenco delle squadre da seguire con simpatia, e per contro sono riuscito ad ottenere dei fiancheggiatori nerazzurri oltremanica. Essendo loro dei gentlemen, non mi hanno mai rinfacciato il fatto che tale propensione indotta si sia rivelata piuttosto avara di soddisfazioni. Di solito, comunque, esaurito l’argomento calcistico che prevede la rassegna dei relativi campionati, delle varie coppe nonché dell’attività delle nazionali (aspetto questo che è ben più rilevante per gli anglosassoni), si passa – finalmente – all’argomento musica. Non ci si può logicamente aspettare una perfetta conoscenza delle più recenti realtà musicali, ma non è difficile trovare un terreno comune su periodi più lontani, dai classici al britpop degli anni novanta. Un fatto che mi ha sempre molto sorpreso è che spessissimo gli Echo & The Bunnymen fossero da loro inclusi nel novero dei più grandi. Intendiamoci, anch’io ho sempre tenuto in grande considerazione questo gruppo che si è manifestato negli ’80 proprio quando il mio grado di attenzione verso la musica andava crescendo, però non ho mai guardato a loro come un gruppo di culto.
L’anno scorso – sebbene il film fosse del 2001 – ci ha pensato Donnie Darko a rispolverare The Killing Moon, e se non mi ricordo male il regista nonché sceneggiatore Richard Kelly* aveva scientemente selezionato il brano che fungeva da introduzione nelle prime scene in quanto gli Echo & The Bunnymen sono il suo gruppo preferito (che il fantomatico coniglio gigante abbia anche un riferimento al nome del gruppo?).
Tutte queste – inutili – parole per introdurre il nuovo disco Siberia, quando per descriverlo basta davvero poco: è splendido. Unanimi i commenti che considerano questo lavoro pari a quelli più riusciti dal gruppo di Liverpool negli anni d’oro, in particolare Heaven Up Here che, guarda caso, vanta lo stesso produttore. La voce ed i testi di Ian McCulloch sono distintivi e pari alla loro fama, ma la chitarra di Will Sergeant è ciò che contribuisce in maniera risolutiva a far arrivare questi suoni direttamente ai lobi temporali con conseguente sensibilizzazione epidermica. Essendo tutti i brani egualmente validi, indicare i pezzi più significativi appare riduttivo, ma se non vi fidate provate con le prime due, Stormy Weather (che sarà il singolo - scaricabile qui) e All Because Of You Days, oppure con la settima, Everything Kills You. 4,3 su 5,0

* Richard Kelly è anche lo sceneggiatore di una delle pellicole che attendo con maggior aspettativa tra le prossime uscite: Domino, diretto da Tony Scott ed interpretato da una sempre più esagerata Keira Knightley.


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lunedì, 27 giugno 2005
The Warlocks

The Warlocks - Surgery

Due batterie e tre chitarre per creare un poderoso muro di suono psichedelico. The Warlocks, il gruppo che ha lo stesso nome dei Grateful Death e dei Velvet Underground nelle loro incarnazioni preliminari, li ho incrociati con il loro secondo album Phoenix risalente a fine 2002, ma di fatto salito agli onori delle cronache solo nel 2003, che conteneva un piccolo gioiello pop: il brano Baby Blue che ha risuonato per mesi nelle orecchie e non ne voleva sapere di lasciare la compilation ad altissima rotazione. Diandra dice che è una canzone da doccia, e probabilmente è anche vero, ma il verso “I’m waisting my time with You, my baby-baby blue” l’ho sempre trovato molto adatto alle - non troppo - frequenti difficoltà di comprensione dell’altra metà del mondo.
I The Warlocks sono un sestetto californiano, ed in questi anni hanno interagito spesso con i loro vicini (geograficamente e musicalmente) The Dandy Warhols e The Brian Jonestown Massacre, oltre che con Beck. E dai due gruppi strettamente imparentati, che sono protagonisti (più o meno volontari) della pellicola Dig!  (che sono veramente molto curioso di vedere), hanno certamente tratto molta ispirazione, anche se le tendenze decisamente più lisergiche del frontman Bobby Hecksher li ha spinti verso una connotazione mystic rock, categoria orfana dei Kula Shaker. Curiosamente i tre gruppi pubblicheranno quest’anno contemporaneamente i loro nuovi dischi. Quello dei Warlocks, Surgery, atteso in teoria per fine agosto, è già circolante nei canali alternativi della rete. Evidentemente in estate i tempi delle anticipazioni sono destinati a dilatarsi, dato che anche l’anno scorso Antics degli Interpol era ampiamente disponibile in luglio a fronte dell’uscita ufficiale pianificata per settembre.
Per apprezzare appieno le doti dei Warlocks, probabilmente, sarebbe necessario fare abbondante ricorso all’LSD, ma io (s)fortunatamente mi sono sempre fermato al THC. Mi arrangio quindi con le allucinazioni fornite dal caldo torrido di questi giorni per cercare di avvicinarmi ad un punto di osservazione più adatto, e la prima cosa che faccio, ascoltando questo disco, è quella di cercare un’altra perla alla Baby Blue. Che non trovo, purtroppo. Potrei accontentarmi di The Tangent come surrogato, ma siamo piuttosto distanti da quello standard. E allora è meglio guardare all’insieme, che tutto sommato rende meglio e tende a trarre giovamento dei ripetuti ascolti. L’ideale sarebbe ascoltarli al Lollapalooza a Chicago, sfruttando sin troppo celermente e sfacciatamente il fresco invito dell’amico-fornitore danese che diventa Console (!) della città dell’Illinois, ma probabilmente a quel punto l’attenzione verrebbe distolta da altri ben più performanti gruppi, e comunque sarà meglio giocarsi il bonus un altro anno, sfruttando una migliore pianificazione vacanziera. Oppure non resta che ripiegare su Odditorium/Warlords Of Mars dei The Dandy Warhols o We Are The Radio dei The Brian Jonestown Massacre in arrivo nei prossimi mesi.

The Warlocks – Come Save Us (m4a)
The Warlocks – It’s Just Like Surgery (m4a)

Valutazione 3,8 su 5,0


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domenica, 22 maggio 2005
Turin Brakes

Turin Brakes - JackInABox

(Ai Turin Brakes piacciono i tramonti, questo è poco ma sicuro, visto che nel terzo album su tre ambientano la copertina con raggi solari ad elevata incidenza). All’orgia elettroacustica introdotta dai The Frames non poteva mancare JackInABox, il nuovo album del duo londinese, che sono tra i massimi esponenti del New Acoustic Movement. Avendo già espresso la mia assoluta incapacità di mantenere una benché minima parvenza di obiettività nei confronti di questo genere di rock, non meravigliatevi se potrò sembrare, per usare un eufemismo, piuttosto indulgente.
I Turin Brakes possono essere equiparati ad un investimento obbligazionario: il rendimento è certo, e si discosterà di ben poco rispetto a quelle che possono essere le previsioni. Questo terzo album torna ad essere prodotto “in casa”, a Brixton, dopo la parentesi della città degli angeli californiana per il secondo LP Ether Song. Come molti fanno notare questa scelta si traduce effettivamente in un ritorno ad un suono più spontaneo, vicino a quello che abbiamo apprezzato nell’esordio The Optimist LP (un disco che non esiterei ad inserire tra i migliori in senso assoluto degli anni duemila). Purtroppo, rispetto a The Optimist LP, a JackInABox manca un po’ lo spleen malinconico che caratterizzava Emergency 72 e Mind Over Money, giusto per fare un paio di nomi di tracce da venerare. La propensione di JackInABox è generalmente più improntata al positivo, alla speranza, ad un celato ottimismo. Non che questo impedisca di profondere emozioni nell’arco delle dodici tracce (e mezza considerando l’hidden post-rock), che arrivano dirette ai sensi. Non mancano le classiche ballate, da Forever al singolo Fishing For A Dream, ma neppure pezzi ritmici. Provate ad evitare di far ondeggiare la testa ascoltando Asleep With The Fireflies, o a tenere il tempo con il piede per Red Moon. Praticamente impossibile. Insomma, un disco che verrà usurato prima della fine dell’estate.

Valutazione 4.3 su 5.0


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mercoledì, 18 maggio 2005
The Frames

The Frames - Burn The Maps

Via Ruckert. Un disco clamoroso, che arriva diretto ad essere un condender del titolo di disco dell’anno, per quanto riguarda i generi che orbitano intorno al rock. Esagero? Non credo. Burn The Maps, è il quinto album degli irlandesi The Frames, che scopro solamente ora e riguardo i quali inizierà l’inevitabile corsa a ritroso per scoprire i loro lavori precedenti. Peccato che l’esordio del 1991 non è più in catalogo e nemmeno riportato nella sezione music del sito della band.
Ascoltarlo è stato come essere colpito da una saetta. Mi sforzo di evitare qualsiasi riferimento ad altri gruppi, in ossequio alla normativa Dodo. Ma se vi piacciono le ballate elettro-acustiche andate sul sicuro.

Dream Awake mp3

Valutazione 4.5 su 5.0


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sabato, 14 maggio 2005
The Sun

The Sun - Blame It On The Youth

Un fresco pop-rock primaverile. Ce lo offrono i The Sun, un quintetto di Columbus, Ohio, che hanno fatto esperienza sui palchi introducendo Flaming Lips, Ambulance LTD, Hot Hot Heat, The Von Bondies e che – immediatamente messi sotto contratto dalla Warner – ci propongono l’album di esordio (dopo l’EP Did Your Mother Tell You? del 2004) realizzato sotto la guida illuminante di Ben Hillier (Doves, Elbow e Blur) che gli ha conferito sfumature Brit in alcuni passaggi.
Se avessi ascoltato Blame It On The Youth al buio, senza sapere di cosa si trattasse, avrei potuto pensare che mi stava arrivando alle orecchie il nuovo album dei The Dandy Warhols (in uscita nelle prossime settimane) e, sebbene non abbia trovato alcun riscontro ufficiale, sono sicuro che i The Sun abbiano tratto molta ispirazione da Courtney Taylor e soci.
Mi stupirei se questo disco non diventasse un successo commerciale, perché gli ingredienti ci sono tutti, non ultimi testi a volte taglienti come in Say Goodbye (“Your little girl is going to hell, your little boy is going to hell, and I’m going streight to hell, but I’m going down screaming Fuck You!”). E non ci si annoia certo scorrendo le tredici tracce, perché l’escursione va dal garage-rock di Taking The Lords Name In Vein alla psichedelia accennata di Romantic Death, quindi un escursione nel folk acustico con Lose Your Money, per arrivare ad un classico poprock di Must Be You. Ma ogni pezzo brilla di luce propria e meriterebbe un commento dedicato. Poliedrici.
Una copertina che cita quelle dei gloriosi Wishbone Ash, altro piccolo dettaglio sintomatico per aggiungere questo gruppo alla lista di quelli sotto stretta osservazione.

Audio Mp3 | Must Be You | Lost At Home | Justice

Valutazione 4.1 su 5.0


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venerdì, 06 maggio 2005
Aimee Mann

Aimee Mann - The Forgotten Arm

Come sarebbe stato Magnolia senza il contributo di Aimee Mann? Perché le sue otto canzoni non sono state la classica colonna sonora che ben si adattava alla trama e alle immagini della pellicola, ma hanno contribuito a farlo nascere con quella malinconica bellezza che contraddistingue anche l’aspetto fisico della bionda cantautrice di Boston, se è vero che il regista e sceneggiatore PT Anderson le ascoltava in loop durante la stesura della sceneggiatura, tanto da far diventare una strofa di Deathly una battuta di un personaggio.
A quanti si domandavano se Aimee Mann sarebbe stata capace di ripetersi ai livelli di pezzi come One e Save Me, ed iniziavano a dubitarne dopo aver ascoltato l’ultimo Lost In Space, il nuovo album The Forgotten Arm fornisce una risposta decisamente affermativa.
Il suo quinto LP è in realtà una novella, un racconto suddiviso in 12 capitoli che viene narrato traccia dopo traccia. Racconta di John e Caroline, due personaggi ugualmente afflitti, che si incontrano e si innamorano nel sud-est degli Stati Uniti, all’inizio degli anni settanta, e decidono di intraprendere un viaggio coast to coast con una vecchia Cadillac. John è un veterano del Vietnam, pugile fallito, tossicodipendente. Caroline cerca semplicemente di sfuggire alla carenza di prospettive della provincia del sud. Ascoltando la loro storia sembra di leggere un libro con le pagine ingiallite, dimenticato in qualche angolo buio di una casa che qualcuno ha abitato prima di noi. Il tutto con le sonorità tipicamente alternative country che contraddistinguono lo stile di Aimee Mann, in questo caso in una versione più semplice e diretta, pronta ad essere riprodotta dal vivo senza il minimo problema di adattamento.
“Il pugno del knock-out è sempre quello che non vedi neanche arrivare” è una perfetta metafora pugilistica adottata da Aimee Mann per descrivere a cosa si riferisce questo racconto, certamente molto influenzato dalla sua recente passione per la boxe (anche praticata). Lei sorride raramente, ma quando riesci a scorgere un suo sorriso ti arriva un uppercut dritto sul mento.
Dear John, Goodbye Caroline e Little Bombs sono i capitoli più riusciti di questo prezioso audiobook.

Dear John mp3

Valutazione 4.0 su 5.0


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mercoledì, 13 aprile 2005
O.C. Mix 4

O.C. Mix 4

Non ho mai guardato una puntata del serial televisivo, l’unico Orange County che ho visto è quello cinematografico di Kasdan Jr. che annovera tra i protagonisti Jack Black e Kevin Kline, però seguo attentamente la pubblicazione delle compilation relative alla soundtrack delle puntate televisive, visto che sono piuttosto fornite di buone tracce tra cui emergono autori e gruppi che ancora non hanno raggiunto una certa notorietà.
Anche la quarta versione, pubblicata in questi giorni, non sfugge a questo cliché, e offre dodici brani eterogenei ma tutti piuttosto godibili rimanendo nei confini di pop, rock ed indie.

Decent Days and Nights dei The Futureheads; partenza lanciata con uno dei gruppi newrock che ha aperto la breccia per la British Invasion di cui si parlava nei commenti precedenti, con il loro primo singolo risalente al luglio 2004. Questa apparizione aiuterà i quattro di Sunderland ad affermarsi anche in Nordamerica dove sono attualmente in tour.

Goodnight and Go di Imogen Heap; dopo aver ottenuto visibilità interazionale nell’ambito del progetto/duo Frou Frou, Imogen torna ad essere solista con l’album di prossima pubblicazione Speak For Yourself, da cui questo brano è tratto. Voce inconfondibile ed impostazione Eurythmics.

Fortress dei Pinback; duo di San Diego che propone indiepop con sfumature elettroniche, ed il brano è apparso nel loro ultimo disco: Summer In Abaddon, che nel 2004 si è guadagnato un voto piuttosto alto di Pitchfork.

On the Table di A.C. Newman; Carl Newmann è il frontman dei The New Pornographers, un gruppo-crogiuolo indie di Vancouver, in questo episodio in versione solista (ormai tra side projects e collaborazioni incrociate riuscire a districarsi diventa un’impresa) con un pezzo tratto da The Slow Wonder (2004). “Do Re Mi, Innocent” il curioso intercalare.

To Be Alone With You di Sufjan Stevens; Uno dei pezzi più belli del suo album Seven Swans dell’anno scorso, che compariva in posizione molto elevata nel ranking di Rough Trade, e che aveva quindi solleticato la mia curiosità. Indiefolk dal Michigan, il trentenne di Detroit non nasconde la sua fervente fede religiosa in questo brano soffuso.

Play dei Flunk; dalla Norvegia un trio electropop bene assortito, sulle tracce dei Röyksopp ma meno dance. Questo pezzo non era presente nel loro album europeo del 2004 Morning Star, ma è comparso solo nella versione distribuita negli Stati Uniti.

Scarecrow di Beck; credo che il signor Hansen non abbia bisogno di presentazioni. Una delle mie preferite di Guero. Scarecrows only scarin’ themself!

The View dei Modest Mouse; Non è un mistero che Good News For People Who Love Bad News sia uno degli album che più ho gradito nel 2004, anche se non è questa traccia che ne ha determinato il risultato. Del resto Float On sarebbe forse stata troppo scontata…

Hardcore Days & Softcore Nights di Aqueduct; Aqueduct nasce come il progetto pop di un cantautore dell’Oklahoma, David Terry e si sviluppa sino all’attuale line-up di 4 componenti. I Sold Gold, da cui è estretto il brano, è il loro esordio uscito in gennaio. Disco che probabilmente merita una valutazione separata.

Cartwheels dei Reindeer Section; forse il pezzo più bello della compilation, e non ci si deve meravigliare, essendo I Raindeer Section un supergruppo lo-fi che ha aggregato elementi dei Snow Patrol, Mogwai, Arab Strap’s, Belle & Sebastian e si è avvalso della collaborazione di Lou Barlow. L’album Son Of The Devil Reindeer è del 2002.

Eve, the Apple of My Eye dei Bell X1; Irlandesi, conosciuti anche (o soprattutto) come la ex-band di Damien Rice, i quattro con base a Dublino (ma che hanno origini Kildare) propongono un classico indie rock. Attinto da Music In Mouth del 2002.

Champagne Supernova dei Matt Pond PA; Non sono un’amante delle cover, ma questa versione di CS non fa rimpiangere l’originale degli Oasis, e ciò non è poco. Molto più orchestrata di quella dei Gallagher, surclassa la Wonderwall di Ryan Adams. Il gruppo, capitanato da Matt Pond è di stanza a Philadelphia (Pennsylvania ovvero il PA che compare nel nome del gruppo).

Valutazione complessiva 4.0 su 5.0


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martedì, 29 marzo 2005
Hard-Fi

Hard-Fi - Tied Up Too Tight

Da gennaio XFM e altri media musicali inglesi spingono molto gli Hard-Fi, un quartetto di ventenni di Staines, un sobborgo di Londra nei pressi di Heathrow. Sarà perché erano stati imprudentemente accostati ai Clash, ma il loro singolo di esordio Cash Machine, sebbene effettivamente richiamasse le atmosfere di Sandinista, mi aveva lasciato perplesso, dubbioso sull’effettivo potenziale di questo gruppo. Apprendo – solo ora – che un minimo di heritage effettivamente esiste, in quanto Mick Jones aveva prodotto una precedente esperienza del leader della band (Richard Archer), ma ciò non pare sufficiente a redimere del tutto un pezzo che sembrava nato per compiacere, soprattutto le radio.
Il secondo singolo Tied Up Too Tight lascia invece presagire qualche spiraglio incoraggiante, e pur non discostandosi dal genere urban-rock, lascia intravedere qualche spunto più originale, o perlomeno un minor grado di citazionismo.
In attesa di aver prodotto abbastanza materiale per completare un album, i quattro stanno arricchendo il loro bagaglio di esperienza partecipando a gig dei The Bravery e dei Kaiser Chiefs.
Una curiosità: per realizzare il video di Cash Machine hanno eluso i sistemi di sorveglianza e di sicurezza dell’aeroporto di Heathrow.

Tied Up Too Tight video: Real | Media Player
Cash Maschine video: Media Player
Gotta Reason audio: wma

Valutazione: 3.7 su 5


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giovedì, 24 marzo 2005
Robbers On High Street

Robbers On High Street - Tree City

Potrebbe non essere interessante una band che va in tour con Gomez, Cake, Ambulance LTD, The Dears? Date le premesse, almeno un ascolto lo merita… E quell’ascolto, all’inizio, ti porta a pensare (inevitabili gli accostamenti alla gnoosic map): uhm, questi assomigliano a… Spoon? Parecchio, sembra. Ma è poi così deleterio assomigliare a qualche altra band? Tre punti di domanda sono forse già troppi in un post, ma la risposta che mi fornisco è: no! L’importante è che quello che ne scaturisce sia sano intrattenimento musicale, che venga evitato il plagio, che il tempo (sempre troppo tiranno) dedicato all’ascolto venga in una buona misura ricompensato. E tutto ciò i Robbers On High Street lo garantiscono.
Non saranno certo questi quattro newyorkesi a scrivere pagine indelebili della storia del rock, ma questo loro esordio fa perlomeno pensare che si possa aggiungere un nuovo nome alla lista delle band da seguire con simpatia ed attenzione. Tree City è il loro album d’esordio uscito a fine febbraio al di là dell’Atlantico e ancora non pubblicato in Europa, ma disponibile attraverso importatori inglesi che consentono di evitare i problemi doganali in cui ormai incorrono le spedizioni dal Nordamerica. I ROHS passano dal rock al pop con assoluta disinvoltura, tanto che a volte si fatica a distinguere la linea di demarcazione, e nello stesso modo i 13 brani si susseguono con una discreta alternanza di motivi ed armonie. Mettono generosamente a disposizione tre tracce per il preascolto, come giustamente si conviene ad una band che necessita di farsi conoscere. Le tre canzoni (le prime due e l’ultima) sono indicative ma non riescono a dare il reale spessore di questo disco che offre il meglio di sé nella parte centrale.

Spanish Teeth - traccia 1 mp3

Japanese Girls - traccia 2 mp3

Montefiore - traccia 13 mp3 

Valutazione 3.8 su 5


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venerdì, 18 marzo 2005
Louis XIV

Louis XIV - The Best Little Secrets Are Kept


Ho finalmente capito perché c’era tanto fermento intorno ai Louis XIV. Il quartetto di San Diego si appresta a diventare uno dei fenomeni musicali di questo 2005 grazie al loro pop-rock sensuale, a volte persino erotico. Non è un caso che si circondino di immagini di donne discinte, più o meno velate di lingerie di classe. Seguono le orme dei The Killers, con i quali hanno condiviso un tour l’anno scorso, e con tutta probabilità sono destinati a ripeterne il successo su entrambe le sponde dell’Atlantico.
L’album The Best Little Secrets Are Kept segue di un paio di mesi la pubblicazione dell’EP Illegal Tender, che aveva fornito un’ampia anticipazione del repertorio dei californiani, che avevano pubblicato anche un eponimo vinile nel 2003. Chitarre artatamente sguaiate, ritmo e testi irriverenti sono gli ingredienti glamour della loro musica che sembra a volte richiamare alcuni passaggi dell’Iguana Iggy Pop. Ma non ci si deve aspettare un disco monocorde: le variazioni sono notevoli, ed accanto a pezzi a presa rapida che diventeranno il loro biglietto di presentazione come Finding Out True Love Is Blind, è possibile incontrare brani più riflessivi e non per questo meno apprezzabili come All The Little Pieces.
Quest’anno parteciperanno ad una tournè canadese con gli Hot Hot Heat e l’augurio è quello che decidano di aggiungere qualche data europea in autunno, se non prima.

Louis XIV mp3
God Killed The Queen mp3

Finding Out True Love Is Blind video

Valutazione 4.0 su 5


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31 Inspirational Tracks

  • Fear Of Music - Ropes Out Of Sheets
  • The Dodos - Fools
  • My Morning Jacket - Evil Urges
  • Fleet Foxes - Ragged Wood
  • Electric President - It's An Ugly Life
  • dEUS - Popular Culture
  • The Brian Jonestown Massacre - Darkwave Driver / Big Drill Car
  • Tapes 'N Tapes - Hang Them All
  • Spiritualized - Soul On Fire
  • Elbow - Weather To Fly
  • Supergrass - Butterfly
  • We Are Scientists - After Hours
  • The Helio Sequence - The Captive Mind
  • The Envy Corps - Wires & Wool
  • Radar Bros. - When Cold Air Goes To Sleep
  • I Am Kloot - One Man Brawl
  • The Mountain Goats - In The Craters On The Moon
  • Yesan Damen - Whoa!
  • Grand Archives - Southern Glass House
  • Nada Surf - Weightless
  • Devastations - An Avalanche Of Stars
  • Tiny Dancers - Deep Waters
  • The Weakerthans - Civil Twilight
  • Yeasayers - Sunrise
  • Steel Train - Firecracker
  • Gomez - Moon And Sun
  • British Sea Power - No Lucifer
  • Band Of Horses - Cigarettes, Wedding Bands
  • Matt Pond PA - Last Light
  • Les Savy Fav - Pots&Pans
  • Polytechnic - Running Out Of Ideas

Tangerine Chart


Overall


Weekly

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